Isabella

20140426_103945Non faccio fatica ad immaginarti, una bimba di un anno appena come può essere? Sarai stata bionda, coi riccioli sulla nuca, fili d’oro sfuggenti e sottili come piume piene d’aria e di luce. I tuoi occhi ridenti e curiosi avranno guardato il mondo  mille volte, in cerca del volto della mamma quando la smarrivi tra gli altri volti sconosciuti. Mamma Maria… quante volte avrai abbracciato il suo collo con le mani piccine e piene di vita, come farfalle intorno ad un fiore? Parlavi già, ad un anno, e forse muovevi i primi passi, le piccole gambe irrequiete a reggere il tuo corpo tutto tondo, da cucciolo. Avrai avuto un vestitino leggero o forse no, ad aprile il tempo è infido e il caldo dell’estate che ti ha appena sfiorato alla tua nascita, che non avresti saputo neppure definirlo, non hai avuto modo di viverlo, non ne hai avuto il tempo. Quali sono stati i tuoi giochi? Forse avevi un cagnolino che ti teneva compagnia e ti faceva ridere di gioia quando ti annusava le mani. Immagino anche lui, visto che ti vigila, scolpito nella pietra del tuo sacello. Composta, come in una sepoltura antica, sei stata rappresentata da una mano gentile che ti ha scolpita in fasce, e ha contornato la tua immagine con il cagnolino, un cavalluccio a dondolo, un piccolo sonaglio, la bambolina  di pezza che la mamma aveva preparato per te. Ciao Isabella, piccola, di Antonio e Maria Bassi, per sempre addormentata.

Tecno sepolcri

bonaria's cemeteryChi non ha mai concepito pensieri di immortalità, di una vita costantemente vita senza quell’interferenza così fastidiosa che si chiama morte? Sì è vero, ci sono delle opzioni da rispettare, che nello stesso pensiero mettiamo in conto: l’essere efficienti fisicamente e mentalmente è una condizione indispensabile. Vivere ed essere abbondantemente rinco@@@niti non è che serva a molto, anzi ci si infastidisce alquanto e si smoccola contro “questa vita, questa vita bagascia, su questa vita che va ” ( cit. Paolo Conte ) Ma ritorniamo al concetto partorito da un possibile ultimo Highlander, l’immortalità. Si conquista attraverso le opere, spesso, il ricordo di ciò che si è stati. Ma bisogna essere stati qualcuno, senza meno, per guadagnare un posto nella graduatoria ideale delle celebrità. Condizione che si conquista a fatica; però in un mondo tecnologicamente avanzato la notorietà non si nega a nessuno e tanto meno ai nessuno che compongono lo zoccolo duro dei fruitori di Rete. Succede così che i trenta milioni di ” profilati ” su Facebook ( trenta milioni, mica nespole! ) passati a quella che si considera miglior vita – e vorrei tanto sapere perché è migliore, la vita al di là, se in fondo apprezziamo quella al di qua! – continuano ad avere un profilo attivo e mai chiuso da nessuno, una sorta di Spoon River virtuale, dove passare a salutare e a leggere quel che fu e che mai più sarà. In fondo è una versione moderna del compianto che mi piace, la testimonianza attiva – se si continua a mantenerla tale – che fa fede alla persona che è stata. Spesso, colei che è stata neanche ha pensato, che iniziando a scrivere, avrebbe innescato un luogo della memoria, il posto dove conservare la propria immortalità.