Oh come mi sono arrabbiata, oh come mi sono arrabbiata!

mafalda arrabbiataA. ama A. – almeno loro dicono così. Ma A. è un bel pezzo d’asino e pure molto molto cafone e non riesco a capacitarmi come faccia A. anima candida e gentile, a sostenere questa liaison scolastica di terza media. Forse proprio grazie alla capacità di sacrificio e abnegazione e di buonaggine congenita che la generalità di noi donne ha come dotazione matriarcale alla nascita, ci fa capaci di simili gesti nobili. Ad ogni modo tornando ai doppia A, la loro posizione fisica in classe è: A. lui, nel banco di dietro e A. lei, davanti con l’altra A. – eh sì, adesso che scrivo mi rendo conto che c’è un vistoso incrocio di A. vaganti in elenco! Stamattina, prima della verifica di grammatica – analisi del periodo con le incidentali, con le quali bazzico spesso e volentieri – vengo avvicinata da G. che sull’orlo di una crisi di nervi mi chiede di spostare M. – altro cafuncello – dalla sua postazione perché la infastidisce. Richiamo all’ordine M. facendolo sedere vicino a me – sono seduta in un banco anch’io, per la cronaca. A. lui coglie la palla al balzo e senza chiedere nessun permesso – le regole, che so’? – passa nel banco davanti, accanto alla sua amata. Gli dico di tornare al suo posto e lui, piuttosto che chiedere per piacere fammi restare, comincia a rispondermi a malo modo, dimostrando così di essere un vero cretino, poiché da sempre sostengo e predico la validità di una richiesta fatta con educazione è molto più conveniente che un atto di forza da bullo. Doveva dimostrare alla sua A. che è lui il maschio di casa? Un tira e molla incredibile concluso con una nota disciplinare e una solenne alzata di voce da parte mia – cosa che odio fare con tutta me stessa. Alla fine Italiano ha deciso di concedere il bonus ” seduta nelle vicinanze della bella ” per una mezz’ora, ma la cosa non m’è andata a genio. Solidarietà maschile? Alla fine li strozzerò tutt’e due!

Adolescenza infame

adolescenti-pubertàMatematica stamattina ha cambiato di posto a mezza classe. Si sa come vanno le cose all’inizio dell’anno, ci si piglia per attitudini e amicizie pregresse – specie quando s’è arrivati in terza – bravi con bravi, claudicanti con claudicanti e via così, in un’apoteosi di infuocate liaison scolastiche che non conoscono eterogeneità, ma solo connubi unisesso – ci sono, di fondo, delle remore legate al pensiero unico: Che dirà di me la classe se sto nel banco con G. invece che con la compagna T.?  Che sono fidanzata con G.? ‘n sia mai! Dicevo di Matematica – ha commentato la sua decisione con un: Durante la mia ora stanno così, poi fate come credete! eh già, durante le altre ore giochiamo a scacchi e spostiamo nuovamente  i pezzi sulla base degli orientamenti personali! Lei ragiona per schemi, spostare i più bravi e posizionarli strategicamente vicino ai più deboli di matematica, può produrre interessanti risvolti didattici, ma solitamente i più bravi sono leggermente snob e se fregano dell’atavica ignoranza che attanaglia la mente del/la compagno/a in difficoltà. Dopo un primo giro di valzer della settimana passata, oggi i ragazzi hanno ballato nuovamente con scontenti e commenti inimmaginabili.  M. in particolare era torva e borbottava come una pentola di fagioli lasciati a cuocere a fuoco lento. Aveva ragione, per certi versi, aveva appena perso S. l’amico paravento, il compagno confidente, probabilmente il suo alter ego- strana coppia M. e S. non sono fidanzatini, ma amici dalla scuola elementare; due esseri sociali solo tra loro due, una  amicizia che esclude chiunque, per quanto siano propensi ad aiutare comunque gli altri; quasi simili negli atteggiamenti  e nei modi di fare, in continuo e laborioso “fare qualcosa”… neanche durante la ricreazione stanno con gli altri e consumano la loro merenda impassibili, per cinque ore seduti nel banco. A pensarci ora mi fanno venire in mente gli emo, una specie di sofferenza interna li accompagna. Quindi M. borbottava, volto abbassato, borbottava. Non paga Matematica ha ansiosamente incitato la ciurma a fare una possibile scelta scolastica prossima ventura. Ognuno ha espresso la sua probabile volontà, con commenti da parte nostra sulle reali possibilità per loro di riuscire a farcela. M. ad un tratto ha comunicato a mezza voce la sua plausibile scelta. Le ho obiettato che quella scuola, in particolare, non era ben organizzata e avrebbe rischiato di perdere del tempo, frequentandola. Con malanimo ha borbottato che quella era una scuola come un’altra e non capiva per quale ragione ce l’avessi tanto con quella scuola e… via così fino allo sfinimento. Per quanto confutassi con esempi solidi la mia opinione, lei continuava a borbottare. La voglia di dirle Finiscila! è stata notevole. Poi m’è ritornata alla mente la mia intransigenza di adolescente e ho lasciato correre, ma è stato difficile trattenermi, così come per lei è difficile vivere questa infame adolescenza.

