Squadrista scioperante

giannini renziChe sia ben chiaro ministra Giannini, io non ho urlato, ma non mi piace sentirmi dire “”Ho certezza che tra i docenti ci sia un’inerzia diffusa e avverto il rischio che non vogliano partecipare al cambiamento “. E nel caso dovesse venirle in mente di ripeterlo in qualche suo show da campagna elettorale sarà mia premura, in quel caso, urlare per davvero contro la sua supponenza che nulla sa di scuola e nulla sa di docenti. Ché la buona scuola non è fatta di contentini “Ma ora i soldi sono lì, sette miliardi tra edilizia e riforma, i 500 euro da spendere in libri e teatro sono nero su bianco. E ci sono 100 milioni per i laboratori” e di visualizzazioni fittizie e contorte su un sito di stato “La consultazione sulla Buona scuola, noi, l’abbiamo fatta davvero. Via internet siamo entrati nelle case di due milioni di persone” ma la buona scuola è fatta da quelli che come me nella scuola pubblica statale vivono – ed è il caso di dire –  lottano perché non ci possano essere differenze tra pari, non ci possa essere un preside unico padrone a fare e disfare, la buona scuola è quella dove un collegio docenti debba ancora contare qualcosa. Perché la buona scuola la fanno i docenti motivati da qualcosa di più solido che una ventilata valutazione del proprio insegnamento – sulla base di quali criteri, poi? La nostra motivazione, vuole saperla? La venga a cercare nelle nostre aule, tra i nostri ragazzi, la venga a cercare in un giorno qualsiasi dell’anno scolastico, Ché la buona scuola, suo malgrado e nonostante tutto, siamo ancora noi.

Le opinioni di una clown ( matematica )

insegnantiCosa credete che si faccia in collegio docenti? Non certo filosofeggianti dialoghi sui massimi sistemi, tutt’altro. E quando la discussione, poi, scivola su un più generico sistema di approccio ad una realtà nuda bruca, vengono fuori le bassezze tipiche di una classe insegnante che bada al sodo – nel senso dell’uovo, verosimilmente – più che all’elevazione professionale. Mi spiego: nei primi giorni di scuola – si inizia domani – gli alunni avranno un orario ridotto perché non è ancora stato elaborato un orario definitivo. E fin qui niente di strano, fa comodo a tutti uscire di scuola un po’ prima. Rimane il fatto, però, che quelle ore non prestate vanno recuperate con le supplenze – il preside intende far fronte alle prime sostituzioni con un ” banca ore ” recuperate in questo modo. Noi di sostegno, tuttavia, avremmo potuto già dalla prossima settimana prestare servizio per le regolari 18 ore, anche in considerazione del fatto che per i ragazzi è indispensabile una figura di mediazione, specie se sono i piccolini di prima. Alla nostra proposta di praticare già un orario completo, c’è stata una sollevazione popolare, perlopiù di origine matematica. Se Sansone muore – con un orario ridotto e ore da recuperare – anche i Filistei debbono morire – con un orario effettivo di 15 ore. Al recupero! il grido di battaglia. Come sono venute fuori le 15 ore? E’ semplice, sono state capaci di adoperarsi, con una proporzione, alla bisogna. La scuola è guerra, e quando è guerra è guerra per tutti. La collega che oserà dirmi, la prossima settimana, come mai non ho avuto neppure un’ora di matematica in comprensenza, me la mangio con tutte le scarpe!

A fuoco lento

Maga_MagòLe polemiche fini, quelle che non servono a nulla, non mi sono mai andate a genio. Bisogna sporcarsi le mani se dichiari che si può farlo, guardare e pontificare serve solo a guardare e pontificare, appunto. Quando durante l’ultimo collegio docenti è stata sollevata la questione della ” formazione classi “, dopo una serie di rimpalli – che avrebbero fatto la gioia di una squadra di calcio agguerrita – mi sono ritrovata a far parte della cerchia di quelle che formano le classi. Per chi nella scuola non vive e soffre, come è successo a noi nell’ultimo anno, l’idea comune è quella che le classi vengano formate – nella migliore delle ipotesi – come se si dovesse preparare un minestrone, una manciata equa di ottimo, e poi via via a scivolare in basso, tra distinto, buono e sufficienti – e qui mi fermo. Invece succede che, per soddisfare quell’insano spirito che sembra ventilare su tutte le scuole pubbliche italiane, quello della scuola come un’azienda dove ci si propone in allucinanti open day e offerte formative fatte di mission e vision – che manco la Fiat! – in questa situazione succede che i genitori – sempre dalla parte di se stessi e della propria figliolanza – convogliano le loro perverse e monotematiche attenzioni sul corso dove c’è quella brava in matematica oppure in quell’altro dove funziona Italiano. E il giochino dell’offerta come risposta alla domanda diventa un’arma a taglio unico, con il manico a disposizione delle famiglie che, esprimendo un ” desiderata “, quasi sempre esaudito, di fatto formano la classe – pena la richiesta di nulla osta verso altri lidi, di veri e propri blocchi umani fatti di possibili alunni. Che non si fa dunque per soddisfare questi ingordi genitori! E difatti gli ultimi anni sono stati veri tormenti, con classi di quasi normalità dove fare lezione non è un optional ma una realtà, a differenza di situazioni come quelle con cui vi ho ammorbato per tutto l’inverno ormai passato. Quindi sono entrata a far parte del gruppo per cercare di scardinare quella mentalità distorta che beneficia – chissà come – proprio coloro che le classi le formano. Nei giorni passati abbiamo esaminato i documenti di valutazione e le famigerate domande di iscrizione, con i desiderata dei genitori. Ad occhio e croce ne è venuta fuori una situazione di – evviva!?! – tanti 8 e 9 e 10, una pingue fascia media, poche sufficienze – che siano diventati tutti bravi, gli alunni italiani meridionali? Tra le sezioni più gettonate la X, Y e Z , tante richieste tali da poter formare una classe di prima con sessanta alunni, tutti di fascia alta! Ehhh, che volete che sia? Domani mattina sono proprio curiosa di vedere quali saranno i criteri di scrematura, tenendo presente il fatto che nel vocabolario del gruppo la parola sorteggio pare un’eresia e che sono vista come la spina nel fianco – leggi la spia nel fianco – della situazione. Cucineranno a fuoco lento, come il loro minestrone, domani… mi sento tanto Maga Magò alle prese con un calderone di finzioni e falsità!

