Ricordatemi per allegria

bigchillSe durante l’inverno vi è scappato qualche programma televisivo, state senza pensieri, puntualmente vi ricapita lo stesso programma durante l’estate, quando il palinsesto si trasforma in archeologia allo stato puro, con notevoli scavi pompeiani di film, documentari e ogni altro ben di Dio. Così è capitato qualche giorno fa che mi imbattessi, per caso, in un programma, Il grande freddo, che mi ha costretta a fermarmi senza cambiare canale repentinamente. Mo’ non è che mi aspettassi chissà cosa da una scimmiottatura, nel titolo, The Big Chill, memorabile film di Lawrence Kasdan della mia gioventù, con fior d’attori e fior di colonna sonora, no proprio non mi aspettavo molto. Però c’erano delle persone, intorno ad un tavolo, che raccontavano aneddoti con molto divertimento e tante risate. Ora chi sa di cosa parlava Il grande freddo, film, sa che un gruppo di amici che si erano conosciuti all’università si ritrovano molti anni dopo al funerale di uno di loro, morto suicida. Nel film ognuno parla dell’amico e parla di se stesso in relazione allo scomparso. Vengono rispolverate vecchie relazioni, vecchie storie, si ascolta musica, si ride e si piange, ma soprattutto si vive. In televisione, quei quattro intorno al tavolo, parlavano di una persona scomparsa, come nel film, parlavano della bravissima e bellissima Mariangela Melato. La sorella, l’amica collega, la regista, l’amica del cuore, l’ex amore della vita parlavano di una donna ironica, speciale, piena di fascino e di allegria, ricordandola, a loro volta, con tanta allegria e tante risate. Ho pensato, guardando, ho pensato che al momento debito e anche dopo mi piacerebbe essere ricordata così, per allegria.

( Per chi avesse voglia di vederlo il programma della Melato è visibile qui )

Estate: scampoli di fine stagione

whatappLa chat di servizio è incandescente da una buona mezz’ora. I commenti alla richiesta di una delle colleghe, una delle più ” ingenue ” evidentemente, sono costanti e salaci come si conviene alla domanda davvero fuori dell’ordinario della stessa. Il quesito verte sulla quantità delle prestazioni sessuali medie di un sessantenne in presunta buona salute fisica e con una pessima salute mentale, nello specifico pare proprio evidente, la pazzia. Il sessantenne in questione, amico (?) dell’ingenua, millanta tre in sol giorno – forse con l’aiuto dello Spirito Santo e della Santa Pillola Blu. L’ingenua chiede al consesso delle ” esperte “: a voi che sembra, è plausibile?  Non è capace di controbattere, la candida, poiché è a corto di esempi concreti per una datata mancanza di ” materia prima “. Vi sembra un uso improprio di chat scolastica? Perlomeno si ride. Tra poco, pochissimo, sarà tutta ‘na tristezza, garantito!

Estate, strade

golden-retriever-carattereUna donna e un cane percorrono pigri un tratto di strada davanti a me. Il cane annusa il selciato e gli angoli, in cerca di conferme, delle tracce di altri cani in infiniti passaggi, una geografia sconosciuta all’umana che lo accompagna. Sembra compiaciuto di ciò che annusa, di tanto in tanto guarda la donna e sembra dirle, aspetta, vedi come sono impegnato? Lei non ha fretta, si intendono, il rituale dell’abitudine li unisce sicuramente da tempo. Poi il cane sembra aver trovato finalmente la ragione di quella strana passeggiata, con fare frenetico si dispone a lasciare in un punto preciso ciò che non trattiene più. Compiuto l’atto, si allontana per quanto consentito dal guinzaglio che lo lega alla donna. L’umana estrae dalla borsa una busta e dei guanti e pazientemente raccoglie ciò che il cane ha appena lasciato in terra. Il biondo golden retriever, da quella piccola distanza, si gira e con una espressione assolutamente poco canina sembra dirle, no guarda, ti sbagli, non so proprio chi l’ha appena fatta! strappandomi una risata mattutina a strada aperta.

Estate, mare

gabbianiMarisa mi aspettava per fare insieme una nuotata, l’altra mattina. In acqua l’ho raggiunta, ciao mi ha detto, ciao, in risposta. Mare piatto, sensazione di fresco appena preso il largo, qualche filo di posidonia, sentore di mare pulito, i gabbiani sui frangiflutti a guardare l’orizzonte come fossero vecchi marinai in attesa. Nel nostro movimento pigro sono comprese le chiacchiere, quasi sempre. Dal racconto quotidiano al ricordo in successione. Così le ho raccontato di Mary e del suo tentato suicidio in una notte di quasi estate, quarant’anni fa. Mary ci aveva ceduto una stanza del sottotetto in subaffitto e con questa tutta la sua supponenza di artista bolognese. Evitavamo le sue chiacchiere copiose e inconcludenti, ma non la evitammo quella notte in cui la facemmo emergere da un limbo fatto di pillole e alcol, una notte in cui ci sentimmo adulte senza saperlo, come se fosse normale per due di vent’anni salvare la vita di una triste Mary a  suon di caffè amaro e di svegliati!. Poi cambiammo casa per non sottostare al suo riconoscente attaccamento, alla bovina devozione per lo scampato pericolo. Non la rivedemmo più e non ne parlammo quasi mai, se non per caso come l’altra mattina. Marisa meravigliata mi ha detto, ricordi ogni cosa, come fai?

