Ma come fanno gli scrittori

Non credo sia una novità assoluta asserire di avere a che vivere una stagione estiva fuori dell’ordinario, ondate di caldo più che africano si susseguono ad ondate di altrettanto caldo, se non di più! Così nelle appiccicose giornate si scivola in un totale e obnubilato rincitrullimento, e nel mentre il pensiero più intelligente che si affaccia alla mente è: Datemi da bere! Inondatemi d’acqua purché non abbia più voglia di scollarmi la pelle dal corpo! Così è. In un barlume di credibile e ragionante pensiero mi chiedo, ma gli scrittori come fanno? Come riescono a formulare frasi intelligenti e credibili co’ ‘sto caldo? Come fanno a mettersi seduti davanti ad un tavolo o/e un PC ed inanellare intrecci di interessante lettura futura? C’hanno la bagnarola piena di cubetti di ghiaccio a portata di piedi e di testa? Hanno vinto una lotteria che permette loro di pagarsi le bollette della luce, gravate da consumi stratosferici per l’uso smodato dei condizionatori sparati a palla? Sono a domicilio coatto al Polo Nord presso gli orsi, lontani cugini della buonanima nonna baffuta e pingue? A me non restano che le curiosità, oltre che il caldo, a meno che, qualche scrittore di passaggio, non voglia prendersi la briga di sollevarmi dai dubbi e dalle incertezze. Dal caldo non credo, mi sembra un’impresa impossibile!

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Nord Africa con fastidi

Come un ospite assolutamente indesiderato è ritornato il caldo africano dell’estate, con l’aggravante dello scirocco e della cupezza del cielo – lascia presagire, il cielo, un’acqua rappresa che sai per certo che non verrà giù. A scuola, con ventisette cabrones, due insegnanti, caldo caldo e Preside transumante, si muore. Voglio andare al mare, sob e sigh! Anche Matematica risente del caldo e proferisce amene stupidaggini. Per giustificare l’errore madornale di aver bocciato tre pluribocciati allegati alla nostra discreta seconda, dice: Siamo educatori, il nostro compito è tenerli a scuola piuttosto che per strada. E tenerli a scuola significa vederli in piedi ogni due per tre, vedere A. che passa quattro ore semisdraiato sulla borsa nella quale è contenuto un diario – per farci cosa è dall’inizio dell’anno che me lo chiedo, considerando che non viene preso in considerazione per giocarci, figuriamoci per prendere appunti sui compiti da svolgere a casa! Dimenticavo, nella borsa di A. c’è anche un quaderno, multiuso e multifunzione – all’occorrenza produce carta da cestino, per poter andare a buttarla la carta, nel cestino, per l’appunto, e senza chiedere il permesso di farlo, naturalmente! Ieri me lo sono tenuto vicino per quattro ore – ho anch’io il mio banco tra i pargoli. Sono passata da un: Copia alla lavagna, per piacere, ad un : Metti la mano davanti alla bocca quando sbadigli, e attraverso un: Stai diritto sulla sedia, Fammi la gentilezza di ascoltare quello che sto leggendo, Rispondi alle domande senza ridacchiare! Si può passare un anno scolastico a sopportare A.? Con tutta la buona volontà, no. Ma bisogna tenerli a scuola, eh già. Se lo dice Matematica! 😦