Una storia di (stra)ordinaria tristezza

ragazzo-tristeQuando è arrivato a scuola aveva l’età di un ragazzino di prima media, ma vuoi per l’altezza, vuoi per la difficoltà a stare con gli altri sembrava realmente più piccolo dei suoi undici anni. A. era un groviglio di esperienze sbagliate, un nodo indistricato di cose vissute malamente, di parole subite, di gesti volgari unici esempi casalinghi, unici esempi reali e tangibili della sua giovanissima vita. I genitori, due disgraziati: lui labile mentale, lei schizofrenica. Incapaci entrambi di occuparsi di se stessi, figuriamoci di un figlio – o degli altri che sono poi arrivati. A. affidato dal Tribunale dei minori ai genitori, perché il bambino interrogato dai giudici aveva espresso il desiderio di stare con loro (!!) viveva promiscuamente in una stanza, nelle ore notturne, le storie di quel sesso animale che la madre quotidianamente dispensava al padre e al nonno e all’occorrenza anche a qualche ” zio “. A. imitava alla perfezione gli atti e i versi, facendo ridere per questo l’intera classe. Ci sono voluti tre anni di buzzo e di buono per ripulire la sua testa, per ripulire lui stesso fisicamente, ogni mattina sotto l’acqua a scuola, lavargli collo mani braccia, quello che era possibile. Ci sono voluti non so quanti pantaloni e quanti maglioni e tshirt comprati di proposito perché potesse avere indumenti puliti che duravano su di lui una settimana o due per poi sparire. A chiedergli che fine avessero fatto quegli indumenti diceva di non saperlo. E indossava sempre per giorni e giorni, sempre cose diverse, sempre cose nuove che finivano per puzzare, per essere maculate da infinite macchie, incattivite da un lezzo che lo faceva vivere in classe come un reietto, negato da tutti. E quanta tristezza nel vederlo piangere, quante parole con i compagni che non capivano e lo scacciavano. E lui reagiva picchiando, spesso, e disconoscendoli, i compagni, fisso in quel mondo brutto e cattivo che viveva a casa. Chiamavo il padre per istruirlo, perché potesse indicare al figlio la maniera corretta di lavare quel corpo di bambino. Aveva A. una memoria prodigiosa che lo compensava di tutte le difficoltà che incontrava nel leggere e nello scrivere. A scuola viveva una normalità che gli era negata altrove. Fece un esame di terza media strabiliante. Memorizzò una lunghissima poesia in francese che recitò alla perfezione, con accenti e pronuncia come e meglio del migliore della classe. Ho saputo di lui, negli anni, dal fratellino più fortunato perché dato in affido agli zii paterni. A. va alle superiori, A. sta bene, A. vive ancora con mamma e papà. A. è morto, ieri sera, per una polmonite. Per una polmonite, capite? Nel 2014 A. il mio alunno del corso C è morto per una polmonite. Mi è calata addosso quella infinita tristezza che provavo quando vedevo lui, undicenne, patire quella sorte infima, la stessa tristezza che mi faceva considerare che nella vita bisogna avere fortuna anche nel nascere con i genitori giusti e nel posto più adatto. A. aveva ventiquattro anni, gli stessi di quei ragazzi che trovano la morte per il troppo benessere, schiantandosi contro un palo con la fuoriserie di papà, dopo aver trascorso una notte in discoteca ad ubriacarsi e a drogarsi. Facce di una medaglia all’apparenza lucente, ma quando la giri vedi che è una patacca, un similoro che cambia le cose. In peggio. Che tu possa avere caro, almeno lassù, un tuo lembo di serenità e di pace.

Annunci

24 thoughts on “Una storia di (stra)ordinaria tristezza

  1. fab 24 febbraio 2014 / 20:35

    Avrebbe avuto diritto a qualcosa…povero ragazzo; che possa aver trovato serenità! Mi spiace Virginia, molto

    • mizaar 24 febbraio 2014 / 20:43

      ho scritto questo post perché almeno qui possa essere ricordato e considerato. quello che gli è mancato in vita!

  2. Silvia 24 febbraio 2014 / 20:40

    Non si possono lasciare i figli con genitori del genere……spesso vuol dire segnare la loro vita per sempre, o la loro morte…..

    • mizaar 24 febbraio 2014 / 20:42

      eppure questi maledetti giudici minorili permettono ciò! a. è stato enormemente sfortunato.

      • Silvia 24 febbraio 2014 / 20:47

        e magari tolgono i figli a genitori che li amano per motivi inutili che solo loro vedono!!!!!!

      • mizaar 24 febbraio 2014 / 20:54

        d’altra parte sono piene le cronache di storie di ordinaria follia dei giudici!

