B – side

Qualche tempo fa A. amica ” stretta “, come si dice qui, era venuta a cercarmi in classe e con fare cospiratorio mi aveva messo a parte di qualcosa che l’aveva turbata non poco: il boss, poco prima, le aveva rivolto parola e, con sguardo intenzionale da vecchio sporcaccione, l’aveva apostrofata: Venere callipigia! Il commento dell’amica, nel momento in cui mi riferiva l’accaduto, dava un margine di tolleranza benevola a Venere – sia pure! – ma callipigia? Insomma, aveva continuato, sarà mica un’offesa? L’avevo tranquillizzata, forse dei miei studi d’arte, e le avevo svelato l’arcano: il tizio sempre da sporcaccione, ma con eleganza, le aveva detto di apprezzare il suo lato B paragonandola ad una plurirappresentata dea dell’antica Grecia. Al che la mia buona A. aveva ribadito dando del vecchio porco al latore del complimento, seccata del fatto che occhi laidi si fossero posati intenzionalmente su una parte che a torto a a ragione le risultava di complicata gestione. Tutta questa storia mi è tornata alla memoria mentre andavo al lavoro, stamattina. Avevo poco davanti un baldanzoso lato B a fare da apripista, esibito, che dico, esibitissimo! al quale avrebbe fatto sicuramente piacere un apprezzamento anche meno elegante, ma cercato visto l’impegno a presenziare il campo visivo di chiunque con tanto vigore, nonostante non ci fosse nessun paragone tra una callipigia e il lato B della fattispecie. E mi chiedevo ancora, quando e dove era andato a finire il pensiero comune che ci induceva tutte a nascondere il lato B, parte ammessa nell’immaginario ma censurato in sostanza da palandrane e ampi e lunghi maglioni, quando erano in auge gambe e lati A? Come succedeva alle stagioni di una volta il sentire collettivo cambia, cambiano le mode e le preferenze, cambia la percezione di coloro che devono percepire, chè in fondo di quello si tratta. Tuttavia rimane il fatto che detto tra noi, con tutta l’obiettività di donna a donna, la mia A. è davvero una callipigia!

Freaks

freaks1Incontro D. nell’atrio in compagnia di Sostegno, mia sodale. Con loro M. il “ problema “ della classe. Dove andate, chiedo e la collega mi risponde, Stacchiamo per un po’, visto che il problematico M. aveva deciso, poco prima, di affacciarsi alla finestra e di sputare di sotto – e meno male che di sotto c’è il giardino. Guardo M. e gli chiedo per quale ragione ad un aspetto così dolce – realmente dolce – corrisponde un carattere così esuberante. D. guarda il compagno, ci pensa un attimo e commenta, Ad un ragazzo indisciplinato corrispondono genitori indisciplinati. D. è un ragazzo disabile e M. un “ normale ” alunno indisciplinato. Sorridiamo alla considerazione di D. e a nostra volta ci diciamo quanto sia significativo il fatto che in quella classe, come in altre, la “ risorsa “ Sostegno mette in “ sicurezza “ l’intera classe e la salute mentale del prof di turno. Perché l’equilibrio della mente di molti di noi è diventato un sorvegliato speciale. Deprivati per anni di autorevolezza siamo nella condizione di dar fuori di matto ogni volta ci troviamo in una situazione di stress emotivo. Ma anche in un normale stato di lezione, alla minima intemperanza da parte dei ragazzi, alcuni sanno tirar fuori una aggressività quasi sempre verbale, ma a volte anche fisica, che fa spavento e che spaventa. Succede così che i genitori vengono a fare le loro rimostranze con il preside sulla cattiva condotta di Matematica, che “ ama “ apostrofare i suoi alunni con epiteti coloriti, oppure sui modi non proprio da “ colei che deve insegnare le regole “ di Italiano, che non rispetta regole e alunni. A vederle sembrano “ normali “, come l’alunno indisciplinato, ma non rispettano il ruolo di quelle che devono insegnare per consapevolezza e anche con un minimo di passione. È dissociazione? Ritengo di sì, indubbiamente, e colpisce chi nella scuola insegna ormai da tempo, da troppo tempo – e i più giovani, precari quarantenni perlopiù, per frustrazione sono avviati al peggio. Una condizione lavorativa come la nostra, che ci porta al confronto con persone – piccole persone – non va esasperata. Se penso che queste piccole persone saranno costrette a interagire con “ splendidi sessantacinquenni “ alla fine della carriera, esauriti e fuori di testa, mi prende un senso di scoramento. Che supporti abbiamo per far sì che la scuola non si trasformi in un baraccone di freaks?