La scuola finita non è

chiuso_per_ferieTecnicamente, esauriti scrutini, consegna schede e ultimo collegio docenti una pensa – e pensa male – che la scuola sia ormai l’incubo che si ripresenterà appena girato l’angolo dell’estate. Invece stamattina ” babbo ” ha reclamato la presenza- mia – al telefono ore pasti con un neanche ” Pronto? ” d’ordinanza bensì proferendo a gran voce il mio cognome. Il figlio che rispondeva è stato tentato dal disconoscerlo, ma poi s’è reso conto che nonostante l’approccio del tizio da ignorante civile – colui che ignora le regole della convivenza civile – doveva necessariamente informarlo che la di lui mamma – io – sarebbe tornata come vivandiera per le truppe – ero a fare la spesa – di lì a poco! Sicchè al rientro lo richiamo e lui mi bofonchia di una circolare, di un link, di un sito, insomma un guazzabuglio mica male. Per farla cortissima gli ho detto che sarei andata domattina – nuovamente! – a scuola alle 8 e trenta – sob! E lui: Non più tardi chè dopo ho l’impegno della commissione di valutazione – per le nuove immissioni in ruolo ( n.d.r. ). E ha aggiunto: Me ne faccio due al giorno, di colleghe! Ripetendo compiaciuto la ” bellissima ” battuta per ben due volte! Non ho commentato e ho chiuso salutandolo. Me ne sono pentita, del saluto, non meritava neppure quello. Per fortuna va in pensione!

Le belle lavanderine

Settembre è dunque iniziato. Oggi. Anch’io ho iniziato. Oggi. 😦 Primo giorno di scuola. Rientro forzato, chè ci eravamo lasciati, a fine giugno, per un ritornare ” comodo ” lunedì 3 settembre. Ma ” siccome che ” abbiamo cambiato dirigente scolastico – come ormai è noto urbi et orbi! 😀 – eravamo a scuola stamattina, più o meno tutte. Matematica, imbronciata e in ritardo mi fa: Ma a te hanno telefonato? Purtroppo sì, le rispondo. Il mio numero telefono non lo conosce nessuno, mi ridice, avrei potuto fare a meno di esserci! Pure io avrei voluto fare a meno di presenziare, faceva un caldo!!! 😦 Ci siamo poste in modalità attesa del ” babbo ” nuovo. Passa il primo quarto d’ora, passa il secondo e, in vistoso ritardo, si palesa il cafuncello che esordisce: Sono il nuovo Preside! Abbiamo zittito perchè non potevamo accoglierlo con una pernacchia, ma ci stava come il cacio sui maccheroni! 😀 Chiede del vicario e con lui si chiude in camera caritatis. Noi sempre nell’atrio, in attesa. 👿 Dopo circa mezz’ora uscendo proclama: Be’ signore, cosa volete fare? Volete andare a fare la spesa? Ci siamo guardate ammutolite. 👿 Siamo andate fin lì per più di un’ora in attesa senza neppure sederci, senza neppure riunirci in collegio, per sentire sua maestà che congedava le lavandaie con un : Andate a fare la spesa? Il collega vicario, capito il nervosismo, ha cominciato una sperticata presentazione ” all’impiedi”: Preside, Tizia insegna Italiano, Caia insegna Matematica e via sciorinando. Va be’, va be’ ci vediamo lunedì in collegio, è stato il commento. Se il buongiorno si vede dal mattino… avete capito perchè in Italia si fatica a trovare presidi? Cafoni così sono merce rara! 😀