Distorsioni

5FDB41CA-73FA-423C-837C-E1B9BC281EA1Molto spesso vien detto in ogni dove – se per ogni dove intendiamo quei posti in cui ci sono tanti a concionare della cronaca quotidiana e su questa armano congetture, pontificano pareri, esprimono lapidarie conclusioni – in quei posti, dove tutto è chiaro e scuro senza mezze misure, trovano spazio quelle gratuite convinzioni per le quali la scuola, gli insegnanti debbono insegnare, oltre che tutto lo scibile umano, soprattutto l’educazione, come se l’educazione sia qualcosa che attiene esclusivamente all’insegnamento scolastico duro e puro. Naturalmente a nessuno viene mai in mente che l’educazione, quella misura per la quale sei una persona che sa come stare con gli altri, che conosce i valori fondamentali del vivere con se stesso e con gli altri, che non ruba, non ammazza, non si comporta come un delinquente, be’ quell’educazione la si apprende con il latte materno, in casa con gli esempi, se serve con qualche ceffone, a mo’ d’esempio anche quello. A scuola l’educazione viene rafforzata, se esiste di già. Per dire banalmente, se Pasqualino a scuola si diverte tanto, ma tanto, a sgambettare il compagno mentre passa per andare in bagno, oppure a spintonarlo per strada rischiando di farlo finire sotto un autobus, Pasqualino deve essere redarguito dagli insegnanti anche se la nota disciplinare serve davvero a poco vi assicuro; è fondamentale, in questo caso,  l’intervento dei genitori di Pasqualino che intanto dovrebbero necessariamente chiedersi dov’è che hanno clamorosamente toppato se il proprio figlio compie  gesti da gradasso. Conosco la domanda che vi sta passando per la testa, che vuoi che sia uno sgambetto? Se è un fatto limitato al momento va di lusso se il compagno che cade non si fa nulle e passi, e non è comunque qualcosa che possa scusare il gesto in sè, ma se diventa un gesto reiterato e non censurato, Pasqualino avrà l’eterna convinzione che ogni cosa compiuta secondo l’estro del momento sia ammissibile. Il racconto della sciocchezza di Pasqualino, fatto dallo stesso, provoca due diverse reazioni: a scuola un insegnante qualsiasi punirà Pasqualino con le armi spuntate a disposizione e avrà l’accortezza che Pasqualino non possa più ripetere il gesto – perlomeno a scuola! – a casa è probabile che il gesto venga vagliato con una risata, perché fa tanto ridere un compagno che cade, ammesso che Pasqualino stesso abbia voglia di raccontare una cosa così alla mamma impegnata a chattare su whatsapp o al babbo impegnato in una partita di calcetto con i suoi coetanei adolescenti di quarant’anni. Il discorso cambia se l’insegnante convoca i genitori per quello che Pasqualino ha fatto. Le reazioni dei genitori sono spesso molteplici: c’è chi non si capacita di una cosa del genere e stenta a credere che il frutto dei propri lombi sia un pezzo di cretino che si diverte in maniera sciocca a far del male a chiunque; c’è chi invece è visibilmente scocciato del richiamo perchè mette in evidenza la propria incapacità ad educare Pasqualino; c’è chi promette punizioni esemplari che si limitano a lasciare Pasqualino senza smartphone per mezza giornata. E se il Pasqualino di turno è quello che con un bastone ha ammazzato di botte, insieme ad altri Pasqualini come lui, un povero cristo che è lì per strada a guadagnarsi il pane quotidiano, ammazzato per una pistola da rivendere al mercato nero, allora come si comporta il genitore del Pasqualino, che cosa ha da dire, cosa ha da giustificare se stesso di fronte al mondo intero, se intervistato vestito di una maglietta sulla quale campeggia la scritta “ narcos “, l’unica cosa visibile della sua persona – dichiarazione di intenti? – ricorre al solito, non posso credere che sia stato mio figlio e dà credito al Pasqualino malvagio e assassino che gli chiede di tirarlo fuori di galera. Mi viene da pensare che in galera sarebbe conveniente ci mettessero anche il padre incapace di educare un figlio degenere o tutti coloro che, a vario titolo, si sono resi partecipi sui vari social cosi di considerazione per la “ disgrazia “ capitata a Pasqualino, come se ammazzare una persona sia un gesto che possa trovare delle attenuanti, possa essere commentato come un qualsiasi sgambetto.  È considerare il mondo a propria immagine, questo modo di fare, è una visione distorta della vita che non comprende nessun tipo di educazione.

