Banalogia

Lo hanno fatto apposta. Per il periodo sanremese, tutte le tivù si sono adeguate ad un regime di ” pasta in brodo ” contro la ” pastasciutta ” che dovrebbe essere ammannita dalla serata di ieri in poi, sul canale rai dedicato. Ebbene, ieri sera, in pieno zapping un ” fuoco amico ” ha lanciato il  suggerimento: Vediamo cosa fanno a Sanremo? Siamo capitati così nel pieno di una sommossa blackbloc e in un post scenario da post post apocalisse è apparso lui, il Messia della Via Gluck. ( Premetto a me non piace, per niente ) Ha iniziato un discorso che, nonostante tutto, mi sono soffermata ad ascoltare. Di tanto in tanto, con un gap di secondi rispetto alla ” battuta ” del Profeta, partivano stranissimi applausi dalla piccionaia dell’Ariston. Ha parlato, pausa, ha sorseggiato acqua, ha ripreso a parlare, pausa, si è girato di spalle e via chiacchierando.  Ad un certo punto, l’uomo in grigio,  ha infilato il tunnel  religioso. ( Premetto neppure l’Avvenire e Famiglia Cristiana mi piacciono e non sono tra le mie letture preferite ) Il rappresentante legale di Gesù – per procura diretta? vai a sapere! – ha iniziato a impartire lezioni di giornalismo ai suddetti quotidiani che, a suo illuminato parere, avrebbero dovuto parlare di Dio e di Paradiso, piuttosto che di altro. L’immensità – come lo ha chiamato Rocco Papaleo di lì a poco – avrebbe potuto avere ragione, con qualche probabilità, se i giornali in questione fossero stati testi di catechismo. Ma si tratta di giornali acquistati da cattolici che si presume abbiano cognizione di causa a proposito del suddetto Dio e/o Paradiso. Sicchè non è chiaro per quale ragione coloro che acquistano i giornali debbano privarsi di un punto di vista cattolico, su quello che sono i fatti quotidiani. Per un suo filosofico dogma i giornali  avrebbero dovuto chiudere. Forse c’entrano le critiche mosse dagli stessi giornali al suo peloso e pubblicizzatissimo atto di devolvere il compenso astronomico percepito per questo ” evento ” – di cui realmente avremmo volentieri fatto a meno! – in opere di bene? Ripeto, non mi interessano le sorti di due giornali che non leggo, ma mi sembra un giudizio pesante anche nei confronti di coloro che da quei giornali traggono informazioni. Tirando in ballo anche Don Gallo non s’è reso un buon servizio. Il buon sacerdote fa quello che deve in silenzio o quasi, lui sceglie di (s)parlare. Ad ognuno il suo, caro Celentano Adriano, vada a fare il canzonettista, se non vuole essere ricordato dai posteri come l’apologeta del banale.