Oh come mi sono arrabbiata, oh come mi sono arrabbiata!

mafalda arrabbiataA. ama A. – almeno loro dicono così. Ma A. è un bel pezzo d’asino e pure molto molto cafone e non riesco a capacitarmi come faccia A. anima candida e gentile, a sostenere questa liaison scolastica di terza media. Forse proprio grazie alla capacità di sacrificio e abnegazione e di buonaggine congenita che la generalità di noi donne ha come dotazione matriarcale alla nascita, ci fa capaci di simili gesti nobili. Ad ogni modo tornando ai doppia A, la loro posizione fisica in classe è: A. lui, nel banco di dietro e A. lei, davanti con l’altra A. – eh sì, adesso che scrivo mi rendo conto che c’è un vistoso incrocio di A. vaganti in elenco! Stamattina, prima della verifica di grammatica – analisi del periodo con le incidentali, con le quali bazzico spesso e volentieri – vengo avvicinata da G. che sull’orlo di una crisi di nervi mi chiede di spostare M. – altro cafuncello – dalla sua postazione perché la infastidisce. Richiamo all’ordine M. facendolo sedere vicino a me – sono seduta in un banco anch’io, per la cronaca. A. lui coglie la palla al balzo e senza chiedere nessun permesso – le regole, che so’? – passa nel banco davanti, accanto alla sua amata. Gli dico di tornare al suo posto e lui, piuttosto che chiedere per piacere fammi restare, comincia a rispondermi a malo modo, dimostrando così di essere un vero cretino, poiché da sempre sostengo e predico la validità di una richiesta fatta con educazione è molto più conveniente che un atto di forza da bullo. Doveva dimostrare alla sua A. che è lui il maschio di casa? Un tira e molla incredibile concluso con una nota disciplinare e una solenne alzata di voce da parte mia – cosa che odio fare con tutta me stessa. Alla fine Italiano ha deciso di concedere il bonus ” seduta nelle vicinanze della bella ” per una mezz’ora, ma la cosa non m’è andata a genio. Solidarietà maschile? Alla fine li strozzerò tutt’e due!

Ragione e sentimento

Fayum02Ieri l’altro pomeriggio, a scuola. L’esperto PON ci lascia internet libero per una mezz’ora e i ragazzi si fiondano su FB. Giro tra i banchi, qualcuno mi chiama perchè vuole mostrarmi le sue foto on line. D. insiste perché dia un parere su quei due in foto, uomo e donna, abbracciati. Non mi fanno una bellissima impressione, molto coatti, in canotta, lui con i capelli rasati. Chiedo a D. se sono per caso i suoi genitori e mi spiega: Lui è mio padre, lei è la zoccola della sua compagna – testuale. Gli dico, naturalmente, che non deve esternare giudizi sulle scelte degli adulti, e non con quei termini, ma mi rendo conto che gli sto dicendo quello che D. stesso non esiterebbe a definire, una grandissima e stupida cazzata. Si vede che D. è arrabbiato con suo padre e lo è ancora di più con quella che, a suo parere, lo ha allontanato da lui e dalla sua famiglia. Lo guardo, mentre borbotta, ma il suo sguardo è sfuggente. D. è sempre così, anche quando lo incontro di mattina per i corridoi. Non vuole stare in classe, si annoia. Finirà per essere bocciato, se fa così. Glielo dico sempre, gli dico di tornare a seguire le lezioni, ma cosa può interessargli la scuola se è contro il mondo intero? La mia ragione si scontra con il suo sentimento irrazionale e  irragionevole, ma con il senso compiuto dell’essere cresciuto storto nel corpo e negli occhi sfuggenti di un ragazzo di tredici anni; coltivato, quel sentimento, a rancore e rabbia e tristezza. Però a guardare in fondo agli occhi chiari di D. si finisce per trovarci dentro solo un bambino smarrito, in un mondo di adulti pieni di sé.