Quelle bambine bionde

sognoadoccQuanto dura la stagione della svagatezza e dell’ignoranza – se per ignoranza si intende il vivere leggero e in maniera consona alla virtù primordiale della verginità d’animo e di cuore, all’incorruttibile senso di fanciullezza – poiché basta un nulla a stringerti d’assedio? E quando il nulla è rappresentato dalle parole di un adulto che media la richiesta del ragazzino più in là, di colui che mosso dalla curiosità nei tuoi confronti vuole conoscerti, tutto cambia di senso e di ragione. E non vale il pudore che dovrebbe appartenere ad entrambi – il curioso imberbe e la biondina dodicenne dell’ombrellone di fronte – perché qualcosa viene corrotta e spezzata come in un gioco troppo audace che appartiene ad un mondo adulto e distorto. Alle bambine bionde dell’ombrellone di fronte avrei voluto dire di non prestare ascolto alle parole del bagnino, foriero di stupide richieste, adulto sciocco a prestarsi ad un gioco bambino. Alle bambine bionde avrei voluto dire tappatevi le orecchie e il cuore, aspettate e godete di sguardi e di mare, fate vostra la vita a piccole dosi, piuttosto che ridere come sciocche, passate in poche parole dalla bionda svagatezza al verminoso pensiero.

Estate – odori

gabbianiA pelo d’acqua si percepisce l’odore più intimo del mare d’agosto. A distanza la spiaggia, dove l’odore è quello unto degli abbronzanti. Nuotando nel blu profondo è la salsedine che ti incontra, un misto di alghe verdi e di mareggiate. A dividere il mare con te i gabbiani, in sfilate galleggianti, si spiumano e si tuffano, fanno versi come i bambini.

Estate – gesti

trabucco-di-molinellaNon so quanto di inconsapevole e svagato ci sia in un gesto che sa di distratto ed intimo, ma viene sbandierato ai quattro mari, con puntuale e femminile quotidianità. Emergono dall’azzurro, puntellando la linea d’orizzonte del colore dei loro costumi da bagno, donne, quasi sempre di una certa età. Ancora gocciolanti portano le mani al seno e strizzano la parte superiore dell’indumento in lycra, come se l’avessero appena deterso nel lavandino di casa, strizzano per far gocciolare il liquido in eccesso, con un senso di fastidio verso l’acqua del mare che poco prima le aveva accolte. Il gesto si accompagna alle parole che rovesciano addosso all’amica che immancabilmente le accompagna, una a sorreggere l’altra con la sola presenza, ché mai e poi mai andrebbero in acqua da sole. Un gesto noncurante e poco aggraziato, ma che viene ripetuto con convinzione. La necessità del sentirsi “ a posto “ prima di tutto, come quando davanti ad uno specchio inesistente, ci si mette le mani ai capelli per sistemare il ciuffo sfuggito alla cotonatura démodé.

Estate

solitudine-degli-anziani-estateChi asserisce che l’estate sia una stagione che porta in sé la spensieratezza e la gioia di vivere, del godere del sole e del mare e dell’aria aperta – che con questo caldo meglio starsene chiusi all’ombra di un ventilatore o di un condizionatore, please – chi ha da dire questo ed altro dell’estate è un millantatore. Nei risvolti pubblicitari di un gelato che raffredda uno stuolo di fanciulle discinte e di aitanti giovanotti, si legge una realtà fatta sempre più di persone che l’età adulta l’hanno affrontata da un pezzo e consumano, loro sì, i gelati della pubblicità, seduti ad una panchina di una villa comunale oppure sul balcone di casa, in attesa. Stamattina mi guardavo intorno, nell’uscire, e vedevo già le mie canute dirimpettaie salutarmi – Vai al mare? Io non posso più, non ce la faccio da sola. E quelle altre che mi aspettano al mare sotto l’ombrellone, la più giovane sui settanta. E consumano i giorni, uno dietro l’altro, con un gelato in mano d’estate, senza più prospettive o vita sociale che le conforti, col sole o con la pioggia. In attesa dei figli o dei nipoti, quando ci sono. In attesa di un passaggio definitivo, quello sì uguale per tutti, che spezza l’attesa e pareggia i conti di una vita.

