Compagni di scuola

compagni di scuola

Poco fa, al supermercato, ho incrociato un fu mio compagno di scuola – epoca istituto d’arte, praticamente la notte dei tempi! M. ha conservato lo stesso atteggiamento e la postura di allora: spalle leggermente curve in avanti, un sorriso da ” fool on the hill “, gli occhiali sempre in equilibrio precario sul naso. Alle prese con i generi che aveva acquistato ha mostrato la solita imbranataggine cronica, quella per cui veniva regolarmente canzonato – uso canzonato perché stasera mi sento leggiadra e colta, come una damina d’altri tempi… e dalle co’ ‘sta storia degli altri tempi! 😀 A scuola anche i prof lo canzonavano, manco a dirlo, per la sua incapacità a coordinare il pensiero con i gesti – il minimo sindacale richiesto per poter fare il maestro orafo. La precisione doveva essere il suo  obiettivo, ma M. non era in grado di gestire nemmeno i suoi quaderni, figuriamoci gli attrezzi del mestiere. Lui però sorrideva, e con voce chioccia spesso ci invitava a casa sua per ascoltare i Deep Purple dei quali era fan sfegatato – l’aspetto fragile nascondeva il marchio del rockettaro della prima ora. Un pomeriggio di musica arrivò suo fratello più grande. Con fare da fratello più grande ci fece il terzo grado – è probabile che avesse la vocazione da questurino  – poi, con disappunto, ci informò che non dovevamo essere lì perché stavamo disturbando i suoi studi. Rivolto ad M. gli disse di mettersi in piedi e di togliersi gli occhiali; lui obbedì come probabilmente era solito fare. Al quel punto il fratello coltello lo schiaffeggiò senza ritegno davanti a noi che forse eravamo i suoi amici, ma in quel momento eravamo sicuramente suoi ospiti. Ogni volta che lo incontro sento ancora quegli schiaffi come se fossero stati dati a me, invece che a lui.

Lassù avevano bisogno di un organista, per il coro celeste!

Quando cominciammo ad ascoltarli, negli anni 70, non riuscivamo a capacitarci come e  perché, un ragazzone capelluto potesse essere così abile con i tasti di un organo Hammond che accompagnava la voce così incredibilmente in falsetto di Ian Gillan – a dirla tutta c’era qualcuno che aveva dato una definizione più truce alla voce del cantante, da ” puttana vecchia ” diceva! 😦   Una memorabile ” Child in time ” mise in evidenza quello che era il dono prezioso di Jon Lord, il suono dell’organo inconfondibile, marchio di fabbrica dei Deep Purple da allora e per sempre. Jon Lord da ieri è andato a rinfocolare il super gruppo celeste. A 71 anni suonerà per i falsetti di Janis Joplin. Lunga vita al Child in time.