Le case che abbiamo abitato

american_gothicLeggo una frase che non sfigurerebbe  su gli incarti di un cioccolatino: la casa è il luogo dove abitano gli affetti. In parte mi sembra una affermazione fornita di senso, di sicuro per chi condivide la propria vita e dunque la propria casa con altri esseri viventi. La casa potrebbe essere  un luogo dove gli affetti hanno una dimora, ma per chi vive in solitudine? La casa rimane, dunque, il luogo fisico dove trascorri o hai trascorso più o meno del tempo. Casa è dove sei nata, il posto dove hai vissuto con i tuoi, casa è il letto in una stanza dove il letto gemello è abitato da una ragazza come te, sconosciuta fino al momento in cui le rivolgi il primo sorriso e per la quale provi subito vicinanza – atteggiamento tipico di chi si trova catapultata lontana, tanto, dalla  casa degli affetti e deve trovare in breve un surrogato di casa, un posto dove non provare smarrimento, casa non convenzionale ma casa comunque, dove tornare nelle sere immense di una città straniera. E in successione, molte case dopo, trovarsi in una casa nuova nuova, voluta da te e dalla persona che ha scelto di condividere la tua vita, una casa che ha mobili, oggetti, angoli senza storia se non nel momento in cui la storia comincia. Al senso di stupore iniziale – cosa ci faccio qui? – si sovrappone nel tempo il racconto della casa, dettato dai gesti, dalla memoria delle parole dette da coloro che entrano ed escono dalla vita della casa. Perché, in fondo, le persone vanno, ma le case e le loro storie restano.

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6 thoughts on “Le case che abbiamo abitato

    • gaberricci 7 dicembre 2016 / 00:21

      Anzi, meglio: casa è quella che tu decidi sia casa.

      • mizaar 12 dicembre 2016 / 17:46

        non tutte le case ci appartengono, diciamo che c’è una sorta di mediazione tra noi e loro…

      • gaberricci 12 dicembre 2016 / 20:40

        Esatto, è quello che dico io.

  1. Charlie 12 dicembre 2016 / 17:08

    Io ho cambiato 10 case, dici che potrebbe essere uno spunto di riflessione?

    • mizaar 12 dicembre 2016 / 17:45

      caspita, giulietto! non ti facevo così vagabondo:-D

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