Influencer

shutterstock_80738290Malanno di stagione, l’influencer? Certo non si tratta di una malattia, né tanto meno di un monatto, uno spargitore di influenza nel senso più stretto dell’umana comprensione, ma trattasi di uno – una nella fattispecie, sono più le donne a rappresentare il ruolo – che influenza coloro che spesso meritano l’influenza – e stavolta si tratta di influenza in senso figurato. In pratica con una furbissima operazione di mercato tutti coloro che vendono merce – e devono venderla altrimenti gli rimane sul gobbo – pescano tra i blog scritti da quelle giovanette che meglio rappresentano la ” meglio ” gioventù vippaiola e modaiola – blog che naturalmente devono possedere dalla loro accessi con molti zeri a carico –  e le eleggono a ” influenzatrici ” se così si può dire – di modo che se Pallina non sa cosa mettersi addosso al matrimonio dell’amica oppure se deve comprare un paio di running e non può toppare sull’ultimo grido, pena l’esclusione sociale, allora si consulta con la monatta di influenza, sciorinando febbrilmente la pagine fotografiche di blog, Instagram e via  social enumerando in modo da non sfigurare nemmeno un po’. Niente di strano direte voi, è da sempre che i mercanti portano le loro carabattole nei pressi del tempio! Il fatto strano e, a guardare bene, anche leggermente insidioso è che quello che le influenzatrici veicolano non è solo immagine, non è solo copertina patinata, ma portano alla ribalta uno stile di vita basato sul nulla, su uno stereotipo sociale fatto di solo apparire. Così non viene influenzata, senza mezzi termini, l’idea di quello che devi indossare, ma anche di ciò che devi mangiare, di quello che devi vedere – quasi sempre i locali alla moda – della località dove andare in viaggio, con chi andare, quali i posti e le persone da frequentare. Fatto inquietante specie se ad essere presi di mira sono le persone più giovani, coloro che facilmente si lasciano influenzare. E ancora più strana e inquietante è l’operazione di sdoganamento che viene fatta in televisione con un garrulo Fabio Fazio che gioca – come sempre – a fare l’ignorante e si diverte, il garrulo, a fare domande idiote alla più social e fortunata delle influenzatrici, Chiara Ferragni, che vive tra Los Angeles, Milano e Barletta – dove dà lavoro a qualche fabbrichetta locale che produce roba con il suo marchio e che magari subappalta in nero alle cottimiste dei sottani che popolano la città – convive con Fedez, fa scherzi ai genitori che la guardano, dal parterre, con occhi adoranti e, udite udite è una imprenditrice che dà lavoro a venticinque giovani della sua specie. Alla radio, l’altro giorno, qualcuno ” traduceva ” il termine influencer con leader di opinione. Opinione di che cosa?

Sono arrabbiata

E per farmi arrabbiare ce ne vuole! Sono arrabbiata perchè le persone con le quali lavoro tutti i santi giorni, be’ quelle, per quanti sforzi faccia riescono sempre a stupirmi in modo assolutamente negativo. Faccio la disincantata, mi dico che le persone non cambiano, poi succede che mollo la presa per un istante ed ecco che quello che non potevo supporre, mi viene fatto alle spalle. Quando chiedo spiegazioni mi viene detto che la colpa è solo ed esclusivamente mia. E vero, sono una cretina a fidarmi! ( permettetemi lo sfogo, niente che non si possa riparare, sono sciocchezze, ma tali che ti fanno uscire dai gangheri!)  Sono arrabbiata tantissimo, anche per quello che viene detto, con la faccia dei beati angelici, da Angelino Alfano e da Mariastella Gelmini. Il primo vuole spacciare per riforma epocale una presa al laccio dei ” gioielli di famiglia ” di tutta la magistratura e degli italiani anche. Vi dirò, a pelle non ho molta simpatia per i magistrati in genere, con qualche eccezione verso quelli che stanno in prima linea, contro le mafie, tutti i giorni. I magistrati sono uomini di legge e la legge spesso non è uguale per tutti, sicchè i magistrati, ritengo, non siano uguali con tutti, checchè ne dica il PD, ma salvaguardare la loro autonomia ci può salvare da ulteriori mistificazioni dovute, se dovesse andare in porto la riforma, ad aggiunte esterne dalla connotazione schiettamente politica – e la politica, si sa, in quale stato è ridotta! A dispetto del nome Angelino tanto angelo non mi sembra. Il suo sorriso – furbastro – ha inflazionato l’etere ieri, a cominciare dalla trasmissione della tosta Annunziata a finire da Piroso con ” Niente di personale “. E la settimana ” santa ” è appena all’inizio. Per non parlare dalla supponente maestrina Gelmini che da Fabio Fazio ha sciorinato l’intero repertorio la qualità, signori, la scuola italiana deve puntare sulla qualità… venghino siori, venghino al circo Barnum della qualità! E quando sollecitata sulla questione annosa del sostegno ha avuto l’indecenza di dire che < … gli insegnanti di sostegno non sono stati tagliati, ma sono tremila e cinquecento in più nell’organico di diritto [… ] e lei mi chiede – rivolta a Fazio – perchè mancano gli insegnanti di sostegno? E’ un problema di distribuzione (?!? ) degli insegnanti di sostegno e qualche volta di qualche… eccessiva superficialità (?!?!? ) nel riconoscere in alcune regioni – volete vedere che indovino di quali regioni si tratta? a caso, le regioni meridionali? – disabilità che non esistono (?!?). Per cui qualcuno ha l’insegnante di sostegno non avendo di fatto bisogno (?!?) dell’insegnate di sostegno e qualcun altro  resta senza perchè qualcun altro ha fatto il furbo (?!?)… > Al di là dell’uso improprio delle lingua italiana da parte di un ministro della Pubblica Istruzione, se solo volessimo giustificare il comportamento di questo governo e di questo ministro sulla base delle dichiarazioni testè riportate, allora sarebbe meglio dedicarsi ad attività ludiche, chè questi non hanno neppure il senso della decenza nell’affermare quello che impunemente dicono. Se avesse la Gelmini un figlio disabile parlerebbe allo stesso modo? E’ un carro armato questa donna, la sua supponenza colpisce come una bomba. Sono arrabbiata per tutto questo e lo sarò, se dovesse servire, ancora di più.


Ne uccide più la lingua che la spada

Non c’erano le tette e non c’erano i culi – e forse proprio per quello – ma siamo stati in sette milioni inchiodati davanti a settemilioni di tivù per tre ore a guardare e soprattutto a sentire, a dimostrazione del fatto che non abbiamo perso completamente l’uso della ragione, che non siamo stati ancora totalmente narcotizzati dal nulla! Ho avuto l’impressione di essere ad una recita parrocchiale, in alcuni momenti. Succede quando stai guardando due bravi ragazzi, che credono in quel che dicono e te lo dicono in maniera semplice perchè tu capisca, perchè capiscano in sette milioni. Non credo che ci fosse un assembramento di comunisti ieri sera a guardare ” Vieni via con me ” – sette milioni, oddio che esagerazione sarebbe stata! – ma c’eravamo in sette milioni a sentire e a riflettere. E anche se non ci dovesse più essere una replica, una trasmissione è bastata per le altre, sicuramente. Che le parole sono un’arma potente e tagliente, Benigni lo sa come Saviano, Fazio e tutti gli altri, chè ne uccide più la lingua che la spada. Una cosa mi ha particolarmente commossa: il ricordo senza retorica e senza ipocrisia di Giovanni Falcone, ucciso dalle parole anche lui, parole pesanti e cattive – oltre che dalla mafia.