  3. Harielle 24 febbraio 2014 / 20:45

    Ho letto con crescente sgomento la storia di A…povero ragazzo, da sempre destinato ad una infanzia e adolescenza triste e senza redenzione di un futuro. Come si può, giustamente ti indigni tu, ed io con te, morire di bronchite oggi? Si può solo se nessuno ci presta amore e attenzione degni di un essere umano…provo rabbia e dolore……..

    • mizaar 24 febbraio 2014 / 20:50

      ieri sera mi sarebbe piaciuto davvero picchiare quei due disperati che hanno permesso ad un figlio di morire per una malattia curabile con un banale antibiotico!

  4. cordialdo 24 febbraio 2014 / 20:46

    Non ci sono parole per commentare un ragazzo così sfortunato non solo in famiglia ma anche nelle scelte di chi avrebbe dovuto tutelaro. Lo hanno tutelato? In che cosa è consistita la loro tutela?

    • mizaar 24 febbraio 2014 / 20:53

      non lo hanno tutelato, per nulla. nonostante lo stuolo di assistenti sociali che per tre anni sono venuti a rompermi le scatole per rendersi conto se il bambino veniva a scuola e in che stato veniva a scuola e via così… ma non è mai successo che glielo togliessero come hanno fatto con gli altri tre figli!

      • cordialdo 25 febbraio 2014 / 14:32

        Il problema del sedicente servizio sociale dei tribunali dei minori sono tanti incominciando che è una “professione” ed un “titolo di studio” non riconosciuto e che ha origine remota nelle sacrestie parricchiali. Gente che è nata e vive nell’ambito dello territorio con rapporti di amicizia e parentele incrociate, soggetti a simpatie, antipatie, vicinanza o distanza politica e ad altre mille variabili che nulla hanno a che fare con l’obiettiva valutazione dei fatti e delle situazioni. Ricordi in che modo hanno strappato alla madre quel bambino della provincia di Padova, credo, o Vicenza, strappato materialmente e strattonato come se fosse stato un pacco di carciofi!
        Conosco benissimo quell’ambiente. La mia ex era un’assistente sociale e svolgeva tale lavoro. Dal suo lavoro nacque la prima e non unica frattura tra di noi.
        Credono di poter decidere del futuro di molti bambini, ragazzi e ragazze già problematici in dipendenza delle situazioni sociali ed economiche dell’ambiente familiare o di quello nel quale, comunque vivono. Il loro lavoro diventa routine spersonalizzata, senz’anima, Bisognerebbe cambiare loro almeno il nome. Assistente, forse, ma sociale proprio NO!
        Anche se, come in tutte le altre professioni ci saranno anche lodevoli eccezioni, ma io non ne conosco nessuna!
        I magistrati del tribunale dei minorenni non fanno altro che decidere sulla base delle loro relazioni cosiddette tecniche a favore o a sfavore.

      • mizaar 25 febbraio 2014 / 17:35

        confermi quello che molto spesso penso anch’io. intanto oggi ho letto, nella cronaca cittadina, che il magistrato ha disposto l’autopsia perché A. è giunto in pronto soccorso – dove è morto – in condizioni pietosissime. piuttosto che una autopsia avrebbero dovuto disporre diversamente e a tempo debito, i magistrati! una intera, giovanissima vita sbagliata!

  5. Maggie May...be 24 febbraio 2014 / 21:02

    Avevo una compagna con una storia simile alle elementari. La madre fuggita dal sud perchè incinta di un uomo che l’aveva rinnegata (probabilmente, a quanto si dice perchè lei andava con lui a pagamento…), trovò marito nel mio paese. Un uomo più vecchio, uno scapolone che poteva trovare moglie solo in questo modo. Si prese cura della bambina come se fosse stata sua, crescendola a pane e ceffoni e i ceffoni erano l’unica lingua che conosceva E. che quindi parlava con noi suoi compagni di scuola quest’unica lingua. E. era figlia di una povera disgraziata e cresciuta da un uomo che ce la metteva tutta ma non sapeva fare il padre. Lei era sempre sporca, puzzava, ci picchiava e ci rompeva i giocattoli. Nessuno voleva stare in sua compagnia, era un’emarginata sebbene non ne avesse alcuna colpa. Quando eravamo in quarta elementare E. fu messa in un collegio. Dopo qualche anno la madre morì (ancora molto giovane) di tumore e dopo poco anche l’uomo che le aveva fatto da padre. Rimase solo la madre di lui a farle da “nonna” e a prendersi cura di lei, ma anche lei se ne andò per età. E. è cresciuta da sola, non sa cosa sia una famiglia, non ha ricevuto un’istruzione ed è diventata grande di colpo mentre noi vivevamo le nostre vite più o meno normali. Ora E. fatica a trovare lavoro, prende un sussidio e vive in una casa popolare comunale. E ogni volta che la vedo mi sento in colpa per tutte le volte che non ho giocato con lei, per tutte le volte che ho finto di non essere in casa quando veniva a cercarmi, per non averla compresa allora e soprattutto mi sento in colpa per avere avuto una vita felice, mentre lei di quella felicità probabilmente non conoscerà mai il sapore.

