Incognite

Le iscrizioni scolastiche sono, per le segreterie,  come le contrattazioni del calcio mercato a Milanello – almeno dal punto di vista della contabilità nuda e bruca…i numeri per intenderci! Cambia il punto di vista se hai di fronte un genitore che deve iscrivere il frutto dei propri lombi nella tua scuola.  Quante mani ho stretto in questo periodo, quanti occhi ansiosi di mamme ho guardato e quante rassicurazioni sono uscite dalla mia bocca? Tante vi assicuro e non sono stata la sola a prestare ascolto e a tranquillizzare. Da mamma con un passato di figli da iscrivere ai vari ordini di scuola – delirio esaurito, per mia fortuna! – non potevo certo rifiutarmi di elencare, forse per la trecentesima volta, la bontà dei miei colleghi, e il tanto che di interessante e bello si può fare e vedere nella nostra scuola – molta verità, qualche piccola bugia a fin di calma ansia. Però, che succede a iscrizioni terminate? – oggi l’ultimo fatidico giorno per compiere il gran passo. Succede che entrano in gioco i contabili, quelli che non pensano alla scuola come ad un luogo abitato dalle otto e un quarto alle tredici e un quarto da persone, adulti e nani, no.  La scuola è un X numero, una incognita, stabilita a priori e calata dall’alto, da sacrificare sull’altare del risparmio di risorse, umane in questo caso. Più alunni si stipano in una classe e meno docenti avrà quella scuola, meno gente da impiegare. E non gli interessa niente, ai contabili, se in una classe con venticinque oppure ventisette ragazzi – che sono tanti vi assicuro, ma tanti, anche solo a guardarli e ad impararne i nomi e cognomi! – bisogna provare ad inserire una persona disabile e a volte anche due, più innumerevoli anime con Bisogni Educativi Speciali, e tanti casi che provocano le ansie materne e a volte – ma che a volte, sempre più spesso! – le intemperanze paterne. Gli uffici dei contabili sembrano mondi a sé, ai confini della realtà scolastica, una realtà dove si vive come in una festa a sorpresa, una realtà dove non sai mai qual è il fatto di cronaca che potrebbe vederti coinvolta in prima persona! Ma anche l’essere sfregiata o malmenata può essere utile e interessante, ci sarà sempre un presidente del consiglio a riceverti a palazzo!

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Il racconto delle cose e dei fatti – adolescenti, ennesima puntata!

I ragazzi sono esseri curiosi, ma prevedibili nelle scelte.  Come sempre quando arriviamo in terza media, l’argomento cardine sul quale poi girano tutti i discorsi è l’adolescenza e i suoi ” disturbi “. Sui temi e sulle discussioni fatte in classe ho sempre raccontato con dovizia di particolari in anni non proprio recenti – sono ciclica e prevedibile anch’io: così come variano gli anni scolastici, apparentemente vario nel dire e nel fare e mi ” accomodo ” sugli argomenti di tendenza, ma gli argomenti si ripetono quasi uguali a se stessi e così i miei racconti – ma tant’è, senza divagare, parlavamo di adolescenza stamani in classe, e di tutto quello che ne consegue. Italiano, non più quello di un tempo, ma una collega più giovane e con figli ancora da tirare grandi, vive di prima mano le difficoltà di una preadolescente in famiglia con l’aggravante di ventisette preadolescenti  a scuola, da tirare anche quelli per le orecchie, come si vorrebbe fare, ma non si può. Così dall’esporre sul tema che sarà considerato tra qualche giorno, in un incontro pubblico contro la violenza sulle donne al quale parteciperà tutta la classe, siamo ” approdati ” sui ricordi dell’adolescente ” tardiva “, la me che cercava di inculcare nelle belle testoline di tutti, gli specchiati esempi di comportamenti corretti e di rispetto e di umana tolleranza verso quei poveri ” disgraziati ” genitori e in generale verso l’umanità tutta. Ho appena accennato a quanto fossi arrabbiata da adolescente e a quanto non mi piacessero le imposizioni, a quanto tutto fosse riconducibile ad un nero e bianco, senza mezze misure e senza colori. Ho evitato di dir loro che alcune scelte mi sono costate care, ma mi hanno aiutata ad essere come sono adesso. Erano tutti attentissimi e pieni di curiosità e di domande. Alla fine, ripensandoci, mi sono chiesta se avesse senso utilizzare le misure di protezione che usiamo anche con i figli, quel sostituirci ad oltranza che spinge figli adulti a comportarsi come ragazzini. Ma i discorsi fatti e quelli che faremo fanno parte del gioco delle parti, loro sono gli adolescenti e noi, per quanto ancora lungi dal ” diventare grandi “, siamo gli adulti dalle belle parole.