Compagni di scuola

compagni di scuola

Poco fa, al supermercato, ho incrociato un fu mio compagno di scuola – epoca istituto d’arte, praticamente la notte dei tempi! M. ha conservato lo stesso atteggiamento e la postura di allora: spalle leggermente curve in avanti, un sorriso da ” fool on the hill “, gli occhiali sempre in equilibrio precario sul naso. Alle prese con i generi che aveva acquistato ha mostrato la solita imbranataggine cronica, quella per cui veniva regolarmente canzonato – uso canzonato perché stasera mi sento leggiadra e colta, come una damina d’altri tempi… e dalle co’ ‘sta storia degli altri tempi! 😀 A scuola anche i prof lo canzonavano, manco a dirlo, per la sua incapacità a coordinare il pensiero con i gesti – il minimo sindacale richiesto per poter fare il maestro orafo. La precisione doveva essere il suo  obiettivo, ma M. non era in grado di gestire nemmeno i suoi quaderni, figuriamoci gli attrezzi del mestiere. Lui però sorrideva, e con voce chioccia spesso ci invitava a casa sua per ascoltare i Deep Purple dei quali era fan sfegatato – l’aspetto fragile nascondeva il marchio del rockettaro della prima ora. Un pomeriggio di musica arrivò suo fratello più grande. Con fare da fratello più grande ci fece il terzo grado – è probabile che avesse la vocazione da questurino  – poi, con disappunto, ci informò che non dovevamo essere lì perché stavamo disturbando i suoi studi. Rivolto ad M. gli disse di mettersi in piedi e di togliersi gli occhiali; lui obbedì come probabilmente era solito fare. Al quel punto il fratello coltello lo schiaffeggiò senza ritegno davanti a noi che forse eravamo i suoi amici, ma in quel momento eravamo sicuramente suoi ospiti. Ogni volta che lo incontro sento ancora quegli schiaffi come se fossero stati dati a me, invece che a lui.

