I Forconi e gli svolazzi dannunziani e pauperismi della sinistra ( di Carlo Formenti da MicroMega )

forconi1Evidenziando l’alternanza di euforie (finalmente la rivolta sociale esplode anche in Italia) e allarmismi (Alba Dorata sbarca nel Bel Paese) che ha caratterizzato le analisi e i commenti di molti intellettuali di sinistra in merito al movimento dei Forconi, un bell’articolo di Augusto Illuminati tenta di ricondurre il fenomeno alla sua giusta misura: un sintomo di malessere di strati sociali con cui vale la pena di “sporcarsi le mani” per decifrarne le passioni e volgerle al meglio, senza dimenticare che si tratta di un potenziale “blocco d’ordine familiar-possessivo” facilmente pilotabile contro gli interessi delle classi subordinate, espressione di una composizione sociale e politica affatto diversa di quel non meno variegato raggruppamento di soggetti che ha dato vita alla grande manifestazione romana del 19 ottobre scorso – raggruppamento, conclude, che richiede un faticoso lavoro di ricomposizione e non “svolazzi dannunziani e pauperismi”.

Purtroppo, nei giorni scorsi di svolazzi dannunziani e pauperisti ne abbiamo letti e ascoltati non pochi, anche da parte di intellettuali che ci avevano abituati ad analisi più o meno condivisibili ma comunque lucide. In particolare, si è battuto fino all’ossessione sul binomio poveri/impoveriti, termini utilizzati come sinonimi mentre le due categorie rinvierebbero a identità ben diverse (i poveri sono spesso l’attributo cui si ricorre per evitare il termine “demodé” proletari, mentre gli impoveriti connotano le classi medie – impoverite ma non proletarizzate – animate da nostalgie per l’antico benessere, paura di ulteriori peggioramenti e rabbioso rancore antipolitico, compresa la politica “alternativa”, come hanno potuto verificare i militanti di 5Stelle).

Su questo leitmotiv hanno insistito, fra gli altri, Marco Revelli, il quale ha scritto che questo ceto medio impoverito non è bello da vedere ma è…”vero”: bizzarra categoria estetizzante – più pasoliniana che dannunziana – da applicare a un fenomeno sociopolitico. Da parte sua Aldo Bonomi, partendo dal tema a lui caro della crisi di rappresentanza, risale a quella che ritiene la causa di fondo di tale crisi, e cioè il fatto che oggi “le classi non funzionano più”, per cui occorre parlare di arrabbiati, rancorosi, depressi e indebitati.

Effettivamente rappresentare politicamente stati d’animo e non interessi è impresa ardua (anche se le destre ci sono spesso riuscite benissimo), ma ciò non significa che si debba rinunciare alla necessità di decodificare le identità sociali che si celano dietro quegli stati d’animo, in base alla constatazione che “le classi non funzionano più” (battuta in cui si riconosce la devastante riduzione della politica a comunicazione pubblicitaria). Sulla stessa lunghezza d’onda Guido Viale, il quale sostiene che questi movimenti ci insegnano che a non funzionare più non sono solo le classi, ma anche la distinzione destra/sinistra, per cui, conclude, dovremmo accettare e imparare a usare, le “loro” categorie che sono alto/basso, onesto/ladro, povero/ricco. Un vero manuale tascabile di populismo che soddisferebbe caudilli di ogni latitudine e colore ideologico: da Peron a Grillo passando per Chavez.

Ciò che più sconvolge, in questi discorsi, è il fatto che suggeriscono di curare la malattia con dosi massicce del farmaco che l’ha provocata. La controrivoluzione liberista disgrega la società, cancellando le identità collettive e trasformandole in una massa indifferenziata di individui che tentano di ridare senso al mondo a partire da coppie oppositive paranoiche (alto/basso, ecc.)? E noi ci accodiamo agli umori della “gente”, limitandoci a rispecchiarli perché questi umori sono “brutti ma veri”! Un po’ come i governi che cercano di curare i disastri provocati da deregulation finanziaria, tagli alle tasse e al welfare e privatizzazioni con nuove privatizzazioni, tagli al welfare e defiscalizzazioni.

Un accostamento tutt’altro che azzardato, perché, come ha notato Paolo Ferrero, “ci troviamo di fronte a segmenti sociali il cui status e tenore di vita è messo in discussione dalle politiche neoliberiste che però reagiscono agitando parole d’ordine liberiste…si protesta come se il mercato funzionasse benissimo e l’unico problema derivasse proprio dalla presenza dello stato”.

Certo, cercare di far ragionare questi strati sui loro reali interessi e di ricomporli in un blocco sociale con le classi subordinate che già lottano contro il regime liberista è impresa ardua, forse disperata, ma sicuramente più meritevole – e meno pericolosa – che scendere sul loro stesso terreno, sposandone linguaggi ed emozioni.

(17 dicembre 2013 )

RODOTA’ I forconi e la politica dei diritti 
REVELLI
 L’invisibile popolo dei nuovi poveri

BIFO I forconi e la deflagrazione dell’Europa
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5 thoughts on “I Forconi e gli svolazzi dannunziani e pauperismi della sinistra ( di Carlo Formenti da MicroMega )

  1. Silvia 17 dicembre 2013 / 20:23

    Quello che è evidente è che stanno cercando in tutti i modi di strumentalizzare anche questa protesta……come sempre del resto, per questo molti degli stessi protestanti si stanno dissociando. Non è un movimento politico…..e non è nemmeno la protesta dei forconi…..è detta terra terra come hanno scritto in uno striscione il gruppo che protesta qui nella città: NON SIAMO DEL MOVIMENTO DEI FORCONI, CI SIAMO SOLO ROTTI I COGLIONI!
    E come si può non essere d’accordo?

  2. lois 17 dicembre 2013 / 20:25

    La verità cara Mizaar (come in tutte le cose) sta nel mezzo. La verità è che ci voleva qualcuno che desse la scossa e ora tutto questo viene in alcuni casi “ridimensionato” o malcitato. La politica ci vede il male…certo non potrebbe essere diversamente! La verità è che questi signori meritano tutto l’apprezzamento per il loro coraggio. Per aver mutato le parole nei fatti, perché senza quelli non si va da nessuna parte più! E la politica parla parla, cambiano le facce, ma tutto è talmente distante dai nostri giorni e dalle nostre vite sempre più schiacciate. Io spero che questa rivolta diventi contagiosa, ma probabilmente sotto Natale …”si rimanda tutto all’anno nuovo”!

  3. paperi si nasce 26 gennaio 2014 / 15:52

    Com’è strana questa nostra Italia… Sono passati quaranta giorni da questo tuo post, e i forconi sembrano già una cosa di quaranta anni fa…
    Secondo me è meglio così, perché io credo si sia trattato di un “esperimento” eterodiretto per vedere quanto gli italiani fossero pronti a reagire alle sollecitazioni a scendere in piazza in supporto di una causa sufficientemente populista e generica..
    Ma gli italiani, ormai, si smuovono solo se retrocedono la loro squadra di calcio…

    • mizaar 27 gennaio 2014 / 20:49

      e chi credi abbia rimpolpato le file dei ” forconi “? i nostri bravi ultras!

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