A voce alta nella giornata della memoria

campi di sterminioLe parole necessarie per ricordare spesso hanno il carattere delle parole comuni; a volte più sono semplici, più immagini sollecitano nella mente di ognuno di noi. E’ un pensiero scaturito dalla lettura, a voce alta, della poesia di Joyce Lussu stamani in classe. E nel leggere la verità di quella storia di piccole scarpe rosse e piccoli piedi, la voce mi si è rotta dall’emozione, non sono stata più capace di continuare. Intorno il silenzio dei miei ragazzi, oggi davvero miei, che hanno compreso e non hanno deriso, nè la loro prof commossa, nè la memoria di quel bambino di tre anni, di quei bambini morti nei campi di sterminio. Un pugno nello stomaco, nei nostri corpi saturi di benessere e testimoni di seconda mano  di una storia che turba le coscienze. Alla radio, ieri, ho sentito qualcuno commentare a proposito di questa giornata, sulla necessità di ricordare con esattezza e costanza, perchè oggi sono ancora in vita coloro che sopravvissero allo sterminio, tra qualche anno non ci sarà più nessuno che possa parlare per come sono andate le cose davvero. Con la loro scomparsa c’è il rischio che la memoria possa scomparire, c’è il rischio che coloro che negano la Shoah possano trovare terreno fertile, con le loro teorie offensive, in menti sgombre di memoria storica.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
” Schulze Monaco “

C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
C’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chissà di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti
non crescono

C’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole

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2 thoughts on “A voce alta nella giornata della memoria

  1. Orsolina 27 gennaio 2014 / 18:38

    Stamane su Radio Capital qualcuno lamentava il fatto di come sia superfluo usare un (1) solo giorno per ricordare la Shoah. E poi perchè non ricordare anche i prigionieri di guerra sovietici, i polacchi non Ebrei, i Rom e i Sinti, i disabili e Pentecostali, i Massoni e Omosessuali, i Testimoni di Geova e i dissidenti politici? Son tutti morti negli stessi campi di concentramento. Ma di loro non parla nessuno.

    • mizaar 27 gennaio 2014 / 20:16

      La prima cosa che ho raccontato in questi giorni ai ragazzi a scuola e non solo oggi – dacché si sta parlando di hitler e compagni e della seconda guerra e di tutto il resto – è stato raccontar loro dell’ ” opera ” di purificazione della razza tedesca cominciando proprio da quei concittadini disabili, ricoverati nelle case di cura, scomparsi dall’oggi al domani senza che neppure i famigliari sapessero. loro mi hanno guardato sgomenti. come è stato possibile che ad una persona come il loro compagno d. disabile con sindrome di down – che loro amano e apprezzano – fosse riservato un ” trattamento ” del genere? ricordare tutti coloro che persero la vita allora, quotidianamente, potrebbe servire se solo si conservasse intatta la coscienza del rispetto verso gli altri, ogni giorno, ogni momento. ci si dimentica velocemente quanto sia apprezzabile l’essere diversi gli uni dagli altri, quanto la differenza sia ricchezza per ognuno di noi.

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