Firenze val bene un G7

G7… ma perché non siamo in otto? Perché manca Lancillotto! Il nostro domani prevede un vero e proprio tour con annessa guida – signora Laura che gli dei la benedicano per il garbo e l’infinita pazienza! La nostra visita inizia al Duomo affollato di turisti, ma tutto sommato condizione prevedibile. Quello che non prevediamo, dopo la sosta alla bellissima santa Croce, è il concentrato di polizia, carabinieri, finanza, annessi e connessi a Piazza della Signoria dove nel Palazzo Vecchio sono in gita scolastica quelli del G7 della cultura, anche loro! Be’ insomma loro sono in una condizione di privilegio, noi non riusciamo neppure a guadagnare una sosta con foto alla loggia dei Lanzi. E se Carlo e Camilla dovranno sciropparsi un pranzo di gala, noi abbiamo un ristorantino in una strada lì vicino che ci aspetta, dove miracolosamente non compare nessuna cotoletta surgelata. Carlo? Camilla? facciamo uno a zero per noi e palla al centro! Firenze ci regala un pomeriggio di sole e l’impagabile skyline della città da Boboli. In pellegrinaggio a via de’ Velluti, dove in epoca lontana ha abitato la prof studentessa, ci perdiamo un bel gruppo di alunni con annessi docenti. Poi l’idea geniale dell’ex studentessa: andiamo a ponte Santa Trinita così potete fotografare ponte Vecchio da lontano… è vanificata dal gruppo gita G7 che ha avuto la stessa idea! I carabinieri messi a sbarramento dell’accesso al ponte ci fanno una faccia cattivissima al solo accenno di una sortita. Carlo? Camilla? uno a zero per voi, e siamo pari! Il giorno si conclude a Signa con il solito trattamento surgelato. Dopo cena i ragazzi sono al settimo cielo, potranno far visita ai loro sodali nelle stanze altre, per grazia della tappa ma tosta. Che avranno da gioire, le stanze fanno squallido tutte allo stesso modo. Ma non gioiscono per la visita alla struttura, no eh? Anch’io ho questa impressione…

Shopping Non so per quale strana ragione il must di questo viaggio sono le t shirt di Hard Rock Cafè. Il pellegrinaggio si compie a gruppi separati, l’ultima mattina consentita, per evitare che debbano chiamare rinforzi esterni per contenere gli entusiasmi. La prof chiede timidamente di visitare, lei sì per ragioni d’età, la toilette dell’emporio café. Ed è come calarsi in un film di vampiri, tutto nero nero, rosso e dorato, il trionfo del Kitsch assoluto. Sono sopraffatta da cotanta ostentazione da avere quasi timore a lasciarla lì, ma la ragione di stato – fisico – prevale!

I tre moschettieri Incontriamo ancora una volta A. e con lui il carissimo L. identico a se stesso come quando era studente all’ accademia di Belle Arti insieme alla prof. Capelli bianchi a parte, ritrovo in entrambi i ragazzi di allora, complici i ricordi comuni. La promessa, nel lasciarci, è di non far trascorrere altri quarant’anni. Tutti e tre conveniamo che lasciar passare nuovamente  così  tanto tempo non sia proprio una buona idea. Anche facendo affidamento su una bella dose di ottimismo, cento e più anni sono un’ incognita, qualunque cosa ne possa pensare la Fornero.

Il fondo L’abominio è costituito da un pranzo – l’ultimo, ringraziando il Parnaso tutto – allestito in un postaccio a metà tra una casa del popolo in disarmo e una pizzeria di centesima categoria. Ne veniamo fuori quasi digiuni e maleodoranti. Stendiamo un velo pietoso sull’immangiabile e puzzolente secondo piatto a base di indovinate? cotolette surgelate e nemmeno cotte a dovere!

A casa, a casa! Sul treno del ritorno tre sventurati estranei tentano di non lasciarsi coinvolgere dall’entusiasmo degli alunni di ritornare alle patrie galere. Dopo una serie di telefonate dei ragazzi a casa, sappiamo per filo e per segno il menù del giorno dopo, per fortuna stavolta casalingo e senza cibi surgelati. Tutti i prof  tentano inutilmente di farsi invitare al pranzo domenicale dei ragazzi, ma quelli non vedono l’ora di sbarazzarsi di noi. L’orda dei genitori, non più contenuta dalla tappa ma tosta, si appropria dei propri amati pargoli, alla stazione di Barletta e sciama vociante verso l’uscita. Ci guardiamo un po’ sgomenti per la sensazione di vuoto che si è creata intorno. Per tre giorni ci hanno allietati di vocianti schiamazzi, di strane richieste, di commenti curiosi.. Ma tanto li ritroveremo a scuola lunedì!