    • mizaar 24 febbraio 2014 / 21:09

      non si può dare colpa ai bambini per non essere in grado di capire, al momento opportuno, quanto sia difficile la vita degli altri diversa dalla loro stessa vita. tendenzialmente i bambini sono egoisti e non ci vanno tanto per il sottile, se un loro compagno puzza o non è capace di gioire delle sciocchezze che li rendono felici, perché quel compagno sfortunato non sa bene cosa sia la felicità. non devi rammaricarti per non aver compreso, lo fai adesso e se ti è possibile aiuta la tua vecchia compagna di scuola. te ne sarà sicuramente grata.

  6. lois 24 febbraio 2014 / 21:20

    Purtroppo quelo di A. non è il primo cado ne sarà l’ultimo. Ne vedo e ascolto tutti i giorni di casi analoghi (anche se A. ha pagato con la propria vita), mia sorella spende la sua vita per i bambini ed i ragazzi poco fortunati. Ed il suo ruolo di assistente sociale è maltrattato e non preso affatto in considerazione. Viviamo in un paese (ed io in una città) dove l’assistenzialismo ed il sociale dovrebbero essere dei capi fondamentali della nostra Costituzione (e di fatto lo sono!) e sono diventati dei ruoli e dei servizi abbandonato per quanto fondamentali. È un paese il nostro dove le potenzialità e l’assistenza ed il recupero potrebbero dare e fare tanto, ma è un settore completamente abbandonato. Ci sono gli istituti e le case-famiglia senza più fondi…
    Mi dispiace per il tuo allievo, mi dispiace per una vita bruciata per ‘così poco’, siamo una Società sull’orlo del tracollo.

    • mizaar 25 febbraio 2014 / 17:45

      al di là di tutto, sono le persone più deboli e indifese che dovrebbero avere la priorità. A. come persona disabile doveva avere la priorità su ogni meschino calcolo di possibile recupero e via concionando. adesso il magistrato si è ricordato che A. forse è stato trascurato ed ha disposto la sua autopsia. avrebbero dovuto fare una autopsia, a tempo debito, al loro cervello, piuttosto!

  7. Ariel 24 febbraio 2014 / 21:53

    Non bastano le parole cara .un abbraccio

    • mizaar 25 febbraio 2014 / 17:42

      grazie per il tuo pensiero, sirenetta!

  8. Diemme 25 febbraio 2014 / 14:07

    Mi hai spezzato il cuore… Quanto sono arrabbiata col tribunale dei Minori quando fa queste scelte! Ma dove vuoi che ti risponda che vuole stare un bambino spaurito se non con mamma e papà, nell’unica normalità che gli è nota? Hanno negato a dei miei amici, ottime persone, l’idoneità all’adozione internazionale…

    Io un tempo vedevo il Tribunale dei Minori come l’angelo protettore dell’infanzia. Oggi ho decisamente cambiato idea.

    • mizaar 25 febbraio 2014 / 17:41

      a scuola. stamattina,ho appreso altri particolari da brividi. tutto ciò che dipende dagli uomini finisce per essere contaminato dall’asserzione di se stessi a svantaggio di una obiettività, che dovrebbe essere regola, in certi casi.

  9. Lilla ... 27 febbraio 2014 / 10:04

    Non apro WP da tanto tempo … Aprirlo e leggere questo, mi sgomenta … Nella Vita ci vuole fortuna, a cominciare dalla ‘casa’ nella quale si viene al mondo … Voglio credere e sperare che, nella Morte, tutto sia molto più semplice e, soprattutto, giusto ed equo … A., adesso, sta in pace, vive sereno, pulito, amato, accettato. ❤️

  10. unpodimondo 27 febbraio 2014 / 11:03

    E’ una vicenda così triste che non riesco a commentarla.
    Forse le classi scolastiche della scuola dell’obbligo (quella pubblica, s’intende) sono rimaste l’unico specchio veritiero della nostra realtà sociale. Da adulti si scelgono i gruppi sociali e le persone con cui stare e certe realtà tendiamo ad ignorarle e nasconderle (volontariamente o involontariamente).

    • mizaar 28 febbraio 2014 / 21:12

      ne abbiamo avuti tanti di ragazzi così – ti parlo di vent’anni addietro. ora la storia sembra ripetersi, in alcuni casi. è triste, sì. tanto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...