Storia straordinaria e folle, in un interminabile mattino di fine febbraio

leopar9aChe succede quando il trono è vacante? Qualcuno pensa di poter occupare, sia pure per tempi limitati e risicati, quella vacuità.Per una parziale soddisfazione della sete di comando? Per una stolida curiosità? Niente di tutto questo, per la signora D. ” bide’ ” nella mia scuola – sarebbe collaboratrice scolastica, ma è per tutti i ragazzi, inesorabilmente, bide’. Stamani la signora D. manco ci pensava a mettersi nei panni del preside assente – scomodissimi in verità, i panni, e pure maleodoranti di sigarette! Però, ad un certo punto, ormai sull’orlo di una crisi di nervi, pure lei!, ha beccato i soliti tre transumanti della mia classe e, in un ” vidiri e svidiri “, s’è attaccata al telefono e ha chiamato le signore genitrici della figliolanza ” in gambe ” e se li è tolti dall’atrio. Dite che ci siamo adombrati per questo ” abuso ” di potere? Sorrido e sorrido, come ho fatto stamattina. Così una giornata interminabile s’è trasformata in un’accettabile ” passata è la tempesta, odo gli augelli far festa “! 😀

Passion week

vandaliCome da copione i transumanti hanno dedicato la settimana che, ringraziando Gesù bambino sta per finire, ad opere di beneficenza. I destinatari della loro munifica e mirabolante grazia sono stati i sodali e di rimando anche noi prof. Cosa hanno mai fatto di così bello da permettermi di sperticarmi in lodi e odi? Ebbene, il limitato salire e scendere le scale per cinque ore, il fumare sulle scale di emergenza, il vandalizzare le pareti con graffiti degni dell’antica Pompei, l’intimorire i ragazzi più piccoli e perbene, lo stuzzicare le ragazzine più avvenenti, l’entrare in un’aula a caso in dieci, così per fare visita, il picchiare violentemente sulle porte delle prima citate aule, porre un suggello amichevole sul volto di una collega e sulla testa dell’altro, tutto questo non è più bastato loro, troppo banale e normale, alla portata di chiunque voglia cimentarsi nelle nobili arti della transumanza e della scostumanza. E allora? Grazie alla connotazione architettonica comparabile al Colosseo della scuola, sono entrati più volte durante l’ultima settimana, nottetempo – tanto la scuola è come casa loro, ne conoscono a menadito ogni anfratto e ogni peculiarità. Pensate che abbiano dedicato la loro attenzione ai registri di classe, depositari di ogni loro eroica impresa mattutina? Ma quando mai, le loro mire sono state molto più ambiziose ed estese: ieri l’altro hanno schiumizzato con gli estintori solo un’ala e un piano dell’edificio, rendendo inagibile una parte della scuola. In quel caso solo alcune classi hanno potuto bearsi del fare lezione in palestra, invece che nella propria aula. Poi devono aver pensato che non fosse giusto e corretto privare anche il resto della scuola di un tale diversivo e la notte passata hanno completato l’opera, disseminando polveri sottili su tutti e due i piani superiori, con il risultato che nessuno di loro è entrato, per quanto come è abitudine degli assassini a tornare sul luogo del delitto, uno è stato beccato dal poliziotto, che stamani stazionava a scuola, a forzare uno dei pertugi abituali per potersi introdurre ad ammirare l’opera compiuta e semmai a raccogliere le reazioni degli adulti. Come saranno stati felici, posso solo immaginarlo. Avere la possibilità di realizzare cioè che più ti appassiona non è da tutti, loro ci sono riusciti. Noi, come le stelle di Cronin, siamo stati a guardare? E’ capitato, poiché come anime candide abbiamo pensato che la legge ci tutelasse, che l’entità superiore – il D.S. – dovesse impegnarsi maggiormente a tutelarci. Invece  ci siamo resi conto che le nostre passioni, il nostro impegno, non sono minimamente compatibili con quelle nobili e altruiste dei transumanti. Noi, pensate un po’, vorremmo svolgere il compito per cui siamo pagati, insegnare, e loro, pensate un po’, vogliono annullarci. Ci siamo riuniti in una assemblea spontanea e abbiamo scritto all’entità superiore, al Sindaco, alla Pretura – per quanto quelli sono sempre in tutt’altre faccende affaccendati, specie adesso che indagano sui tossici di Siena! – alla Benemerita e alla Polizia. Qualcuno dovrà pur risponderci!

