Labirinti

Lynnkarlinphoto.com

ricordi,  sui quali di tanto in tanto ci si affaccia, con curiosità, fanno dei nostri pensieri un labirinto, con stanze composte di intrecci e diramazioni e punti di non uscita, a volte. Nel labirinto sono stanti le persone che hanno attraversato la nostra vita, coloro che si sono affiancati a quello che siamo, a volte con discrezione, altre volte con prepotenza, in tempi più o meno brevi. Nel labirinto la connotazione di ognuno è ben precisa, è, di sicuro, quella che  noi siamo stati disposti a definire nel tempo. E sempre, coloro che del labirinto sono entità assolute, si cristallizzano come età e come aspetto, al tempo della conoscenza e questo tempo non muta mai. Quasi che ci fosse un obbligo di immortalità, nel ricordo, da rispettare; un obbligo che mette al riparo da qualsiasi sorpresa. Così se ti succede di comparare il reale con quello che il ricordo ti presenta, con l’immortalità della persona nel ricordo, ti accorgi che ci sono delle evidenti sfasature, qualcosa che non torna. F. ha lasciato l’immortalità per sempre, per andare verso una dimensione crudelmente reale, che la aggiunge ai tanti che in questi giorni non sono più. F. nel ricordo, aveva modi gentili e un sorriso sempre disposto a mostrarsi, F. nel ricordo, era colei che mi aveva spesso accolto nella sua casa di giovane sposa e poi di mamma. Saperla adesso in un altrove che io non posso più collocare in nessun ricordo, in nessun pensiero vissuto, mi rende davvero incredula e triste. Che la terra ti sia lieve, cara amica.

6 risposte a "Labirinti"

  1. filorossoart 13 aprile 2020 / 21:48

    Ci hanno fatto vivere in un mondo di immortali convincendoci di esserlo anche noi. Poi finalmente torna la Morte a ridimensionare i nostri pensieri , scoprendo nelle piccole parole tutta la poesia che dentro avevamo soffocato per amore della logica. Se non sei logico devi andare dal psicologo ci dicono ancora oggi, sei disturbata, altrimenti dallo psichiatra che con una bomba chimica ti seda la depressione snebbiando frettolosamente il mistero da comprendere.
    Ma non è cosi, non ha mai funzionato cosi perché la nostalgia non è una malattia depressiva, ma una manifestazione sacra dell’Amore che ci permette come a Ulisse di rivedere i nostri cari defunti nell’addio, luogo indefinito o “valle di lacrime” o Limbo. Le lacrima d’amore e di pentimento sono il prezzo che si paga per risorgere chi non devi rivedere, chi non c’è più per amarli ancora una volta. pur sapendo che non ci ameranno più. Si è chiusa la porta prima della conclusione dell’amore lasciato in sospeso.
    Amare in quel modo, come narri tu, risveglia il dolore di un sentimento interrotto senza l’avvenuto reciproco consenso. L’Amore quando si manifesta come dolore dell’anima non è condivisibile con nessuno, è il luogo del proprio intimo non condivisibile, luogo in cui è permesso entrare ai soli possessori di anima gemella. Ecco l’Orfismo prendere forma nel canto poetico degli addii, canti che ci svelano cosa ci sia il quel mondo dove le anime non si possono toccare, abbracciare, parlare ed ascoltare. E in silenzio si piange lontano da tutti, senza essere visti perché nel pianto invochiamo chi se n’è andato e non si deve
    voltare lasciandoci nel lutto. Il Lutto è quel luogo delle attese per separazioni mai avvenute, Orfeo ce lo insegna.
    Ma da quel silenzio, una volta usciti, resta un filo rosso invisibile eternamente allacciato ai mignoli che ci mette in comunicazione come un telex, sono le immaginarie presenze di chi lontana ogni tanto torna e “riaffiora” per un saluto sorridente, in una mattina di sole,mentre riaccomodi i letti. senti intorno a te uno spirito sereno che ti guarda e fai finta di non vedere perché non c’è, ma lo senti, Quell’estasi segreta , da tenere segreta è ciò che chiamiamo le invisibili “presenze”.

    Condoglianze Mizaar

    Con affetto

    Enea

    • mizaar 25 aprile 2020 / 11:43

      Che parole bellissime hai scritto, caro Enea, grazie

  2. gaberricci 14 aprile 2020 / 13:49

    Ricordare è un processo attivo; non è un semplice ‘archiviare le fotografie’, è modificarle, integrarle, disegnarci sopra e cancellare quel che non vogliamo vedere. Ed è per questo che i nostri ricordi salvano la nostra sanità mentale: se così non fosse, il nostro cervello sarebbe un labirinto, sì, ma un labirinto di realtà, e finiremmo tutti come Jack Torrance o Abenjacan il Bojarì, uccisi nel loro labirinto.

    Tutto questo per dire che non è solo giusto, avere dei ricordi selettivi: è necessario.

    P.S.: temo che questi siano tempi in cui troppo spesso ci echeggia nella mente quel potente dialogo tra Albus Silente e Severus Piton:
    – Quante persone hai visto morire ultimamente, Severus?
    – Ultimamente, solo quelle che non sono riuscito a salvare!

    • mizaar 25 aprile 2020 / 11:45

      E tu, caro amico, puoi ben dire “ quelle che non sono riuscito a salvare “… non è semplice, per te e per nessuno, in questi tempi di tempesta…

      • gaberricci 25 aprile 2020 / 18:06

        È una frase a cui penso spesso… ma sono sempre più convinto che gli unici ad essere salvati, in quei posti, siamo noi che ci siamo andati con l’idea di salvare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...