O. S. T.

 

 

 

 

 

 

 

 

Se vado indietro con il tempo e la memoria, il primo ricordo che ho di me stessa alle prese con la musica – con lo strumento che produceva musica in casa dei miei genitori –  è un ricordo visivo prima che sonoro. “ Vedo “ le mie piccole mani scorrere sulle serrandine di legno che chiudevano i vani dove erano conservati i 78 giri, dischi conservati in un mobile imponente che conteneva tutta la curiosità di una bambina piccolissima. E lo vedo davvero quel mobile, quasi un totem, nei fianchi gli oggetti pesanti che messi sul giradischi producevano i suoni che mi facevano ballare e divertire. All’esterno una radio, compagna severa se erano i notiziari a parlare, allegra compagnia altrimenti, se era la musica a farla da padrona. Mia madre diceva sempre che era stato quello il primo mobile ad entrare in casa, prima di ogni altro oggetto, per volontà paterna. I miei genitori erano ballerini provetti e la musica dei ballabili ha sempre accompagnato la mia infanzia. Non c’è mai stata da allora, una volta, un’occasione, un giorno qualsiasi in cui non abbia ascoltato musica. Una colonna sonora ininterrotta, che dura da sempre. Le scelte della ragazza che sono stata hanno prevalso, poi, sugli ascolti casalinghi. La scoperta dei Beatles nella preadolescenza, la musica folk americana, Bob Dylan. I miei ricordavano ancora – probabilmente come una specie di incubo sonoro – il concerto all’arena di Milano di Joan Baez che avevo masterizzato in una “ cassetta “ e che mandavo, in un infinito rewind, ad alto volume. E le sere, sul tardi, passate davanti alla radio ad ascoltare PopOff, con dei giovanissimi conduttori di qualche anno più grandi di me. Poi la “ scoperta “ del jazz e della musica lirica, le canzoni dei cantautori imparate  a memoria, “ sarà la musica che gira intorno, quella che non ha futuro “, la musica da non consumare, la musica compagna totale e assoluta. Chi, per cattiva abitudine, non ascolta musica è una persona “ povera “, priva di un mondo sconfinato fatto di colori e calore, perchè poi la musica altro non è che la colonna sonora originale della nostra vita.

Classica

dr-jekyll-mr-hydeSe proponessi ai miei figli l’ascolto di un qualsiasi brano di musica classica, anche di quelli accattivanti tutti possanza e impeto, questi comincerebbero a storcere la bocca – sì, va be’ lo sento dopo… adesso ho da fare me lo fai sentire in un altro momento… e via così, scuse per divincolarsi dall’essere attenti verso qualcosa che potrebbe far nascere in loro un interesse più accorto. Poco fa il più grande, mentre si vestiva per uscire, ascoltava qualcosa che per scrittura musicale, sembrava essere una brano di classica scritta dal fratello piccolo di Richard Wagner. Gli ho chiesto, naturalmente, di quale brano e autore si trattasse. Risposta: la colonna sonora de Il Signore degli Anelli. Se viene messa in ascolto la colonna sonora di un film di quelli che piacciono tanto a loro – piace anche a me, in verità – si prestano le orecchie, nonostante la vistosa parentela stretta con la musica classica; altrimenti se si tratta della colonna sonora dei film mentali della mamma – comunque terreno di coltura della loro musica – allora si scantona e si rimanda a data da destinarsi. A volte, ho come l’impressione di avere a che fare con dottor Jekill e mister Hyde! 😦