14 anni, suicida.

E’ volutamente sintetico e crudo l’aggettivo suicida, scelto per ricordare, scelto per riflettere. Ma ce li ricordiamo i nostri 14 anni? Tra il serio e il faceto dicevo ai miei alunni di aver avuto 14 anni anch’io. Com’ero? me lo ricordo, davvero me lo ricordo; una matassa ingarbugliata mi sentivo, piena di dubbi, inesistente – così a me pareva – agli occhi delle persone che avrei voluto mi amassero, fin troppo presente agli occhi – e che occhi! pieni di lascivia, occhi che ti sporcavano al solo sfiorarti – di certuni che avrebbero voluto amarti invece a modo loro. Non ci vedevo niente di bello in quello che mi stava intorno, un andare strano, strade che non portavano da nessuna parte, pensieri spesso molto scuri. Che problemi avevo, che problemi avrei potuto avere a quell’età? Era la non esistenza dell’essere quattordicenne che mi tormentava, l’essere inesistente quasi sempre. Adesso che cosa sarei stata, simile a quella bambina che ha scelto la via migliore, quella più semplice per salire verso l’azzurro, giù veloce nello scendere da un palazzo di tanti piani. Bersagliata dalle porcherie, dalla lascivia, dalla cattiveria la stessa che prima ti toccava quasi fisicamente ora invece che ti tocca e ti penetra dentro mente, corpo, mente, cuore. Ma è stato questo, è stato solo questo? Non credo. Io volevo essere guardata per esistere, ed erano gli occhi di mia madre che dovevano farlo, con le mie modalità e i miei tempi. E’ un errore essere convinti che i figli, quando la loro determinazione nel vivere diventa evidente, quando la loro insofferenza verso di noi diventa evidente, è un errore credere che non abbiano più bisogno di noi, che possano iniziare a prendere un dosaggio di vita fin troppo superiore alle quantità riportate nel bugiardino. Essere distratti equivale all’essere disconosciuti da quegli esserini che fino a poco prima abbiamo ovattato assurdamente con un approccio di puro egoismo, insieme alle mille paure coincidenti con il senso peso e tetro di responsabilità che ci prende alla loro nascita. Cerchiamo di avere sempre uno sguardo per loro, sempre.

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