B – side

Qualche tempo fa A. amica ” stretta “, come si dice qui, era venuta a cercarmi in classe e con fare cospiratorio mi aveva messo a parte di qualcosa che l’aveva turbata non poco: il boss, poco prima, le aveva rivolto parola e, con sguardo intenzionale da vecchio sporcaccione, l’aveva apostrofata: Venere callipigia! Il commento dell’amica, nel momento in cui mi riferiva l’accaduto, dava un margine di tolleranza benevola a Venere – sia pure! – ma callipigia? Insomma, aveva continuato, sarà mica un’offesa? L’avevo tranquillizzata, forse dei miei studi d’arte, e le avevo svelato l’arcano: il tizio sempre da sporcaccione, ma con eleganza, le aveva detto di apprezzare il suo lato B paragonandola ad una plurirappresentata dea dell’antica Grecia. Al che la mia buona A. aveva ribadito dando del vecchio porco al latore del complimento, seccata del fatto che occhi laidi si fossero posati intenzionalmente su una parte che a torto a a ragione le risultava di complicata gestione. Tutta questa storia mi è tornata alla memoria mentre andavo al lavoro, stamattina. Avevo poco davanti un baldanzoso lato B a fare da apripista, esibito, che dico, esibitissimo! al quale avrebbe fatto sicuramente piacere un apprezzamento anche meno elegante, ma cercato visto l’impegno a presenziare il campo visivo di chiunque con tanto vigore, nonostante non ci fosse nessun paragone tra una callipigia e il lato B della fattispecie. E mi chiedevo ancora, quando e dove era andato a finire il pensiero comune che ci induceva tutte a nascondere il lato B, parte ammessa nell’immaginario ma censurato in sostanza da palandrane e ampi e lunghi maglioni, quando erano in auge gambe e lati A? Come succedeva alle stagioni di una volta il sentire collettivo cambia, cambiano le mode e le preferenze, cambia la percezione di coloro che devono percepire, chè in fondo di quello si tratta. Tuttavia rimane il fatto che detto tra noi, con tutta l’obiettività di donna a donna, la mia A. è davvero una callipigia!

Stendi una relazione

Antoine-Laurent_Lavoisier_(by_Louis_Jean_Desire_Delaistre)Tempo d’esami. I miei sono quelli dei miei pulzelli ormai arrivati in terza. Qualche giorno fa abbiamo iniziato con il canonico scritto di italiano – prima prova, quella che pietosamente ci illudiamo che sappiano fare tutti con facilità, tanto chi vuoi che non sappia infilare due parole, sensate, di fila, in uno scritto… due parole sensate in uno scritto, seee… insomma Italiano, la titolata titolare, raccomanda e rassicura poi, voilà, legge le tracce. Scrivi una lettera o una pagina di diario, un classico delle patrie lettere degli esami di terza media, una seconda traccia sulle memorie personali e in ultimo viene fuori un Stendi una relazione su un argomento di studio… stendi una relazione?!? Si stende la pasta col matterello, si stende una tovaglia bagnata al sole di giugno – al sole qualche volta sì, qualche volta no – si stende un avversario al tappeto, se proprio si deve, tutto si stende, ma una relazione pare brutto. Ho espresso la mia perplessità sulla brutta espressione e Italiano con il broncetto da Italiano dura e pura mi fa: Ma è un termine tecnico! O bellina, il termine tecnico si crea, si distrugge e si trasforma – e scusami tanto signor Lavoisier se  ho creato e distrutto in un solo istante, senza neppure passare dalla trasformazione, la legge della conservazione delle masse! Lì per lì ho pensato ad un Relaziona su un argomento di studio oppure Scrivi una relazione o, addirittura, Presenta una relazione tanto per far felice il signor Treccani. Volendo ce n’è per tutti i gusti, ma stendi una relazione merita uno stendi un velo pietoso. Sì, quella è la morte della relazione stesa all’ignoranza di giugno.