Di bulli, bullismo e genitori che falliscono

PAL582000013.jpgQuando, come e perché si è disposti ad ammettere che quell’adolescente brufoloso, nostro figlio, tirato su a suon d’indifferenza, ripetutamente ignorato nei modi e nelle misure concesse da una vita distratta dagli impegni e da una protratta giovinezza che ci obbliga ad un protagonismo che mal comprende gli altri, meno che mai un figlio, ancor meno la responsabilità di educarlo in modo che possa avere il senno che evidentemente manca a noi adulti finto giovani, quando, come e perché, dunque, siamo disposti ad ammettere di essere in debito nei suoi confronti, di aver operato un fallimento educativo, IL FALLIMENTO, per nostra colpa, nostra colpa, nostra grandissima colpa? Così dovrebbe essere lecito domandare, ragionare e recitare da genitori, così come non hanno fatto quelle madri e quei padri, dei quattordici o quindici brufolosi di Cuneo, che in gita scolastica, in un parossismo di bullismo, hanno marchiato, depilandolo totalmente, un loro compagno – ubriaco come loro – e lo hanno decorato nei posti che solitamente un adolescente copre per una sorta di pudicizia innata – ubriachi sì, poiché è questo lo sballo gratuito e foraggiato in casa perché, poi, che volete che male faccia un bicchierino ogni tanto? E come è d’uso il gesto, la bravata, è stata rigorosamente filmata ad uso e abuso di una rete “ sociale “ che ci vuole laidi guardoni, con vite sbandierate ai quattro venti, esempi deleteri per quei figli, i nostri, male educati o educati da male esempi. E di fronte alla punizione inflitta da un altro adulto, vivaddio ragionante, da non crederci, si reagisce malamente, non si ammette la propria incapacità di genitori e si attribuisce l’errore ad un eccesso di severità nella punizione – sono ragazzi, sono ragazzate… sono ragazzate?!? magari sono ragazzate anche le vigliaccate nei confronti dei più deboli, magari sono ragazzate quando un figlio gay torna a casa malmenato, magari sono ragazzate gli stupri di gruppo ai danni di una compagna, saranno ragazzate anche queste. Quale è stato dunque l’errore del Dirigente Scolastico, punire il gesto da bulli, sospendendo i ragazzi? Dal punto di vista dei genitori sciagurati, sicuramente è stato questo; ma a mio parere sarebbe stato necessario denunciare i misfatti genitoriali e punirli mandandoli tutti in un gulag di stalinista memoria dove sarebbero stati rieducati all’uso della ragione. Privati dei figli che non meritano, ma soprattutto senza gli smartphone con i quali immortalare le proprie vite da falliti. ( Leggo ora “ l’aggiornamento “ della vicenda, l’altra “ faccia “ dello stesso gesto. É anche peggio di quanto non lo sia già. Terribile )

Oh come mi sono arrabbiata, oh come mi sono arrabbiata!

mafalda arrabbiataA. ama A. – almeno loro dicono così. Ma A. è un bel pezzo d’asino e pure molto molto cafone e non riesco a capacitarmi come faccia A. anima candida e gentile, a sostenere questa liaison scolastica di terza media. Forse proprio grazie alla capacità di sacrificio e abnegazione e di buonaggine congenita che la generalità di noi donne ha come dotazione matriarcale alla nascita, ci fa capaci di simili gesti nobili. Ad ogni modo tornando ai doppia A, la loro posizione fisica in classe è: A. lui, nel banco di dietro e A. lei, davanti con l’altra A. – eh sì, adesso che scrivo mi rendo conto che c’è un vistoso incrocio di A. vaganti in elenco! Stamattina, prima della verifica di grammatica – analisi del periodo con le incidentali, con le quali bazzico spesso e volentieri – vengo avvicinata da G. che sull’orlo di una crisi di nervi mi chiede di spostare M. – altro cafuncello – dalla sua postazione perché la infastidisce. Richiamo all’ordine M. facendolo sedere vicino a me – sono seduta in un banco anch’io, per la cronaca. A. lui coglie la palla al balzo e senza chiedere nessun permesso – le regole, che so’? – passa nel banco davanti, accanto alla sua amata. Gli dico di tornare al suo posto e lui, piuttosto che chiedere per piacere fammi restare, comincia a rispondermi a malo modo, dimostrando così di essere un vero cretino, poiché da sempre sostengo e predico la validità di una richiesta fatta con educazione è molto più conveniente che un atto di forza da bullo. Doveva dimostrare alla sua A. che è lui il maschio di casa? Un tira e molla incredibile concluso con una nota disciplinare e una solenne alzata di voce da parte mia – cosa che odio fare con tutta me stessa. Alla fine Italiano ha deciso di concedere il bonus ” seduta nelle vicinanze della bella ” per una mezz’ora, ma la cosa non m’è andata a genio. Solidarietà maschile? Alla fine li strozzerò tutt’e due!