Sei un mito!

RimproveroA scuola durante quelle giornate in cui l’esasperazione raggiunge livelli di guardia, come oggi, il Boss telefona alle genitrici dei transumanti per ricondurli alle amate sponde. Le reazioni, immaginatele, sono tra le più varie: c’è chi si mortifica per aver dato i natali a cotanta scimunitaggine, c’è chi attacca la solfa del ditemi voi come devo fare – e lo chiedi a noi che ti abbiamo convocata?!? – c’è, invece, come la nerboruta fornita di attributi che è arrivata stamattina – non con un diavolo per capello, ma con una densità di popolazione diavolesca per capello da fare invidia alla densità della popolazione per km quadrato di Tokio! – insomma, tale signora ha esordito litigando con i collaboratori scolastici, all’ingresso, che a suo onestissimo parere ce l’avevano con il figlio – a suo dire un angelo stante cinque ore in classe. Quando i collaboratori hanno provato a dirle che il suo era un grossolano abbaglio, la nerboruta s’è risentita non poco e borbottante ha atteso l’arrivo del Boss, il quale piuttosto che convincere la san Tommaso a credere, l’ha accompagnata ai piani alti, sul luogo del misfatto. Dove immaginate fosse il frutto dei suoi lombi? A piedi nudi nel parco… 😀 no, a piedi calzati per i corridoi a seguito dei degni compari! 😀 Sicché scocciata d’essere stata smentita dai fatti, la signora ha acchiappato il figlio e gli ha suonato due sonori ceffoni sul pubblico atrio. C’è stato un fuggi fuggi generale per timore che, nella foga, potesse regalare qualche schiaffo agli amici degli amici. Esterrefatti, non siamo stati capaci di dire o fare altro – di fronte a tanta foga chi si sarebbe permesso di farlo? – tantomeno il Preside che immobile ha atteso che la signora completasse l’opera. Dopo di che la nerboruta ha firmato il registro e s’è portato a casa il fringuello. Un pensiero collettivo s’è elevato dai nostri cervelli al limite dell’esaurimento nervoso: e se assoldassimo la mitica per i lavori sporchi? 😀