Tutti ad Expo

untitledLa mia è una scuola virtuosa. Noi siamo docenti virtuosi se, al di là dello striminzito stipendio? giusto stipendio? accontentiamoci di quello che passa il convento? insomma sia come sia, lavoriamo e tanto. Faccio un esempio: appena è iniziata la buriana Expo è partito il concorso per le scuole ” Expo per la scuola ” – è stato chiamato così al culmine della creatività linguistica. Noi che abbiamo fatto? Ci siamo iscritti e abbiamo convogliato tutte le nostre energie e quelle dei nostri alunni alla bisogna. In fondo l’Expo sull’alimentazione da noi ha sfondato una porta aperta: sono anni che le Matematica vanno predicando di piramidi alimentari, di educazione alimentare, di educazione ambientale e via mangiucchiando. Inviati i lavori – vi risparmio il racconto delle cose e dei fatti relativi all’invio degli elaborati – non ne abbiamo saputo più nulla, quando un paio di settimane fa Italiano mi dice: Abbiamo vinto tremila e cinquecento euro per la partecipazione all’Expo! Se solo avessi avuto lungimiranza e una sfera di cristallo dove leggere il futuro gli avrei risposto: Embe’? con la convinta sufficienza che in occasioni simili ci vuole. Invece che ho fatto? Gli ho fatto un balletto di esultanza e come il cane di Pavlov, sbavante e scodinzolante, gli ho chiesto: Che cosa dobbiamo fare per averli? Eh, proprio così. Ho messo in atto la ” gioiosa macchina da guerra ” di occhettiana memoria. In capo ad un paio di giorni ho telefonato a tutti gli uffici dell’Ufficio Scolastico Regionale, disabitato – in apparenza – peggio di una landa alaskana – negli uffici scolastici hanno due modalità di approccio, la prima ” c’ho da fare e non rispondo al telefono “, la seconda ” sono in pausa caffè, che vuoi dalla vita mia ” e non rispondono mai se non quando, per errore, disturbati da una imbecille che si posiziona in modalità ” mo’ sto qui a chiamarti all’infinito e dovrai rispondermi prima o poi! ” rispondono e pure scocciati. Gli euro erano sì a nostra disposizione ma, indovinate un po’ a cosa dovevano servire? Ad andare all’Expo con gli alunni e i connessi  – l’iniziativa si chiama al colmo dell’inventiva ” Tutti ad Expo “! Insomma per farvela breve in due settimane ho organizzato la partenza per Milano – stasera partiamo in treno, domani visitiamo l’Expo e in serata ripartiamo per casa… lo so siamo folli! Cosa mi è rimasta di questa esperienza non ancora conclusa? In due settimane ho conosciuto telefonicamente il signor Trenitalia. Ho dato vita ad una liaison con lo stesso, fatta di conversazioni mattutine e pomeridiane – oggi, il primo giorno senza la sua voce, mi pare pure strano! Il signor Trenitalia ha difficoltà con le addizioni – sto pensando ad uno stage di recupero e sostegno in matematica, tanto qual è la differenza tra un ragazzino di 12 anni e un impiegato dell’ufficio gruppi di Trenitalia? poiché ho stentato moltissimo a fargli capire quanti ragazzi sarebbero partiti e quanti i docenti. Come se non bastasse, di tanto in tanto, mi sono arrivati ragazzi in lacrime  che hanno rinunciato al viaggio – ecco il vero motivo delle mille telefonate a Trenitalia! Inoltre ho perfezionato le mie competenze specifiche come collaboratrice scolastica – so fare certe fotocopie che manco il miglior copista di tutta la Puglia!  come applicata di segreteria so gestire il protocollo, scrivo a destra e a manca, ho contatti con le agenzie di viaggi, parlo con i genitori in ansia, do da mangiare agli affamati, do da bere agli assetati,  vesto gli ignudi, alloggio i pellegrini. La buona scuola? Oui, c’est moi, con la buona pace della ministra Giannini.

Valutazione

Dragon Ball: A. tira su il disegno che ha appena terminato di colorare e mi dice: ‘ssore’ TI piace? Ora, non so per quale strana, stranissima ragione, i nostri ragazzi spesso amano dare del tu alla propria insegnante. Una deformazione da scuola primaria, dove il tu alle maestre è d’obbligo? Ma noi siamo alla secondaria di primo grado e, dunque? Va be’ glisso sul tu e guardo il disegno. Bello, gli dico. Una copia da un fumetto, una copia ben fatta. ‘ssore’, il fumettista aggiunge subito dopo, lo sai chi è questo personaggio? Da sempre mi chiedo se i soldi spesi negli anni ad ingrossare le casse degli editori di fumetti, nonché di carte da giochi di ruolo, nonché degli altri ammennicoli che fanno la gioia dei figli un po’ meno la gioia dei genitori, siano dei soldi ben spesi. Lo guardo con l’arroganza di quelli che sono depositari del sapere. Sulla mia testa si concretizza immediatamente un  balloon, La so, c’è scritto, questa la so! E, Si tratta di Goku! dico a voce alta, consapevole del fatto mio. Brava ’ssore’, valuta l’esaminatore. Che bisogna fare per campare nella scuola pubblica statale! 😀