Una ragazza

adolescenteM. è un giunco esposto ai venti della vita. Della consistenza del giunco è il suo corpo acerbo e sottile, fasciato nei jeans, colorato del giallo ocra della felpa che a malapena le copre le braccia e le lascia scoperte le mani dalle dita lunghe e leggermente arrossate per il freddo di stamattina. Copriti ti prego, ho freddo solo a guardarti, le dico. Lei sorride e mi rassicura, Non ho freddo. Mi guarda con aria felice, le piace che abbia cura di lei. M. è un giunco che diventa roccia, in una manciata di anni vissuti ha già imparato che non è semplice affrontare i venti. Ha imparato in fretta a non compiangersi, ha imparato ad essere giunco e roccia insieme per la volontà ferma di chi sa guardare lontano. Mi prende voglia di abbracciarla, a volte, ma le sorrido soltanto per non metterla in imbarazzo. Così, quando vado, lei soffia per me un bacio dalla punta delle dita affusolate.

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Portavo una coscienza immacolata o dell’iniziazione amorosa

i ragazzi che si amanoFrancese, collega nell’anno di prova, nonostante abbia fatto il suo ingresso nella scuola, come insegnante a tempi indeterminato, alla verde età di quaranta e passa anni, è, come si dice in gergo, motivata. Le piace insegnare quello che sa e sa tanto e per non annoiare i ragazzi escogita sempre un qualcosa che leghi la lingua all’attuale – con il francese è un po’ più difficile, poiché l’anglofonia è imperante ma lei ci riesce, anche con l’aiuto di Maître Gims, maestro pure lui? chissà. Ma l’altra mattina, ah l’altra mattina, ha superato se stessa proponendo ai ragazzi, come compito in classe una poesia di Jaques Prevert. E cosa poteva proporre, lei animo gentile e romantico, a dei brufolosi preadolescenti preinnamorati precoci? La sempiterna “Les enfants qui s’aiment “, il loro compito della mattina, da leggere, tradurre e spiegare nel questionario che Francese aveva preparato per loro. Testo francese alla mano dal lontano della mia memoria e della mia coscienza immacolata di allora, la coscienza di una ragazzina di dodici anni, ho declamato la poesia in italiano così come la conoscevo. I ragazzi mi hanno guardato, Francese mi ha guardato e i primi hanno aggiunto: ‘ssore’ la sa a memoria! Ma certo che conosco a memoria ” I ragazzi che si amano “!, ho aggiunto. Cosa credete che succeda ad una ragazzina quando si imbatte per la prima volta nella sua vita in versi liberi, senza punteggiatura, che raccontano senza enfasi e con purezza il primo amore, i baci dati, l’amore per l’amore? La sua coscienza immacolata impara e si libera e vola, con lo stupore per un racconto felice e sognante, la sua coscienza immacolata apprende che esiste qualcosa che va al di là del mondo infantile, esiste un mondo adulto dove c’è spazio per i sentimenti, dove l’apparente realtà si coniuga con la poesia dei versi e dei gesti. E così

I ragazzi che si amano si baciano in piedi contro le porte della notte e i passanti che passano li segnano a dito…

I criminali del web (legge Wish Aka Max)

Per chi dovesse avere un interesse specifico verso l’argomento il link di riferimento è il seguente: https://informazionecontraria.wordpress.com/2014/11/03/i-criminali-del-web-legge-wish-aka-max/

Adolescenti

sesso senza amoreIeri pomeriggio, dopo una riunione scolastica, ci siamo ritrovate a festeggiare due Antonie in un bar. Solite chiacchiere post scolastiche, commenti, organizzazione di un dono per le colleghe che quest’anno entrano nei ruoli, cose così. Mentre ci attardavamo a parlare di figli, M. ci ha detto: Non so proprio come devo fare con mia figlia, oggi mi ha fatto due domande… L’abbiamo guardata cercando di capire se fosse possibile aiutarla a risolvere qualcosa di relativo ad una ragazza di quindici anni – tanti sono gli anni di sua figlia. In pratica la sua ” piccola ” quest’estate va in Irlanda per studiare l’inglese e tra i bagagli fatti di cose relative ad un ambito strettamente materiale – i cambi di indumenti, le scarpe – la bimba ha infilato un come si usa il preservativo e si può fare sesso orale già la prima volta che si sta con un ragazzo. M. ci ha spiegato che, a parte l’imbarazzo a parlare con sua figlia di queste cose, quello che più l’ha sconvolta è stata la mancanza di attenzione al fattore innamoramento. Sicché prima di ogni cosa ha cercato di far capire alla ragazza il suo punto di vista, il fatto che a quindici anni il passaggio tra il dire e il fare è comprensivo di una fase intermedia basata sul provare quella sensazione di vaghezza, di totale evanescenza dalla realtà reale, per legarsi ad uno stato di grazia e farfalle nello stomaco. Ma la piccola non ha voluto sentir ragioni, quasi che a quell’età non s’avesse più il tempo materiale per fare un’esperienza così poco gratificante come innamorarsi – e spesso dolorosa se l’amore non è ricambiato – a favore di qualcosa che rende subito l’idea di quello che sarà una vita fatta di sesso senza fastidi. M. ha aggiunto che molte compagne di scuola della figlia hanno già all’attivo tanta esperienza e sapienza – più o meno sapiente – delle cose e dei fatti; s’è sentita obbligata, dunque, a correggere il tiro di certe informazioni deformate da presunte e sbagliate conoscenze. Abbiamo cercato di consolare M. dicendole che tutto sommato è stata già una fortuna che sua figlia glielo abbia detto e soprattutto che sia stata avveduta, preoccupandosi di attrezzarsi per questa evenienza. Male sarebbe stato se la ragazza fosse andata in Irlanda, senza mezzi e senza nessun tipo di protezione, in tutti i sensi. Fuori da ipocrisie abbiamo ricordato le nostre esperienze, le prime, precoci o meno. Le nostre hanno avuto un comune denominatore nell’amore, quello con la A maiuscola senza il quale nessuna cognizione sarebbe sembrata utile e gratificante. Per le quindicenni d’adesso siamo davvero così datate e fuori tempo quando pensiamo al sesso come fare all’amore? Qualche giorno fa scrivevo di sesso orale, riferendo l’oralità al racconto. Ma questi adolescenti poco raccontano, se non casi eccezionali, ma a quanto pare, molto fanno.

