Ricordatemi per allegria

bigchillSe durante l’inverno vi è scappato qualche programma televisivo, state senza pensieri, puntualmente vi ricapita lo stesso programma durante l’estate, quando il palinsesto si trasforma in archeologia allo stato puro, con notevoli scavi pompeiani di film, documentari e ogni altro ben di Dio. Così è capitato qualche giorno fa che mi imbattessi, per caso, in un programma, Il grande freddo, che mi ha costretta a fermarmi senza cambiare canale repentinamente. Mo’ non è che mi aspettassi chissà cosa da una scimmiottatura, nel titolo, The Big Chill, memorabile film di Lawrence Kasdan della mia gioventù, con fior d’attori e fior di colonna sonora, no proprio non mi aspettavo molto. Però c’erano delle persone, intorno ad un tavolo, che raccontavano aneddoti con molto divertimento e tante risate. Ora chi sa di cosa parlava Il grande freddo, film, sa che un gruppo di amici che si erano conosciuti all’università si ritrovano molti anni dopo al funerale di uno di loro, morto suicida. Nel film ognuno parla dell’amico e parla di se stesso in relazione allo scomparso. Vengono rispolverate vecchie relazioni, vecchie storie, si ascolta musica, si ride e si piange, ma soprattutto si vive. In televisione, quei quattro intorno al tavolo, parlavano di una persona scomparsa, come nel film, parlavano della bravissima e bellissima Mariangela Melato. La sorella, l’amica collega, la regista, l’amica del cuore, l’ex amore della vita parlavano di una donna ironica, speciale, piena di fascino e di allegria, ricordandola, a loro volta, con tanta allegria e tante risate. Ho pensato, guardando, ho pensato che al momento debito e anche dopo mi piacerebbe essere ricordata così, per allegria.

( Per chi avesse voglia di vederlo il programma della Melato è visibile qui )

Chi ha paura di Mariangela Woolf?

mariangela melatoLa scomparsa di alcune persone molto note ti colpiscono, a volte, molto più della fine di altre, altrettanto famose. Sarà per l’incidenza che ognuna di queste ha avuto nella tua vita privata, nel tuo immaginario, incidenza che ti porta ad accettare come ” affettuosa ” la presenza di quella persona, come se tu l’avessi realmente conosciuta. Potenza del cinema o della televisione che crea l’empatia a senso unico, la persona molto nota al centro di un sistema di relazioni che non trova sbocco se non nel piacere di assistere ad un bel film ad una magistrale rappresentazione teatrale, dove la persona molto nota vive una storia nella quale magari non ti riconosci – o forse sì – ma tu la vivi, quella storia, perché il modo di essere raccontata, con la voce roca, gli sguardi obliqui, la sapienza dell’arte di recitare con naturalezza, ti ammalia. Così quando stamani ho letto della morte di Mariangela Melato mi sono resa conto che questo evento costituirà una mancanza. Il suo sorriso radioso e gli occhi da gatta vivranno per sempre solo nel ricordo dei ruoli recitati di donne forti, passionali, impavide e curiose. Era quasi d’obbligo che ne scrivessi: a teatro è stata una splendida e ubriaca Martha in Chi ha paura di Virginia Woolf? insieme a George/Gabriele Lavia. Però preferisco ricordarla come una dea, in un pomeriggio di moltissimi anni fa, accompagnata da una amica per le strade di Bari. Alta e bellissima, i capelli biondi corti, avvolta in un cappotto bianco. Ci scambiammo uno sguardo fugace, da donna a donna, ma non osai fermarla. Troppo bella. 

Cinemà, tormento e delusion!

Spezzo una lancia a favore dei film con una storia evidentemente raccontata. Sì, è vero, tutti i film hanno una storia da raccontare, ma sovente – se si tratta di alcuni film italiani – la storia è appena accennata e risicata. Ho visto ieri l’altro ” Il primo incarico ” di Giorgia Cecere con Isabella Ragonese. Ambientato nella zona dei trulli – Bassa Murgia e non come erroneamente riportato nella recensione di Mymovies a sud del Salento – tenta di raccontare con pochissime parole, la storia di Nena maestra al primo incarico nell’Italia rurale degli anni 50. Lei lascia un amore borghese e si infogna in un matrimonio senza sogni. Nessuna passione, un film senza sangue. Hai voglia a dire che si tratta di un affresco delicato di un mondo femminile d’altri tempi e bla bla bla, la noia è di casa. Penso a ” Lezioni di piano ” di Jane Champion oppure ad ” Un angelo alla mia tavola ” della stessa regista. Storie di donne, ma che storie! – sono quelle che mi sono venute in mente senza pensarci più di tanto. Com’è che gli sceneggiatori italiani dell’ultima generazione non riescano a partorire delle storie che valga la pena di vedere? Oggi, ad esempio, ho la possibilità di andare al cinema a vedere ” Bella addormentata ” e ” Gli equilibristi “, ma anche ” E’ stato il figlio “. Che faccio, ci vado? Sono tre storie toste, ma con il vezzo – sempre italiano – di guardare il buco dell’ombelico della trama piuttosto che altrove. ( Mi sono consolata la vista, però, stamattina con ” La fontana dell’amore ” con un Gary Cooper strepitoso! Ahhh, sospirone, altro che Scamarcio! 😀 )