#JesuisCharlie

jean jullien charliehebdo
Vignetta di Jean Jullien

La cosa che maggiormente colpisce quando viene attentata la libertà di ognuno di noi – libertà di scrivere, di esprimersi, di essere una persona ragionante, di essere, in breve, e di vivere credendo che vivere sia il diritto sacrosanto di ogni essere umano – quello che colpisce è la facilità con la quale qualcuno, uno, due, tre o mille, ti prende ciò a cui aspiri, ciò che reclami come un diritto, la libertà di agire, la libertà di vivere la tua vita nel bene e nel male, senza colpo ferire se non come unica colpa, l’ultima, quella di esprimere dissenso sotto forma di una storia, di un fumetto, di una frase, di una idea divergente e comunque sacrosanta. In quel momento preciso sei un essere inerme di fronte alla mostruosità di un gesto che ti accomuna a mille altre persone che ti assomigliano per lo stesso destino, essere morto ammazzato per un atto di terrorismo,  per un gesto barbaro e senza ragione. Ed è una morte accompagnata da un grido che dovrebbe richiamare alla memoria un sentimento sacro, la stessa parola che detta in quel contesto diventa una eresia, il pensiero folle, la dichiarazione di un intento distruttivo, la religione che si fa morte per strage. Pensate a quante volte in un luogo pubblico, dove mille altre persone sono entrate prima o entreranno dopo di te, siamo esposti alla follia, siamo inermi, pensateci. Pensate a quei morti a Parigi, a quei disegnatori di fumetti – che il pensiero fa quasi sorridere, se non fosse così immensamente tragico, uccidere disegnatori di fumetti, ma dai! – un giorno di inizio anno suonano alla porta del giornale e via, Georges Volinski, ottant’anni, Cabu (Jean Cabut), Tignous (Bernard Verlhac) e Stéphane Charbonnier disegnatori di figurine, pensateci. Pensate a quel poliziotto giustiziato così freddamente, mentre è già ferito a morte, finito con un colpo alla testa. Pensateci. In una cupa giornata di inizio d’anno pensieri funesti e tragici ci accompagnano e ci accomunano, io sono Charlie, noi siamo Charlie.

3 thoughts on “#JesuisCharlie

  1. lois 7 gennaio 2015 / 21:26

    Io credo che negli ultimi anni abbiano giocato tutti a fare i buoni, tutti ‘cosmopoliti’ e tutti che dovevano accettare tutto di tutti perchè le culture e i credi devono essere tutelati, perdendo di vista tutto il percorso di integrazione e l’assistenza. Purtroppo poi gli eventi dimostrano che le cose non sono state gestite nel modo giusto ed oggi viviamo un conflitto di culture dove tutto puó accadere in ogni dove in nome della follia pura, perchè qui non c’è alcun Dio che tenga.

    • mizaar 8 gennaio 2015 / 06:27

      la cosa che fa più impressione, lois – almeno lo fa a me che ho due ragazzi grandi in casa – è questa capacità da parte di un califfato ipotetico che si fa ” santo ” ma è solo nutrito da ” santi ” principi di interesse economico, questa capacità che hanno i ” capi ” a manipolare le menti, a manipolare le azioni di persone molto giovani che a quei punto pare non abbiano nulla da perdere se non la loro vita. e non sono solo i ” loro ” ma anche quei nosri figli disastrati che ad un certo punto si innamorano di una follia chiamata isis e vanno a combattere come marionette in un teatro fatto di morte. brutta faccenda, folle faccenda!

      • lois 8 gennaio 2015 / 06:55

        Purtroppo anche questo è il risultato di uno svuotamento etico e morale. La distruzione di punti di riferimento in una società che ha perso di vista i valori. In questo vuoto si è inserita facilmente l’Is come tutte quelle mode strambe, la tecnologia 24/24 etc.. a scapito di ideali e passioni e facendo leva proprio sui più giovani che non possiedono un substrato solido e sedimentato.

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