A ferro e fuoco

altan_violenza_bulli-510x580In qualsiasi situazione sociale, tendenzialmente, cerchiamo di ricreare il microcosmo al quale, per indole e pensiero, siamo estremamente attaccati. E’ così anche quando siamo nel chiuso di un salotto al cospetto di un gruppo sociale ristretto dove a prevalere è il pensiero comune – o se il pensiero di solo uno fosse divergente faremmo di tutto per contrastarlo. Ugualmente capita quando il gruppo è notevolmente più numeroso e, in quel momento, scatta l’estasi verbale dell’assembramento, quando tutte le voci gridano allo stesso modo e non esiste pensiero divergente se non nelle intenzioni – e magari neanche in quelle. Nel pomeriggio di ieri c’è stata un’assemblea dei genitori, a scuola, alla quale era stato invitato il sindaco. Niente che non vi abbia già detto: il tema di discussione era quello della sicurezza e della maleducazione di alcuni alunni. Nel corso degli ultimi mesi si sono infittiti i comportamenti problema dei soliti noti ai quali si sono aggiunti ” elementi ” di una vitalità esuberante che non hanno trovato di meglio che imitare i più grandi. Sicchè adesso, a scuola, sembra stare davvero in uno zoo, dove si urla, si corre, si batte contro muri e porte, si staziona nei bagni dove si estrinsecano comportamenti leciti e funzionali e magari anche ” illeciti “, ma su questi non ci giurerei; insomma una scuola a ferro e fuoco senza che si riesca a venirne a capo.  L’efficacia dei provvedimenti adottati dal dirigente scolastico hanno avuto come feedback quello che vi ho appena detto e dunque si è tenuta la riunione di ieri, cercata da diversi genitori e promossa dal capo – che tutto sembra, agli alunni, meno che uno con l’attitudine al comando. La cosa che mi ha fatto riflettere, e che mi sta dando la possibilità di scriverne, è stato l’atteggiamento comune di tutti i genitori intervenuti – tantissimi davvero – che hanno esposto il loro punto di vista a volte anche troppo vivacemente – i figli che abbiamo come alunni non sono venuti su dal caso, no? Pretendevano protestare e contemporaneamente chiedevano delle soluzioni dalle istituzioni – scuola, comune – senza che mai a nessuno fosse venuto in mente – in mancanza di meglio o per tamponare per qualche giorno – di auto proporsi per il controllo ” del territorio “, di presenziare a turno i corridoi e le parti comuni della scuola, aspettando che fosse la scuola – con i risicati mezzi a disposizione e con il risicatissimo capo – ad attivare soluzioni alla bisogna. Aspettiamo sempre che le cose, qualsiasi cosa, ci piova dall’alto, senza volerci sporcare le mani. Il sistema sociale e politico collettivo prevede che ci siano delle persone capaci di operare delle scelte e non demandare ad altri la propria vita. Se come persone, come genitori, non riusciamo ad impegnarci per piccole cose, in fondo, quando mai saremo pronti ad impegnarci nelle ” piccole ” cose della politica e della società?

