I figli sono ” pezzettoni ” di cuore

Moltissimi anni fa, da studentessa, ebbi occasione di recarmi a casa del mio prof di teatro, Piero Lorenzoni, per aiutarlo nella sistemazione della sua enorme biblioteca. Un giorno mi presentò la sua mamma, la signora Ida, vedova di un docente universitario antifascista e genitrice di una staffetta partigiana, entrambi morti nel periodo dell’occupazione nazifascista di Firenze. La signora, un’arzilla vecchina di 90 anni, nella conversazione che seguì alla presentazione, ad un certo momento commentò con un, ” il mio bambino “, riferendosi al mio attempato e balbuziente professore che, all’epoca, tutto pareva fuorchè un bambino! Poi aggiunse, a mo’ di scusa: Sa, signorina, per noi mamme i figli sono sempre dei bambini. Allora liquidai la frase come l’esternazione di una vecchietta un po’ svanita e sopra le righe. A quella frase ho pensato ieri, giorno del 18 compleanno del ” cucciolo ” di casa. Non considero i miei figli dei bambini, non posso farlo poichè sono degli spilungoni da un metro e ottantacinque l’uno, che occupano con la loro presenza ogni spazio vitale se, inavvertitamente, ci troviamo nella stessa stanza insieme, che hanno barba e brufoli, e riescono a prendermi in braccio come fossi un fuscello; non posso farlo, sarei ridicola. Non posso fare a meno, però, di ricordare com’erano, di provare una tenerezza infinita e un amore grandissimo per quello che sono e per quello che erano; la mia memoria ha sempre un spazio enorme che apparterà a loro per sempre. Come diceva Flaiano

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

I miei giorni indimenticabili, quelli di donna e mamma, sono sicuramente due, quelli in cui i due ” pezzettoni ” qui sotto hanno avuto voglia di venire al mondo.  

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Sto lavorando, con Fellini e Tullio Pinelli, a rispolverare una nostra vecchia idea per un film, quella del giovane provinciale che viene a Roma a fare il giornalista. Fellini vuole adeguarla ai tempi che corrono, dare un ritratto di questa “società del caffè” che folleggia tra l’erotismo, l’alienazione, la noia e l’improvviso benessere. È una società che, passato lo spavento della guerra fredda e proprio per reazione, prospera un po’ dappertutto. Ma qui a Roma, per una mescolanza di sacro e di profano, di vecchio e di nuovo, per l’arrivo massiccio di stranieri, per il cinema, presenta caratteri più aggressivi, sub-tropicali. Il film avrà per titolo La dolce vita e non ne abbiamo scritto ancora una riga; vagamente prendiamo appunti e andiamo in giro per rinfrescarci i luoghi nella memoria. In questi ultimi tempi Roma si è dilatata, distorta, arricchita. Gli scandali vi scoppiano con la violenza dei temporali d’estate, la gente vive all’aperto, si annusa, si studia, invade le trattorie, i cinema, le strade, lascia le sue automobili in quelle stesse piazze che una volta ci incantavano per il loro nitore architettonico e che adesso sembrano garages.

(Ennio Flaiano, giugno 1958 )

Un unico commento possibile mi viene proprio da un aforisma di Flaiano: ” Coraggio, il meglio è passato “

Zampanò e compagni

Non so se qualcuno ricorda il film di Federico Fellini ” La strada “. I protagonisti un po’ surreali erano Anthony Quinn come Zampanò e Giulietta Masina come Gelsomina. La storia era una di quelle del dopoguerra, scritta da Tullio Pinelli, Ennio Flaiano e dallo stesso Fellini; raccontava di un’Italia poverissima e ingenua quando per le strade incontravi stranissimi personaggi che con quattro stracci e un tre ruote si inventavano una ribalta. Zampanò/ Quinn a torso nudo, nel film si cimentava in improbabili atti di forza, per meravigliare i disgraziati che gravitavano intorno a quei due tristissimi. Ogni volta che ho visto il film mi sono rimasti impressi i bracciali di cuoio che l’uomo indossava per irrobustire i polsi, nell’esercizio, con borchie tutte intorno. Stamattina non credevo ai miei occhi quando N. moderna Zampanò – e fuori di personaggio poiché N. è una ragazzina piccina e mingherlina – indossava questo:

Dire che se le inventano tutte è riduttivo. A domanda sul perchè di un acquisto così bizzarro, ha risposto ” ‘ssore’ mi devo difendere! “. Mi aspetto che domani venga a scuola vestita di cuoio, con stivaloni e scudiscio!! 😀 😀