Sic et simpliciter

Indonesia Bambini saltano in mare vicino alla spiaggia di SusupuÉ qualche giorno che guadagno la gloria del mare e la calma relativa di un frangiflutti “ un po’ più in là “ rispetto alla confusione delle camminatrici acquatiche con vene varicose, bambini vocianti e giocanti, ragazzi pallonanti  e tutto l’ambaradam che costituisce la varietà di genere estivo e balneare. E ieri, mentre stazionavo spiaggiata colà come una foca monaca – non dico sirenetta perché potrebbe non essere adatto, come epiteto, poiché non ci siamo più né come taglia, né come età – allora dicevo buttata sullo scoglio, piedi in acqua corpo al sole, ecco arrivare due fanciulline loro sì sirenette e pescioline. Insomma le due, con poca grazia devo dire, tentavano di guadagnare uno scoglio qualsiasi – fine frangiflutti – per provare a tuffarsi in acqua senza molto danno. La più risoluta tentava l’altra con un, Prova di qui! un’operazione che mi stava costando un’ansia incredibile perché già le vedevo entrambe spiaccicate giù di sotto su scogli sommersi e puntuti. Sicché le ho messe sull’avviso e ho detto loro, facendo la parte dell’impicciona sicuramente, quale fosse la posizione più corretta, lo scoglio meno pericoloso. Hanno per fortuna seguito il mio consiglio e si sono tuffate, di pancia ma non fa niente. Più volte hanno ripetuto l’operazione poi stanche sono andate via. Senza salutare, ma non mi aspettavo le lodi! Stamattina stessa cosa, io mi adagio sullo scoglio e dopo poco le vedo arrivare a nuoto. Stavolta seguite da una banda di ragazzi, miscuglio di età e taglie. Tutti all’arrembaggio dello scoglio che la risoluta di ieri indicava loro per tuffarsi facilmente in acqua. Arrivato quello pari d’età la risoluta lo ha amabilmente apostrofato con un, É qui che devi tuffarti, ri@@hione! E lo stesso in vena di scambio di amorosa cortesia una volta in acqua le ha risposto, Adesso tuffati tu, tr@ia! Proprio così. Che sia una nuova forma di corteggiamento estivo? L’amore balneare 2.0 dell’estate 2015? Confortatemi con testimonianze di ordinaria e banale gioventù, please.

C’è qualcosa di vecchio in Danimarca

Vincent-van-Gogh.-Un-paio-di-scarpe.-Una-scarpa-rovesciata-1887-olio-su-tela-cm.-375-x-415.-Collezione-privata-courtesy-of-Eykyn-MacleanLa mia attenzione sembra essersi focalizzata sulle pubblicità, negli ultimi tempi. Oppure sono i pubblicitari che ambiscono a sollecitare la mia attenzione, negli ultimi tempi. Oppure sono le pubblicità che giurano vendetta nei miei confronti, negli ultimi tempi. Sia come sia, ne guardo una su un “ cartaceo “, qualche giorno fa. In bella mostra un paio di “ sneakers “ nere – che già nere mi fanno specie – sformate e consunte – stone washed e dirty a volerla dire tutta –  come fossero ridotte così dall’uso inverecondo e inveterato di calzate quotidiane e protratte nel tempo. Be’ e allora che c’è di strano, direte voi? Che c’è di strano?!? C’è che una persona che abbia un minimo di pudore non può e non deve comprare un paio di scarpe che fanno sciatto ancor prima di mettersele ai piedi. Sì lo so, qualcuno di voi avrà ancora un maggiordomo in casa che calza lo stesso vostro numero di scarpe e che all’occorrenza ve le mette in forma, come è buon uso presso le persone di mondo – che orrore le scarpe lucide e intonse dei demi- monde! Ma attenzione, le mette in forma, con grazia e rispetto, come si conviene quando si è a servizio di persone di alto profilo e di lignaggio elevato, non le bistratta e consuma come le “ sneakers “ nere  di cui sopra! E del mocassino indossato a piede nudo e/o con “ fantasmino “ salva piede, nonché salva scarpa, per l’assorbimento della  sudorazione coatta e puzzosa dei mesi estivi, parliamone. Un candidato sindaco nei giorni precedenti all’ultimo ballottaggio, si è presentato così ad una tribuna elettorale, per appellarsi al buon senso dei cittadini, pensando di essere tanto figherrimo e di tendenza, lui, con pantalone arrotolato sulla caviglia grassoccia e  a piedi nudi nell’erba. Non è stato votato, per nostra fortuna e per la salvezza dei venditori di calzini e collant!E dei jeans di tendenza che hanno più strappi che stoffa ne vogliamo parlare? E sì che con tutte quelle prese d’aria in estate si va che una bellezza, però… gli strappi si pagano cari, pertugio per pertugio, e d’estate meglio essere una donna con la gonna, magari nuova, a discapito del vecchio in Danimarca.