Passion week

vandaliCome da copione i transumanti hanno dedicato la settimana che, ringraziando Gesù bambino sta per finire, ad opere di beneficenza. I destinatari della loro munifica e mirabolante grazia sono stati i sodali e di rimando anche noi prof. Cosa hanno mai fatto di così bello da permettermi di sperticarmi in lodi e odi? Ebbene, il limitato salire e scendere le scale per cinque ore, il fumare sulle scale di emergenza, il vandalizzare le pareti con graffiti degni dell’antica Pompei, l’intimorire i ragazzi più piccoli e perbene, lo stuzzicare le ragazzine più avvenenti, l’entrare in un’aula a caso in dieci, così per fare visita, il picchiare violentemente sulle porte delle prima citate aule, porre un suggello amichevole sul volto di una collega e sulla testa dell’altro, tutto questo non è più bastato loro, troppo banale e normale, alla portata di chiunque voglia cimentarsi nelle nobili arti della transumanza e della scostumanza. E allora? Grazie alla connotazione architettonica comparabile al Colosseo della scuola, sono entrati più volte durante l’ultima settimana, nottetempo – tanto la scuola è come casa loro, ne conoscono a menadito ogni anfratto e ogni peculiarità. Pensate che abbiano dedicato la loro attenzione ai registri di classe, depositari di ogni loro eroica impresa mattutina? Ma quando mai, le loro mire sono state molto più ambiziose ed estese: ieri l’altro hanno schiumizzato con gli estintori solo un’ala e un piano dell’edificio, rendendo inagibile una parte della scuola. In quel caso solo alcune classi hanno potuto bearsi del fare lezione in palestra, invece che nella propria aula. Poi devono aver pensato che non fosse giusto e corretto privare anche il resto della scuola di un tale diversivo e la notte passata hanno completato l’opera, disseminando polveri sottili su tutti e due i piani superiori, con il risultato che nessuno di loro è entrato, per quanto come è abitudine degli assassini a tornare sul luogo del delitto, uno è stato beccato dal poliziotto, che stamani stazionava a scuola, a forzare uno dei pertugi abituali per potersi introdurre ad ammirare l’opera compiuta e semmai a raccogliere le reazioni degli adulti. Come saranno stati felici, posso solo immaginarlo. Avere la possibilità di realizzare cioè che più ti appassiona non è da tutti, loro ci sono riusciti. Noi, come le stelle di Cronin, siamo stati a guardare? E’ capitato, poiché come anime candide abbiamo pensato che la legge ci tutelasse, che l’entità superiore – il D.S. – dovesse impegnarsi maggiormente a tutelarci. Invece  ci siamo resi conto che le nostre passioni, il nostro impegno, non sono minimamente compatibili con quelle nobili e altruiste dei transumanti. Noi, pensate un po’, vorremmo svolgere il compito per cui siamo pagati, insegnare, e loro, pensate un po’, vogliono annullarci. Ci siamo riuniti in una assemblea spontanea e abbiamo scritto all’entità superiore, al Sindaco, alla Pretura – per quanto quelli sono sempre in tutt’altre faccende affaccendati, specie adesso che indagano sui tossici di Siena! – alla Benemerita e alla Polizia. Qualcuno dovrà pur risponderci!

Marocchino di merda

Certe giornate, in quell’inferno dantesco che quest’anno sembra essere diventata la scuola dove insegno, ogni trovata creativa da parte nostra, pare soddisfare una logica che a voler essere obiettivi è solo illogica possibilità di sopravvivenza. Mi spiego. Ci sono alcuni alunni che forti dell’onnipotenza di essere stati più volte bocciati, più volte sospesi, fieri di una condizione che altrimenti troverebbe terreno fertile per un ravvedimento, un pentimento tardivo, questi alunni quotidianamente vanno in giro, transumano. Molto spesso escono dalla classe mentre tentiamo di fare lezione, senza permesso per farlo, e con una specie di tam tam non detto si uniscono in branco per andare a caccia di sprovvedute compagne attirate dal fascino del bullo, oppure per deturpare, rompere qualcosa, divellere quello che ritengono ostacolo – il cazzetto disegnato da loro, sull’intonaco del pilastro a mò di dito indicatore, sembra un retaggio di altri tempi, quasi un graffito/reperto d’altra epoca e d’altri alunni. Se uno dei collaboratori tenta di opporsi all’evidenza dei fatti, ingaggiano la sfida perlopiù verbale. Cambia il discorso se a farlo è una donna: la loro mentalità non contempla il rimprovero femminile, le donne si sottomettono e all’occorrenza si intimoriscono strattonandole – è capitato l’altro giorno ad una bidella. Ieri mattina, all’ultima ora, Italiano stanco di vedere G. il bullo di prima, consumare i pavimenti del primo e secondo piano della scuola,  e forte dell’antico motto che solo dividendo si può imperare, l’ha accolto nella nostra classe. Per nostra disgrazia ciò che è peggio viene calamitato verso quelli che sono problematici – è come vedere la limatura del ferro a contatto con un magnete. G. ha preso a parlare con M. Come sempre il loro parlare non si limita ad un chiacchiericcio a due, poiché è molto più divertente allargare il raggio d’azione e prendere in giro tutti quelli che non sono limatura. Terminata la lezione A. il ragazzo magrebino nostro alunno – un ragazzo buonissimo e maturo, educato in maniera esemplare  – s’è avvicinato al collega e gli ha riferito dell’ingiuria gratuita che G. gli aveva poc’anzi, con disprezzo, lanciato: ” Marocchino di merda! ” A. stesso ha commentato con il collega, che mortificato si è scusato del comportamento di G. – ci tocca fare pure questo! –  che glielo aveva riferito solo perché ne fossimo a conoscenza, senza nessuna velleità. A. ha capito che l’estrema ignoranza, l’idiozia fatta persona conduce ad atti che possono sembrare poca cosa, piccoli fuochi, ma che in seguito possono divampare in incendi ben più estesi.  Non so come si può sanare questo stato di cose, quali provvedimenti disciplinari si possono adottare, oltre quelli che sono già stati messi in atto. A volte, agganciata dallo sguardo di sfida che il branco mi lancia quando li incontro nei corridoi, ho come la percezione che se avessero a disposizione un’arma potrebbero anche praticare un salto di qualità ed emulare qualche strage. Così, tanto per vedere l’effetto che fa. 

