Apparenze ( la scuola sembra chiusa per le vacanze estive, ma… )

gessi-colorati-educazione-2013-620x360Mi sono concessa del tempo per riflettere senza scrivere, in questi giorni. Comunque occupata nel far quadrare future classi prime, compatibili con numeri nostri e numeri del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e bla bla bla – la ministra Giannini o chi per lei, che di numeri ne hanno tanti in mente, adesso sono tornati alla carica con quelle trentasei ore di penitenza settimanali, come se ce ne fosse bisogno. Appena la notizia è dilagata c’è stato un rincorrersi di messaggi e lettere e quant’altro. Stamani m’è arrivata questa, tramite Whatsapp:

Egregio Presidente Renzi, Onorevole Giannini, esimio Sottosegretario Reggi,

chi vi scrive è una professoressa, una donna come tante, che fino ad oggi ha vissuto con entusiasmo il proprio lavoro, spendendosi giorno dopo giorno, ora dopo ora per i propri ragazzi.
Sono 30 anni che insegno, di cui 27 come insegnante di sostegno. Per scelta, sono fiera di precisarlo.
Oltre alla specializzazione per l’insegnamento ai ragazzi disabili, che ai miei tempi constava di un biennio parauniversitario (mica il corsetto di 6 mesi che proponete oggi), con 18 esami, fra cui neuropsichiatria infantile, clinica delle minorazioni, psicologia, pedagogia, normativa scolastica, e annesse prova scritta in Braille e tesi finale, ho conseguito diverse altre specializzazioni: sono specializzata in didattica della musica, sono facilitatore alla comunicazione di primo livello ed ho superato l’esame di accertamento linguistico (lingua inglese) per l’insegnamento all’estero. Oltre agli innumerevoli corsi di formazione in tecniche della comunicazione, ABA, dislessia e quant’altro.
Sono andata a discutere la mia tesi di specializzazione con la media del trenta, questo solo per farVi capire quanto io abbia investito sulla mia formazione.

Ogni mattina mi sveglio e affronto problemi che vanno dalle crisi di un ragazzino autistico all’incapacità di memorizzare di un alunno dislessico, fino alla gestione di crisi epilettiche o psicotiche. Ogni giorno, quando torno a casa, sono talmente stanca che vorrei solo dormire, ma mi metto a cercare materiali utili da mettere sul Cloud che ho creato per tutta la classe. Perché, sì, io faccio sostegno “alla classe”: a me vengono affidati i ragazzi immigrati che non conoscono bene l’italiano, gli alunni con problemi di dislessia, e i famosi BES, i bisogni educativi speciali, OLTRE alle problematiche che devo necessariamente affrontare con gli alunni certificati.

Lo sa, Presidente Renzi? Ho una cicatrice sul braccio sinistro, causata da un cutter che un ragazzino autistico era riuscito a trovare nella cattedra dei bidelli, e per difendere lui da se stesso mi sono ferita io.

Lo sa, Onorevole Giannini? Spesso sono tornata a casa coi lividi, da scuola, per un calcio, un pugno, perché ho dovuto contenere un ragazzino che si sarebbe fatto male.
Lo sa, Sottosegretario Reggi, che mi sono pagata da sola la supervisione, assolutamente necessaria per non scaricare sui ragazzi i miei problemi e le mie frustrazioni personali?

E oggi mi sento dire che “non faccio abbastanza”, che rispetto all’Europa “gli insegnanti italiani lavorano meno”. Ma con quale faccia!!!
Ognuno di voi, è mai stato un’ora, dico una sola, in cattedra? Avete mai avuto a che fare con un ragazzino autistico che si autolesiona? Conoscete le teorie comportamentiste, l’approccio psicanalitico, le neuroscienze in rapporto all’autismo? Se vi chiedessi quale ritenete più consona sapreste rispondere? No, che non sapreste rispondere. Perché di scuola sapete poco o nulla.
A voi interessa risparmiare.

Ed è per questo che avete montato ad arte una campagna pubblica contro gli “insegnanti fancazzari”, è per questo che volete raddoppiarci l’orario di lavoro, a parità di stipendio, si badi bene, in modo da non dover pagare supplenti e non assumere i precari, è per questo che propagandate una scuola che sia al contempo succursale dell’ASL, degli assistenti sociali, dei campi estivi.
SOLO PER RISPARMIARE. Sulla nostra pelle, si intende.

Io sfido chiunque si azzardi a dire che non lavoriamo abbastanza a fare non dico una mattinata, ma almeno 3 ore in una classe problematica.
Vi invito caldamente a venire a pulire la bava alla bocca di un ragazzo epilettico, poi a cambiarlo, perché si è urinato addosso, e soprattutto a rassicurarlo e pregare Dio che la crisi passi presto. Per lui, per i suoi genitori, per voi stessi che vi trovate di fronte all’imponderabile.
Vi sfido a contenere la crisi di un ragazzo autistico che sbatte la testa contro al muro e comincia a sanguinare.
Lo sapreste fare? No che non lo sapreste fare…. E allora di cosa parlate?

