Body: n° 113

I numeri sono impietosi. Dichiarano con esattezza quello che la realtà manifesta e dunque non concedono requie, dicono più di tante parole. Mi chiedo chi dei “ grandi “ della terra, quelli che hanno deciso ad un tratto di porsi il “ problema “ dei migranti da salvare, dei migranti da accogliere – concedendo dall’alto numeri contro numeri, numeri ridicoli per fronteggiare numeri da esodo biblico – mi chiedo chi di questi abbia visto e letto quanto c’era scritto sull’ultimo domicilio conosciuto di quegli sconosciuti morti annegati, morti rinnegati. Con un pennarello indelebile una mano ha scritto, raccontando quanto sia terribile una realtà fatta di miseria e stenti e guerre e disperazione, “ body: n° 113 “, corpo: n°113. Corpo, una persona che aveva un nome, aveva dei sentimenti, una mente ragionante, degli affetti. Un corpo che ha come contraltare un numero, corpi che sono numeri e non persone. Corpi che hanno una loro fisicità solo nel momento in cui sono pescati come pesci di una specie sconosciuta, pesci da nascondere e da dimenticare subito, perché dissimili da noi per provenienza sociale e di luogo, di censo e di cultura. Chi di noi, da questa parte, si definisce un corpo e un numero, chi dei “ grandi “ della terra ambirebbe ad avere simili “ nome e cognome “ vergati con un pennarello indelebile da un ragioniere della morte?

8 thoughts on “Body: n° 113

  1. popof1955 23 aprile 2015 / 21:31

    Noi esseri umani abbiamo inventato l’anima, abbiamo inventato la reincarnazione, abbiamo inventato il nulla, quale di queste ipotesi sia reale di fatto non lo sappiamo, perlomeno non lo so. So che ogni essere ha una madre, ho ribloggato un post di un’amica che qualche anno fa si soffermava sul dolore delle madri orfane dei figli, del dolore che si espande ad onda sui vivi, per il reso siamo numeri ed acqua che si riciclerà negli anni a venire.

    • mizaar 24 aprile 2015 / 20:21

      hai ragione paolo, siamo purtroppo numeri e acqua. solo se ne parliamo, solo se ricordiamo rimaniamo persone.

  2. lois 24 aprile 2015 / 06:37

    Purtoppo di tutta la devastazione a cui assistiamo resteranno ‘solo’ alcuni di quei corpi mentre altri, molti indefinibili altri saranno sui fondali. È una barbarie inaudita alla quale tristemente e passivamente noi tutti ci siamo abituati. E mentre i politici continueranno a parlare per slogan e frasi pompose tutto proseguirà senza alcuna interruzione scorrendo tra i titoli dei giornali, mentre la dignità umana è persa del tutto.

    • mizaar 24 aprile 2015 / 20:26

      la ripetizione delle immagini dei naufragi che si sono succeduti, dei corpi che galleggiavano e che continuano a galleggiare, mi hanno sempre sconvolta. ma quelle bare con la scritta vergata da una mano frettolosa mi ha stretto in una morsa il cuore.

  3. Sergio 24 aprile 2015 / 09:53

    La ragioneria (sebbene a scuola a me sia sempre piaciuta) è una materia arida e talvolta spietata, ed in questo caso si dimostra particolarmente tale.
    Però, da parte di tutta quell’organizzazione di persone che si impegnano quotidianamente su questo fronte, visto che quelli che non ce la fanno sono solo corpi anonimi, credo sia il minimo per evitare che la loro successiva inumazione o tumulazione, sia equivalente ad una somma di piccole fosse comuni.
    Ovviamente, come sentiamo e leggo anche nelle considerazioni qui sopra, il problema vero sta a monte e consiste nel prevenire questo esodo biblico, che si dimostra sempre più spesso ancora peggio di quello che per il popolo Cherokee venne chiamato il sentiero delle lacrime.

    • mizaar 24 aprile 2015 / 20:15

      il problema sono gli uomini. la presunzione di essere meglio degli altri, l’arroganza delle proprie ragioni a discapito di quelle degli altri è la misura degli atti – misfatti – compiuti. e la percezione degli altri come tali, come persone, viene falsata da entrambi le parti, occidente e terzo mondo. nel mezzo esseri che diventano un “ problema “, qualcosa di cui sbarazzarsi in fretta. quanto vale una vita umana? nulla, a quanto pare.

  4. unpodimondo 24 aprile 2015 / 22:48

    Il problema è che siamo così egoisti e indifferenti che ci stiamo abituando a tutto. Lo scriverò domani sul post per il 25 Aprile: i nostri nonni, quelli che hanno fatto la Resistenza, quelli semianalfabeti, quelli contadini poveri in canna, di fronte a quei barconi si sarebbero comportati sicuramente meglio di noi. Oggi abbiamo tanta tecnologia e non abbiamo più la pietas…

    • mizaar 26 aprile 2015 / 16:56

      non so marco, come si faccia ad essere egoisti e indifferenti. ieri sera, per l’ennesima volta, ho pianto al sentir raccontare la storia di quelle povere anime di sant’anna di stazzema, così come quando vedo quelle povere anime che vengono traghettate e neppure verso la meta finale, da moderni caronte dal cuore di bragia. non ci riesco. dev’essere che divento vecchia e querula.

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