Quando la banda passò

Ieri pomeriggio tramestavo in cucina, con la finestra aperta per arieggiare, quando ad un tratto, dalla strada, ho sentito suonare delle note da una banda musicale. Visto l’orario e poiché era lunedì, senza che ci fosse nessuna festa patronale di mezzo, mi sono detta: E’ un funerale! Sì, perchè ancora adesso qualche vecchietto lascia detto, prima di morire, che al funerale deve esserci la banda che suona l’ accompagnamento per l’ultima passeggiata sul corso principale della città. Fino a una decina di anni fa era più frequente sentire, nel primo pomeriggio, la musica mesta delle bande che sortiva dalla casa del trapassato verso la piazza, prima del cimitero, adesso costituisce un evento e per altro folcloristico. In genere verso le bande che seguivano i funerali, tutti, da quel che ricordo, avevano una specie di altezzosa insofferenza perché solo le persone più umili e ignoranti -i cafoni simili a quelli di ” Fontamara ” di Ignazio Silone – chiedevano la banda al proprio funerale. Che significato poteva rappresentare, dal punto di vista sociale, la banda al funerale? Una rivolta neanche silenziosa del cafone che da morto mostrava al ricco che anche lui poteva spendere dei soldi per godere di qualcosa che in vita non si sarebbe potuto permettere? Lo sbandieramento ai quattro venti di una condizione assolutamente tombale che denunciava, anche, la provenienza e lo stato anagrafico poiché la banda ha in repertorio, per l’occasione, brani che denunciano se il tumulando è di sesso femminile o maschile? – se non ricordo ricordo male c’è un ” pezzo ” che si intitola ” A mia moglie ” di toccante lagnosità! Insomma, sia come sia, anche a me piacerebbe avere una bella ” band ” – ho scritto bene, non è un errore 😀  – al mio funerale; qualcuno che mi faccia rallegrare sulle note di immortali – loro sì – brani rock come nel film di Lawrence Kasdan ” Il grande freddo “. 😀  Visto che l’ho scritto, mi raccomando, ricordatevene!!