Mutande pazze

Valentina-Crepax-Top-Art2Be’ lo confesso, un po’ le invidio. Non per quella terribile capacità di prostituirsi via etere dai 14 anni in poi, affidando scatti in pose disinibite e spogliarelli da webcam ad un mondo fatto da uomini giovani e meno giovani che, statistiche alla mano, sono in vertiginoso aumento. Non le invidio certamente per quell’idea che sicuramente avranno e che le induce a considerare come prostituzione solo quella che fisicamente si fa per strada o al chiuso di una stanza – come se mercificare il proprio corpo girando un filmino e postandolo su uno dei mille siti che abbondano in internet non sia un atto di offesa verso se stesse. Non le invidio per le capacità imprenditoriali di gestire un giro d’affari – e che affari! – che permette loro qualsiasi surplus che in famiglia magari non hanno e non possono permettersi… sorrido e considero amaramente che le invidio solo per la possibilità che hanno – ma naturalmente sto scherzando – di dare corpo alle fantasie feticiste di molti, che definirli uomini mi sembra di far loro un gran complimento. Le invidio dicevo, per la disinvoltura con la quale vendono i loro indumenti intimi < Un paio di collant usati può valere 20 euro, della biancheria intima 120. Per una studentessa è una valida integrazione delle proprie entrate. I clienti sono per lo più feticisti, soprattutto dei piedi… > dice Gisy Scerman, italiana con tre shop per vendere materiali erotici. Non venderei mai le mie mutande, neppure sotto tortura. Ma è così, la pazzia dilaga tra le più esposte adolescenti, le più inermi (?) Il consenso si può ottenere da un adulto ed è uno scambio tra pari e sono decisamente feticismi loro, ma da una ragazza? ( Considerazioni che prendono spunto dal film Jeune & Jolie di Francois Ozon, presentato a Cannes – che ancora non ho visto – e dopo aver letto un articolo sulle baby squillo )

Constatazione amorevole dei fatti

lucien freud doppio ritrattoAdolescenti si diventa per opposizione, altrimenti si vivrebbe una condizione di giovani adulti assenzienti. Mò per dire, al piano di sotto vivono madame Divieto e suo figlio Vaffa, quest’ultimo in piena tempesta adolescenziale; non c’è un momento, ora, giorno che non si opponga al Divieto madre, con esaltate espressioni che manco i Turchi alla conquista del Santo Sepolcro. Le pareti, si sa, non sono di carne e neppure di materiale fonoassorbente, sicchè le intemperanze del giovane Vaffa sono una costante del post prandiale, nostro, quelli del piano di sopra. Oggi era la volta del: Non puoi accendere il computer! ( ma perché poi? boh! ) E quello: Non mi rompere il ca@@o, devo fare una ricerca! e via alternando divieti e dinieghi. Ero in cucina a sguatterare quando è arrivato il mio adolescente: Ma li senti? Faccio sì con la testa. Lui mi guarda, si avvicina, mi ” butta ” un bacio sulla nuca e convinto decreta: Sei una mamma unica, mica come quella di sotto! Embe’ mi dovevate guardare, dieci metri più alta, sul cielo della cucina a gongolare. Un figlio al giorno toglie la depressione di torno!!! 😀

Paure

Tempo fa, dopo la lettura di un brano di antologia sulle paure, discutemmo con gli alunni di allora sul significato di paura. Ognuno apportò alla discussione il suo personale contributo: chi temeva di stare al buio di notte, chi di trovarsi in difficoltà e non sapere come fare a cavarsela e altre paure relative all’adolescenza. Un alunno chiese se anche i grandi nutrivano il loro cervello di paure e chiesero a noi di raccontare le nostre. Allora avevo un solo figlio piccolo. Dissi loro che quello che mi angosciava di più, quando ero sola con il piccolo a casa, era avere un malessere improvviso, uno svenimento, che mi avrebbe impedito di chedere aiuto e avrebbe lasciato il piccolo in balia di se stesso, senza che io potessi rassicurarlo o proteggerlo. Era quella la mia paura più grande allora e, passato il tempo, al centro delle mie paure ci sono sempre loro, i miei figli. Paura che non possano farcela nella vita, nell’eventuale lavoro. Paura che debbano vivere da frustrati per quello che la società non offre a tutti i nostri ragazzi. Che vivano le scelte sociali costretti in ruoli che altri, per forza di fatti, hanno stabilito per loro. Paura di sentir dire: Possibile che in un tutte le cose che faccio debba essere sempre sfigato? Come si può lenire una simile paura, come si fa ad infondere loro coraggio?