La calunnia è un venticello

Lo sapeva F. che sarebbe andata a finire così. Sicchè, prima che lo chiamassi ha scritto, indignato, il suo ” testamento ” morale su carta azzurrina – che finezza! 🙂 – borbottando tutto il tempo. Mai che gliene vada una liscia: ieri ha beccato una nota disciplinare da Inglese – in questo non ha brillato di luce propria, ma si è accompagnato con i ” soliti noti “, tutti felici di dargli man forte – e stamattina il registro di classe era strappato combinazione giusto dove era scritta l’infamia! – ad un compagno aveva ” confidato ” ieri che avrebbe volentieri strappato il registro che, guarda caso, stamani era provvisto di un vistoso buco!  Tra un ” chi è stato e chi non è stato ” ho provveduto al restauro del diario di classe, altrimenti la prossima settimana ci saremmo ritrovati a firmare e a scrivere le lezioni su un buco – manovra dalla difficile e complessa realizzazione! 😀 Ad un certo punto è comparso il capo supremo – augh! – che seduto in cattedra ha ” dilettato ” gli astanti sulla gravità dell’atto – strappare un registro di classe o manometterlo o falsificarlo è un reato e i giovani sventati non lo sapevano, ma nel momento in cui lo hanno appreso ero pronta a giurare sulle loro capacità di Unni alla prima crociata, chè se avessero potuto avrebbero ri – distrutto il restauro! Completata la lezione di ordinaria moralità il preside ha sollecitato il ” racconto spontaneo” – macchè, neppure sotto tortura quelli parlano! 😀 Ma poco dopo si è sollevato il venticello della calunnia, nel frattempo arrivato ai miei orecchi, e F. s’è visto costretto a scrivere. Il foglio m’è stato consegnato dallo stesso venticello. Le parole erano forti – pensava alla morte, pur amando la vita. Sono andata in segreteria per comunicare con la genitrice dell’Unno – sono quasi certa che sia stato lui ad ” antichizzare ” il registro. Poi c’ho ripensato: portato il testamento dal capo gli ho suggerito – ai presidi non si può imporre, ma ” suggerire ” qualcosa 🙂 – di chiamare la mamma di F. In fondo è lui il castigamatti! 😀

Non ci posso credere!!

S’apre la porta dell’aula, stamane, e il collaboratore ” addomesticato ” fa: ‘Ssore’ – pure lui con le elisioni e i troncamenti! – M. deve andare via, è venuta a prenderla la madre! Ma come… è venuta a prenderla la madre?!? – dice la collega – M. è assente! Come uno tsumani ondivago la classe rimpalla un OHHH di meraviglia e poi cominciano a ridere, gli infami. Uno si accorge che anche P. – l’allegra comare di Windsor di M. – è assente e commenta: ‘Ssore’ – aridaglie con l’elisione e il troncamento! – hanno fatto fruscio insieme! Nooo, non mi dire! 😀 M. e P. insieme non raggiungono neppure 60 chili di peso e vanno scarse per il metro e trenta di altezza. E’ vero che M. è qualche giorno che arriva a scuola truccata, neanche fosse una modella nana, però… hanno fatto fruscio per andare dove? Domani sentiremo. La considerazione è una sola: anche le pulci nel loro piccolo tossiscono! 😀

pulce

Zampanò e compagni

Non so se qualcuno ricorda il film di Federico Fellini ” La strada “. I protagonisti un po’ surreali erano Anthony Quinn come Zampanò e Giulietta Masina come Gelsomina. La storia era una di quelle del dopoguerra, scritta da Tullio Pinelli, Ennio Flaiano e dallo stesso Fellini; raccontava di un’Italia poverissima e ingenua quando per le strade incontravi stranissimi personaggi che con quattro stracci e un tre ruote si inventavano una ribalta. Zampanò/ Quinn a torso nudo, nel film si cimentava in improbabili atti di forza, per meravigliare i disgraziati che gravitavano intorno a quei due tristissimi. Ogni volta che ho visto il film mi sono rimasti impressi i bracciali di cuoio che l’uomo indossava per irrobustire i polsi, nell’esercizio, con borchie tutte intorno. Stamattina non credevo ai miei occhi quando N. moderna Zampanò – e fuori di personaggio poiché N. è una ragazzina piccina e mingherlina – indossava questo:

Dire che se le inventano tutte è riduttivo. A domanda sul perchè di un acquisto così bizzarro, ha risposto ” ‘ssore’ mi devo difendere! “. Mi aspetto che domani venga a scuola vestita di cuoio, con stivaloni e scudiscio!! 😀 😀