Bulli & prof

Delle volte c’è sempre una prima e vi dico com’è andata. F. è quello che si dice un emerito scassaforti – nel senso che è fortissimo a scassarti di tutto… fate lavorare l’immaginazione! L’aspetto e il fare di F. è bullesco; non è propriamente maleducato ma si ingegna per esserlo costantemente. Supportato da un senso dell’io molto espanso, come la stazza corporea, crocifigge i compagni di classe con i suoi continui e maligni commenti e mal sopporta la presenza della classe tutta. Per lui dovremmo emigrare in massa in Paupasia e lui, a ruoli alterni, dovrebbe impegnarsi nella parte dell’alunno in contemporanea con quella del docente. C’è un piccolo particolare tecnico, se fare l’alunno – insufficiente – è pane per i suoi denti, fare il docente non è che gli convenga, sarebbe malpagato e dovrebbe vedersela con se stesso, il che è tutto dire! 😀 Be’ insomma, F. stamattina, pensando di stazionare al bar faccia/fronte la scuola, è arrivato con  un paio di occhiali – occhialoni, oserei dire – inforcati non sul naso, ma messi a mò di frontino sulla cucuzza vuota. Poichè non eravamo in spiaggia gli ho detto di riporli. Messi via, dopo mezz’ora, come per incanto, rieccoli apparire. Mi avvicino e glieli tolgo. Gli dico  – lo dico a tutti – di evitare di portare a scuola oggetti che possono rompersi, che possono essere rubati se sono di valore. Aggiungo che gli occhiali posso restituirli solo alla sua mamma. A questo punto, una persona dotata di buon senso cosa avrebbe fatto? Chiesto scusa no, eh? Ma lui scusa giammai! Dopo circa un’ora vedo che gli si è creato intorno un varco che manco Mosè giunto al Mar Rosso. Che succede? faccio ai due malcapitati compagni di banco. E loro: Professore’ F. non vuole che gli stiamo vicino e poi borbotta sempre e non riusciamo a seguire la lezione. Prima quando gli ha tolto gli occhiali, ha detto che non gli importava e non l’avrebbe detto a casa, perchè lei è SOLO l’insegnante di sostegno! CHE COSA?! SOLO l’insegnante di sostegno??? Tsè! Il tomo ha confermato e ha aggiunto: Lo dice pure mia madre! C’è mancato poco non gli sciorinassi davanti tutta la raccolta delle leggi sulla contitolarità e il ruolo dell’insegnate di sostegno all’interno del gruppo classe. Beata ignoranza! Sono scesa in laboratorio elucubrando sui danni del sapere poco o nulla, nell’educazione della prole. Su consiglio di Italiano dopo un po’ è arrivato il ” pentito ” e mi ha chiesto scusa. Chissà se il pentimento è stato sincero, ma non ho voluto continuare a mostrargli il lato ” oscuro ” delle prof di sostegno – va’ a vedere che mi scritturavano per un sequel di ” Guerre Stellari ” nella parte di Darth Veder! 😀