L’inverno del nostro sconcerto

Avrei voluto laurearmi e partecipare ad un concorso a cattedra a Hollywood. A Hollywood un qualsiasi insegnante, mettiamo un Sidney Poitier oppure un Adrien Brody vanno in una scuola scarrupata e di frontiera, dove gli alunni sono tutti quanti casi patologici, spacciatori per vocazione, ladri per caratteristica genetica, prostitute per attitudine al sociale e che fanno? Iniziano a insegnare come se andassero alle sante Crociate. In un crescendo di eventi passano da una classe di sbruffoni sfidanti ad una classe sempre di sbruffoni, ma adoranti. Naturalmente questi mastissimi colleghi sono sempre docenti alle prime armi, dotati di una energia e di una vitalità che fanno impressione persino a Multicentrum! 😀 Ve li vorrei fare vedere i colleghi alle prime armi che transumano dalle mie parti! Teneri virgulti precari, con una età media che va dai trentacinque ai quarant’anni e la spigliatezza di un condannato ai lavori forzati. Perchè si tratta proprio di un lavoro forzato, il nostro. Prendete ieri ad esempio, è successo proprio di tutto. Alla prima ora una collega è svenuta, dopo aver intrapreso un ” corpo a corpo ” verbale – niente mani, siamo inglesi! – con due scappati da un film hollywoodiano – minore sotto tutela del tribunale e l’altro con problemi assortiti. Successivamente nell’atrio dei pazzi – quello dove abito con la mia classe – si sono scatenati nell’ordine: un collaboratore in odore di santità per l’ammirabile pazienza mostrata in tante occasioni, meno che ieri quando il demone dell’arrabbiatura si era ormai impadronito delle menti dei più – un caso tipico di possessione, da libro di Stevie King! 😀 Ha iniziato ad inveire all’indirizzo degli altri problematici di prima classe, mentre nel frattempo gli indiavolati della classe dirimpettaia si scatenavano in una sarabanda, rincorrendosi, picchiando contro le porte chiuse eccetera eccetera. Alla seconda ora la collega di scienze motorie – l’antica ginnastica – è tornata su paonazza! I diavoli avevano preso corpo tra una corsa di riscaldamento e un lancio di pallone. Manco in palestra amano stare, tanto ogni occasione è buona per fare moto perpetuo! Alla terza ora nella mia classe hanno pensato bene di praticare un po’ di boxe, il solito V. ha scambiato M. per uno sparring partner e gli ha stampato sulle spalle un marchio visibile e dolorante della sua bravura a menar fendenti a sproposito. Chiamati dal Preside entrambi, chiamata la genitrice di V., i due sono poi tornati in classe. Per mezz’ora ho dovuto tampinare V. per tutta la scuola perché oramai offeso e indignato per il nostro irrispettoso comportamento – come abbiamo osato chiamare mammina? – aveva deciso di andarsene da scuola, scappando via, se gli fosse stato possibile, mentre il suo compare di merende lo aspettava fuori in bicicletta – in bicicletta?!? sai che fuga facevano! Alle mie sollecitazioni a ragionare e a non fare sciocchezze l’obiezione più riflessiva è stata: Non me ne frega niente, tanto ho i soldi, prendo il treno e a casa non torno più – lo spauracchio è il padre che gliene suona di santa ragione! In ultimo, quinta ora di supplenza in una terza ho avuto il mio bel daffare con due emeriti cretini con nessuna voglia di lavorare e un altro personaggio di seconda che, appena aperta la porta per fare arieggiare – la classe è esposta a sud e ieri c’era un sole che spaccava le pietre! – passava e ripassava saltando e agitando le mani in segno di saluto- va be’ è stato educato, non c’è che dire, ma quelli che avevo in classe ridevano come se, ogni volta che aprivano bocca, qualcuno provvedeva al pagamento di un cinquanta euro a risata! Parliamoci chiaro non è che ogni giorno succede quello che è successo ieri, e non è che ogni giorno facciamo la parte dei carabinieri. Ma sempre più spesso ci capitano casi problematici e sempre più spesso gradiremmo avere delle alternative che non fossero il solito buonsenso nostro, la solita capacità a comprendere sempre nostra, la solita buona volontà che rappresenta ormai il 90% della composizione del nostro corpo – non acqua, ma spirito di abnegazione! 😦 Lo so qual è la domanda che sta comparendo sulle vostre teste, come un fumetto, e il Dirigente Scolastico? Eh, il Preside è come lo scimmione della barzelletta, non scrive, non telefona… Ammonisce scrivendo sui registri di classe, sgridazza i ragazzi, se insistentemente chiamato a intervenire, ma tant’è… abbiamo all’attivo un Don Lorenzo Milani senza saperlo! Ma a questo punto sarò io a scrivere, eccome. Sono disponibilissima a relazionare quotidianamente sui perchè e sui percome. Svenire a causa di una qualsiasi arrabbiatura non è tra le mie priorità. Mi sconcerta il fatto che siamo solo a novembre e l’inverno è di là da venire, con la sua lunghezza e i suoi tempi senza intervalli. La disponibilità a far felici gli alunni, come da proposta di Charlie Brown, mi sembra una faccenda aleatoria, se durano queste scaramucce. Sono più propensa a credere ai dubbi di Lucy: gli alunni mi faranno felice? 

