Affermarsi

Gianluca Palazzolo- Rattingan Glumphoboo

L. era il biondino che abitava al piano di sopra. Più grande di me di qualche anno, sembrava non accorgersi di nulla intorno, assorto com’era su se stesso, quando rientravamo da scuola. Lui era già al liceo e non ricordo se, incrociandoci per le scale per l’ora di pranzo, ci fosse stata maniera di scambiarci un saluto, un cenno del capo. Credo proprio di no. Era il più piccolo di fratelli già grandi e di genitori già anziani, almeno così mi sembravano allora. Gente timorata di Dio, avevano in casa uno zio prete che abitualmente camminava anche di notte. Sapevamo che Monsignore era sveglio per il curioso rumore che facevano le sue scarpe, una specie di cigolio, che si ripeteva continuamente ad ogni passo, con grande fastidio per noi che stavamo al piano di sotto. Una sera sentimmo arrivare l’ambulanza. Pensammo subito allo zio prete, colui che in apparenza era messo peggio. Sentii mia madre bisbigliare < Povero ragazzo! > L. aveva provato ad uscire di scena nel peggiore dei modi, tagliandosi le vene. Qualche giorno fa G. mi ha raccontato la storia di una sua conoscente, una persona che non vedeva da tempo. Leggendo il suo necrologio, quella mattina, mi aveva poi riferito il modo che la donna aveva utilizzato per suicidarsi. Aveva affittato una stanza d’albergo e, come L., si era tagliata i polsi. Quest’ultima non aveva avuto nessuno che la salvasse in extremis. Riflettevo sulla modalità scelta da entrambi, riflettevo sulle possibili “ cause “. In un adolescente le decisioni sono repentine e quasi sempre non ragionate. Il nihilismo di un ragazzo non è mai supportato da una visione ragionata del mondo che non si conosce, dalle esperienze che non si sono fatte. Tutto è senza mezze misure, tutto nero o tutto bianco e, nel bene o nel male, si sceglie. Gli adulti ragionano, sanno com’è vivere, la fatica del quotidiano, il peso greve delle esperienze e scelgono, nel “ bene “ per se stessi o nel “ male “ per chi rimane a compiangere, scelgono il gesto eclatante, apparentemente senza ragione. Entrambi affermano se stessi agli occhi degli altri, entrambi dicono < Ci sono >. Perchè a questo servono le “ rotture “, gli strappi del vivere, ad affermarsi come persone e null’altro.

Cosa faremo da grandi

romLo so, lo so, è il sogno di tutti gli studenti: qualcuno viene a prelevarti e/o liberarti da scuola per portarti a casa. Be’, fin qui ho scherzato, ma la faccenda del portare via una persona inerme, in maniera violenta e coatta, dal luogo dove dovrebbe sentirsi al sicuro tra pari, pare abbia fatto strada anche all’estero. Ricordo ancora con angoscia il filmato terribile del piccolo che in una mattinata come tante venne brutalmente strappato dalla quiete della sua classe, da tre poliziotti e una ispettrice, come fosse un efferato delinquente. In Francia, la civilissima Francia, patria dei rifugiati politici, della Rivoluzione Francese e tante altre belle lotte di classe, la Francia di Hollande e non di Sarko’, badate bene – che se fosse stato al governo quest’ultimo avremmo anche compreso, il gesto – allora in Francia che è successo?

Lo scorso 9 ottobre, Leonarda, 15 anni, ragazzina rom, è stata fermata dalla polizia ed espulsa dalla Francia [… ] mentre era in gita scolastica. La polizia avrebbe ordinato ai professori di fermare il pullman con gli studenti per portar via l’adolescente, davanti agli occhi dei suoi compagni. La vicenda si è svolta nell’est della Francia. ( Fonte Rai news 24 )

Questi i fatti nella loro crudezza. Cercavo di immaginare, dopo aver sentito la notizia in televisione nel pomeriggio, la reazione dei presenti. Intanto la ragazzina, di sicuro sarà stata sconvolta. Ma lei è di etnia rom, di certo abituata agli esodi forzati, alle violenze. Però quando hai trovato il modo di riscattare te stessa in una scuola, probabilmente in punta di piedi e con rispetto, non ti immagini che poi tu debba ripiombare nel nulla di una casa dove tuo padre ha tentato di usare violenza nei tuoi confronti – dunque a violenza si aggiunge violenza. Che opinione avrà mai questa piccola nei confronti degli adulti? Pensiamoci. Poi i compagni. Se dovesse capitare nella mia classe qualcosa del genere, sono sicura che tutti rimarrebbero straniti e disorientati, ma dopo qualche minuto, certamente, qualcuno di quelli che solitamente amano esibirsi in improbabili atti di forza con gli adulti – chi sei tu, chi sono io – be’ quelli reagirebbero, proteggendo una qualsiasi compagna in difficoltà – saranno cafoni, ma hanno un cuore, accipicchia! E quei ragazzi che hanno fatto? Pensiamoci. E i professori che accompagnavano i gitanti? Cosa avranno fatto o detto che io stessa non avrei tentato di dire e fare? Ma l’hanno fatto? Pensiamo anche a questo. Un mondo adulto che dovrebbe offrire esempi educativi, ma alla fine dei conti mostra solo il lato più misero e becero e violento ai danni di una bambina. E’ questo il biglietto da visita che abbiamo da presentare, per mostrare che siamo diventati adulti senza esserlo e incapaci di prenderci cura delle persone più giovani? Pensiamoci.

Piccoli occhi di cerbiatti

” Certo ” dicono i bimbi, ” può avvenire che noi moriamo innanzi al nostro tempo… ( Elizabeth Barrett Browning – Il Lamento dei Bambini ) 

Condizione odiosa e presente la morte dei piccoli oggi, e nei giorni passati, nella striscia di  Gaza. Condizione indotta e non voluta, che si perpetua in un oltraggio successivo per mano degli adulti, padri che sbandierano i piccoli corpi in una esibizione oscena e raccapricciante. Chè la pace per quegli occhi di cerbiatti, smarriti e paurosi, arrivata con la deflagrazione di un razzo, la pace per quegli occhi adesso chiusi per sempre, non  serve da monito a cessare una guerra perpetua e insensata, alimentata da un odio viscoso che non porterà mai da nessuna parte. E quegli occhi chiusi di piccoli già adulti, i corpi sballottati nella folla berciante, avvolti in bandiere, bandiere loro stessi, sono un pugno allo stomaco, un’immagine cruda e violenta più della guerra stessa. La voglia, il bisogno di urlare ” Smettetela! ” è forte. Sarebbe un urlo di madre, viscerale e profondo, che parte dal fondo dove la vita ha inizio, dove, in altre madri, ha avuto inizio la vita di quegli occhi dolci, chiusi per sempre.