Les jeux sont faits

fortuna ciecaIn una stamattina sonnacchiosa e post natalizia, post stefanina, e post l’ira di Giove, sono entrata in una tabaccheria per acquistare un francobollo. Convinta che le tabaccherie sono, per proprietà di linguaggio, i luoghi dove si compra il tabacco declinato in tutte le sue forme e poco altro, mi sono resa conto che tutto forniscono fuorché il tabacco o meglio, forniscono di straforo anche quello e tanto altro. Il tanto altro ha a che fare con il gioco, anche quello declinato in tutte le sue forme più moderne e astruse. E a differenza del sonnacchioso di fuori, nella tabaccheria, dietro un vetro – blindato? – due signore non più in età da non ho l’età, conducevano trattative febbrili. La controparte, una decina di altrettante agguerrite vetuste, un occhio alla tivù che sciorinava numeri che neanche il Fibonacci e un occhio al tagliando appena prodotto dalle croupiers, menavano all’aria come fendenti ambi, terni e quaterni su ruote singole, multiple e full game. Un delirio! Ho provato a mia volta ad aprirmi un varco per l’acquisto del francobollo e mi sono sentita rispondere: Non ne abbiamo, non ci conviene tenerli! Ma visto che c’è, vuole giocare qualche numero? Ma va’, va’!

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