E la sventurata sorrise

Alla prima ora, oggi, c’era Italiano che interrogava. A parte le perle neanche rare dei pulzelli – Qual è la religione che viene praticata in Gran Bretagna, da Enrico VIII in poi, M. risponde, La grazia reale. Che avrà voluto dire, lo sa solo lui e la sua ignoranza. I due ripetitori di anno scolastico nonché di scurrili intermezzi, sonnecchiavano. Alla grazia della prima ora è subentrata Arte, ma io sono andata via – ora buca! Alla terza la situazione aveva cominciato ad essere trés pesante. Matematica minacciava note e sospensioni ma i due, nisba, continuavano impuniti a dar fastidio. Ma poi, cosa crediate che facciano? Si alzano, chiedono di uscire, si sdraiano sul banco, sollevano il banco con le ginocchia, fischiano, V. riproduce il rumore in sottofondo di una macchina da rally che percorre tutto il tragitto della Apuane e arriva prima al traguardo, dicono a gran voce, per interrompere la lezione, ” ‘ssore’ vedete a V. ” lo vediamo sì, V. la faccia di kulow che lancia palline di carta ammollate! e via di questo passo e di queste cretinate. Sono così cretine le azioni che mettono in atto che spesso nella classe, nonostante siano diventati consapevoli del continuo fastidio e manifestano insofferenza nel confronto dei due, c’è sempre e comunque qualcuno che ride. Nella fattispecie una delle più capre, L. che ama fortemente distrarsi, che ama fortemente non studiare, che ama fortemente far chiacchiere con T., banco dietro, e che di buon’ora prima di entrare a scuola si baciano e abbracciano manco non si vedessero da qualche secolo, ebbene proprio L. invece che cospargersi il capo di cenere e chiedere perduratamente una grazia alla Madonnina della Sapienza, la sventurata solitamente sorride. Da uccidere, cominciando proprio dalla sventurata e via via fino all’eliminazione totale del problema. Lo so non è possibile, ma permettetemi di sognare. Anche perché, prima che finisca l’anno scolastico, ne devono passare di macchine da rally tra i banchi della seconda E! 😦

Nord Africa con fastidi

Come un ospite assolutamente indesiderato è ritornato il caldo africano dell’estate, con l’aggravante dello scirocco e della cupezza del cielo – lascia presagire, il cielo, un’acqua rappresa che sai per certo che non verrà giù. A scuola, con ventisette cabrones, due insegnanti, caldo caldo e Preside transumante, si muore. Voglio andare al mare, sob e sigh! Anche Matematica risente del caldo e proferisce amene stupidaggini. Per giustificare l’errore madornale di aver bocciato tre pluribocciati allegati alla nostra discreta seconda, dice: Siamo educatori, il nostro compito è tenerli a scuola piuttosto che per strada. E tenerli a scuola significa vederli in piedi ogni due per tre, vedere A. che passa quattro ore semisdraiato sulla borsa nella quale è contenuto un diario – per farci cosa è dall’inizio dell’anno che me lo chiedo, considerando che non viene preso in considerazione per giocarci, figuriamoci per prendere appunti sui compiti da svolgere a casa! Dimenticavo, nella borsa di A. c’è anche un quaderno, multiuso e multifunzione – all’occorrenza produce carta da cestino, per poter andare a buttarla la carta, nel cestino, per l’appunto, e senza chiedere il permesso di farlo, naturalmente! Ieri me lo sono tenuto vicino per quattro ore – ho anch’io il mio banco tra i pargoli. Sono passata da un: Copia alla lavagna, per piacere, ad un : Metti la mano davanti alla bocca quando sbadigli, e attraverso un: Stai diritto sulla sedia, Fammi la gentilezza di ascoltare quello che sto leggendo, Rispondi alle domande senza ridacchiare! Si può passare un anno scolastico a sopportare A.? Con tutta la buona volontà, no. Ma bisogna tenerli a scuola, eh già. Se lo dice Matematica! 😦