E i miei colleghi, che gestiscono classi eterogenee, dove si devono fare fino a 5 compiti in classe differenti per andare incontro alle esigenze di ogni alunno, pensate che a casa non facciano niente?
Fate pure tutti i vostri piani, allora, costringeteci, col plauso del popolo bue, che non vede l’ora di punire gli “insegnanti fannulloni”, a fare più di quanto sia umanamente possibile, toglieteci ogni motivazione, spremeteci come limoni…. Come pensate sarà la scuola, poi?

Ve lo dico io: insegnanti che perderanno ogni motivazione, che ridurranno la propria disponibilità all’osso, che andranno in burnout a discapito degli allievi, che non saranno più disposti a fare nulla di più di quanto dovuto.
Da ultimo, una mia personalissima considerazione: ho amato il mio lavoro, ci ho creduto, mi sono spesa senza riserve, ho fatto molto, molto di più di quanto sarebbe stato richiesto. Oggi, invece, l’unico pensiero che riesco ad avere è di scappare il più presto possibile, anche a costo di fare la cameriera.
Un bel risultato, eh? Complimenti, da parte mia e da parte di tutti gli insegnanti che da anni si prendono cura dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro.

Annachiara Piffari

Non sono d’accordo con la chiusa della lettera. Nonostante tutto ho ancora voglia di fare il mio lavoro e, per il momento, resisto senza aver voglia di fuggire a far la cameriera. Per chi non avesse pregiudizi sugli insegnanti su Change. org è possibile firmare una petizione ” I gessetti si sono rotti! “ contro le ventilate riforme.

Dura lex, sed lex?

abusi-violenza-donne1-300x225La giurisprudenza attiene a menti distorte, ritengo. Prendete la vicenda dell’ennesima vittima, Beatrice Ballerini,  di un uomo – altrettanto distorto. Il marito, Massimo Parlanti, la uccide due anni fa a calci. La bestialità del gesto dà seguito ad una condanna ridicola di diciotto anni di reclusione che, invariabilmente, si appresteranno a diventarne molto meno. Effetto di una legge che condanna, salvo deliberare diversamente, contraddicendo se stessa, grazie all’uso sapiente di cavilli che certi avvocati si prestano a mettere in atto, in casi del genere. Tutti salvi e chi se ne importa se muore una donna. Rimane il dolore grande di una perdita, di chi a quella donna ha voluto davvero bene, rimangono purtroppo in questo caso, due piccoli, i figli della vittima e della bestia. Succede allora che la legge, ancora quella, ritenga di dover concedere agli eredi la pensione di reversibilità della vittima che, da viva, era una impiegata di banca. Succede che la legge riconosca come eredi non solo i piccoli figli di Beatrice Ballerini, ma anche e soprattutto il ” buon ” marito al quale andrebbe per sempre, se dovesse farne richiesta, il sessanta per cento della pensione della donna che ha barbaramente ucciso. Ai figli, condannati al vuoto affettivo per sempre, solo il quaranta per cento. La legge. In questi casi il giudice potrebbe dichiarare ” l’indegnità a succedere ” del reo confesso, ma solo nel caso di una sentenza definitiva. Nello specifico il fratello di Beatrice, che ha accolto in casa i piccoli della sorella, indignato, chiede tramite una petizione – su Change.org, per chi volesse sostenere questa causa – di cambiare una legge che può dare adito ad ” appetiti ” inusitati per quelli che sono già distorti di loro e non avrebbero bisogno di altre sollecitazioni. In questo caso, dopo il polverone che Lorenzo Ballerini ha sollevato, tutti si sono affrettati a precisare le proprie posizioni: gli avvocati della bestia hanno sostenuto che il loro assistito non ha chiesto e mai chiederà la sua parte del ” bottino “; l’Inps, che dovrà erogare il beneficio della pensione, sostiene che non dovrà nulla alla bestia poiché già nel 2011 il legislatore ha provveduto a tutelare le vittime e gli eredi certi da simili questioni. Chi possiede la giusta misura per interpretare la legge e la legge, dura legge, ma sempre è la legge, da quale parte sta? Non sarebbe meglio partorire una cosetta pulita pulita – mi rivolgo ai legislatori – nella quale si mette nero su bianco: se uccidi non hai più diritti di nessun genere  – e non ” se presumo che tu abbia ucciso “, ma soprattutto se sei reo confesso – e la stessa cosa dovrebbe valere se hai frodato lo stato, se hai corrotto, se hai rubato bellamente a tutta la cittadinanza – e presumo che i più sappiano a quali ” onorevoli ” individui mi riferisco, ” brave persone ” che in carcere continuano a ricevere la pensione che non gli spetterebbe di diritto, neanche per scherzo. Eppure la legge, eh, la legge… ( considerazione fuori dai denti visto che ci sono: lo so, ognuno ha il diritto d’essere difeso, ma come si difendono gli indifendibili? Che cosa devi avere sullo stomaco, tu avvocato, per far sì che il tuo assistito possa avere SOLO diciotto anni di galera, per aver ucciso la donna che sosteneva di amare, e forse chissà, tra poco, grazie a te, avvocato, ce lo ritroveremo nuovamente libero, forse chissà a fare la stessa cosa ad un’altra donna. La legge lo permette a te e alla bestia che difendi. La legge, eh, la legge…