La Cina è vicina

cinesiniQuest’anno, per la prima volta nella storia della mia scuola dopo maghrebini, albanesi, andriesi e coratini – 😀 – ecco apparire i cinesi. Hanno cominciato con iscriverne due a fine agosto; poi sono arrivati altri due. Adesso sono una decina. Ignorano mirabilmente l’italiano e pure l’inglese. La solita Matematica ha detto, stamani: Ne avevo in classe, quando insegnavo a Milano. Sono bravissimi in matematica! Epperò che geniale deduzione, i numeri vivono un codice universale che non ha bisogno di mediazione linguistica! Mi chiedevo qual è la logica che governa l’iscrizione dei cinesini in una classe invece che in un’altra, quali le indicazioni dell’Ufficio Scolastico Regionale. Perché, vi assicuro, fa specie vedere scendere, assieme all’assembramento delle pecorelle di prima media – undici anni – un ca@@oncello cinese di sedici anni con capello sparato e cellulare in mano. Però mi ha sorriso e immagino sarà una delle forme privilegiate di comunicazione interpersonale, nel corso degli anni a venire. Arrivano i cinesi, arrivano nuotando, dice Ruggero Orlando domani sono qui… 😀

La felicità di sapersi femmina

Alla mia nascita fui salutata dalla gioia di mio padre che, nonostante fossi nata femmina – in un mondo dove ancora vigeva assoluto il gradimento verso la primogenitura maschile – ebbe modo di considerarmi indiscriminatamente figlia, senza appellarsi alla pretesa del primo figlio maschio che certi padri ancora adesso manifestano. Sono quelli, magari, a non sapere che l’apporto di tipo pratico affinchè si compia il miracolo del maschio primogenito, è dettato dalla mappa genetica che i loro stessi spermatozoi si portano assieme come un fardellino legato ai bastoncelli del dna. Ma gli stolti non sanno e disprezzano. Alla stessa maniera delle popolazioni indiane o cinesi, dove l’essere femmina costituisce un pregiudizio, di più, una iattura di ben lunga più problematica e pericolosa, per l’esistenza stessa di una bimba che nasce o che tenta di nascere, rispetto al broncio piccato di un padre occidentale deluso per non aver avuto un maschio primogenito. In India le bambine hanno le loro prime nemiche nelle mamme, che non permettono loro neppure di nascere e se nascono, nelle condizioni disgraziate degli slums, vanno a costituire un handicap grave per le famiglie. Le bambine, se riescono a diventare adulte, sono fonte di spese insopportabili per genitori senza mezzi per vivere, perchè vanno maritate e dotate per questo di una dote, sia pure minima, ma va fatto. Nessun portatore di pregiudizi maschili sposerebbe una bambina sguarnita di tutto. Succede così a volte, che le bambine, le femmine, diventate poco più grandi spariscono senza che la cosa costituisca un atto grave per la società indiana. Sembra una storia inventata, ma è una realtà. Nessuna bambina indiana o cinese potrà mai esprimere in pienezza, probabilmente, la felicità di sapersi femmina. 

Cineserie

Tornando da scuola, davanti alle vetrine del cinesangolo ( nel gergo casalingo è il cinese che ha il negozio all’angolo della strada ) stazionava come da copione il cinese – mi sarei preoccupata se ci fosse stato uno svedese! – con prole. Il piccino figlio, di circa due anni, giocherellava con il cinese babbo, di circa boh? anni. Il cinese babbo gli parlava in cinese e lui gli rispondeva allo stesso modo. E io ho pensato: Acci, così piccolo e sa già parlare il cinese?! 😀 

( Continuano i vaneggiamenti e continua il caldo… aiuto! 😦 )