A voce alta nella giornata della memoria

campi di sterminioLe parole necessarie per ricordare spesso hanno il carattere delle parole comuni; a volte più sono semplici, più immagini sollecitano nella mente di ognuno di noi. E’ un pensiero scaturito dalla lettura, a voce alta, della poesia di Joyce Lussu stamani in classe. E nel leggere la verità di quella storia di piccole scarpe rosse e piccoli piedi, la voce mi si è rotta dall’emozione, non sono stata più capace di continuare. Intorno il silenzio dei miei ragazzi, oggi davvero miei, che hanno compreso e non hanno deriso, nè la loro prof commossa, nè la memoria di quel bambino di tre anni, di quei bambini morti nei campi di sterminio. Un pugno nello stomaco, nei nostri corpi saturi di benessere e testimoni di seconda mano  di una storia che turba le coscienze. Alla radio, ieri, ho sentito qualcuno commentare a proposito di questa giornata, sulla necessità di ricordare con esattezza e costanza, perchè oggi sono ancora in vita coloro che sopravvissero allo sterminio, tra qualche anno non ci sarà più nessuno che possa parlare per come sono andate le cose davvero. Con la loro scomparsa c’è il rischio che la memoria possa scomparire, c’è il rischio che coloro che negano la Shoah possano trovare terreno fertile, con le loro teorie offensive, in menti sgombre di memoria storica.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
” Schulze Monaco “

C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
C’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chissà di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti
non crescono

C’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole

Metti una sera con Lech Lechà

lech lechàIeri è iniziata la settimana ebraica, qui a Trani. Dal 2004 è stata ripristinata al culto la sinagoga di Scolanova, una delle quattro presenti nella Giudecca dal 1100 circa. La comunità degli ebrei sefarditi era numerosa e molto attiva, ma alterne vicende storiche e persecuzioni più o meno costanti, portarono gli ebrei tranesi lontano, ancora una volta, dal luogo dove avevano ricevuto accoglienza. Per fortuna, la volontà di ripristinare la storia attraverso i discendenti dei suoi protagonisti, ha fatto sì che la comunità ebraica potesse ridare lustro ad una delle sinagoghe e ad intraprendere un percorso davvero interessante perché la cultura ebraica possa ritornare ad essere da esempio per la nostra città. Quindi da ieri, dopo una giornata di studio e di preghiera, c’è stato uno spettacolo dedicato alle musiche del cabaret ebraico a Westerbork, Riga e Theresienstadt, campi di smistamento tedeschi, dove l’intellighenzia ebraica fu rinchiusa.  Di lì, in seguito, i musicisti citati partirono verso i lager  dove, quasi tutti, trovarono la morte. Uno spettacolo didascalico che induceva alla riflessione. Ho pensato che quei motivetti da operetta, le canzoni da cabaret ispirate da eventi quali l’innamoramento, lì nel campo, potessero dare, a coloro che scrivevano musiche così ” leggere “, l’incentivo a credere, la spinta innaturale alla speranza. Lo spettacolo del cabaret come ossequio alla memoria, qualcosa di cui ringraziare quelli che hanno pensato di rendere note musiche recuperate a fatica e, spesso, attraverso il solo ricordo dei sopravvissuti. Domani a Manfredonia, per chi dovesse trovarsi in zona, Raiz e Radicanto in concerto per ” Il canto di Abramo “, memoria rivisitata, sicuramente da non perdere.