La verità sull’aborto ( da Internazionale )

La legge 194, che ha introdotto nella legislazione italiana l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), compie 35 anni. La legge è stata approvata il 22 maggio 1978. Prima di allora, si stima che ci fossero tra le 350mila e le 450mila interruzioni di gravidanza all’anno, che in alcuni casi venivano registrate come aborti spontanei.

Nel 2012 le Ivg sono state 106.968, un minimo storico. In Italia il tasso di medici obiettori è in aumento. Il 68 per cento dei ginecologi è obiettore di coscienza e in molte città non ci sono medici disposti a praticare l’interruzione di gravidanza.


Un estratto del libro A. La verità vi prego sull’aborto di Chiara Lalli, (Fandango, 2013). Dal capitolo 194.

La legge italiana non ha una mascotte. Non ha un nome che rimanda a una donna, ma un numero e una data: 22 maggio 1978. Non stabilisce un diritto positivo assoluto di interrompere la gravidanza, ma delinea le circostanze in cui una donna può chiedere di abortire: “La donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

Difficile contestare la percezione soggettiva di un pericolo tanto ambiguo come quello disegnato dall’articolo 4, risultato di un equilibrio molto fragile e di scontri feroci. Fino agli anni Settanta la parola aborto non veniva pronunciata in televisione o alla radio e si usavano nomi in codice per indicare le donne che abortivano e magari morivano e chi procurava illegalmente gli aborti: fabbricanti di angeli, morti “sospette”, la “questione”.

Nel giugno 1973 Gigliola Pierobon è processata per il reato di aborto. Sono molte le donne che muoiono e che corrono molti rischi cercando un modo per abortire ed è sempre più difficile contenere la rabbia. Dopo decenni di silenzio, ipocrisia e alcune proposte di legge, il 22 maggio 1978 la 194 elimina l’articolo del codice penale che considerava l’aborto come un delitto contro l’integrità e la sanità della stirpe – l’ossessione per l’embrione è una conquista recente. Ma la depenalizzazione come male minore rispetto agli aborti clandestini segna a fuoco la legge, condannandola a stare sulla difensiva, e fondandola su una difettosa concessione e sul conflitto insanabile tra la donna e l’embrione. Non solo: “La legalizzazione dell’aborto non ha mutato di un tratto la rappresentazione culturale dell’aborto rispetto al modo in cui l’ordinamento l’aveva ereditata dal fascismo”, scrive Silvia Niccolai in un commento sulla 194 a confronto con la legge 40.

E se non cambia il giudizio morale, la legge verrà schiacciata – come sta succedendo – da un macigno di dolore necessario, di condanna e di vergogna. La tutela della stirpe cara al Codice Rocco rimane come un’ombra, perché la legge 194 non ha abbastanza luce per farla scomparire. La concessione insomma è limitata: “Aboliamo il divieto penale di aborto ma ricordiamoci che dobbiamo regolamentare la decisione di interrompere la gravidanza, non possiamo lasciarla stare dove altrimenti starebbe (nel privato, che nel linguaggio dell’epoca, con riferimento all’aborto, era sinonimo di clandestinità). Per regolamentarlo, dobbiamo individuare un punto temporale (inesaurita questione!), condizioni entro le quali l’aborto è legalizzato, e procedure per accertare queste due cose”. È significativo che l’aborto possa essere eseguito solo in ospedale, in quello spazio pubblico in cui il controllo possa essere esercitato facilmente, in cui tutti sanno che una donna è incinta e vuole abortire. O meglio, che una donna è incinta e proseguire la gravidanza sarebbe una circostanza pericolosa.

Il quadro di riferimento è ancora quello conservatore. In questo sfondo la tradizionale proibizione assoluta (“non devi abortire”) è indebolita solo da una fragile eccezione (“puoi farlo se sei in pericolo”), che non scalfisce la condanna morale e la considerazione dell’aborto come innaturale. Il divieto assoluto ha solo mutato aspetto, si serve anche di termini e concetti tecnici e scientifici per mascherarsi meglio, come un camaleonte in agguato.

I diritti e le tecnologie vengono trasformati in strumenti oppressivi, lasciando intatta la forma liberale. “Il contesto attuale può apparire in effetti molto felice per i nuovi conservatori, perché offre loro il terreno congeniale per difendere i diritti dell’embrione-persona e per deformare (come è caratteristico di quei conservatori che utilizzano in modo strumentale il linguaggio liberale) la responsabilità individuale e sociale verso i nascituri come modi di smontare lo spazio della libertà delle donne.”

La legge 194 è una legge che nel corso degli anni è stata aggredita e corrosa soprattutto da uno dei suoi articoli, quello che prevede la possibilità per gli operatori sanitari di sollevare obiezione di coscienza ed essere così esonerati dalle procedure abortive. Non era un destino certo, come non è certo che da una pistola carica partirà un colpo mortale. E probabilmente non sarebbe stato possibile escludere la clausola di coscienza allora, cioè quando la legge è stata approvata e i ginecologi avevano scelto di fare i ginecologi in sua assenza. Tuttavia oggi le percentuali dell’obiezione di coscienza sono gli strumenti più potenti di dissuasione.

A quasi 35 anni di distanza ci sono reparti e intere città in cui non c’è nessun operatore a garanzia del servizio, nonostante la legge 194 obblighi ad assicurarlo. E sulla legge pesa una condanna morale che contribuisce a rendere questo destino immutabile.

L’interruzione di gravidanza in altri paesi, un grafico:

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25 thoughts on “La verità sull’aborto ( da Internazionale )

  1. Diemme 17 novembre 2013 / 01:31

    Io, come certamente saprai, sono una convintissima antiabortista, eppure non sono contraria alla 194 perché, parliamoci chiaro, alla domanda “Ne facciamo morire uno solo o tutti e due?”, la 194 risponde: “Almeno uno salviamolo”.

    Quanto sopra ovviamente è solo la punta dell’iceberg, perché la 194 dovrebbe provvedere a una prevenzione cui non mi pare che provveda, e comunque quello di uccidere un essere umano non è un diritto di nessuna donna (ma quello di salvare almeno la donna, da parte dello Stato, un dovere lo è).

    Gli obiettori di coscienza però fanno bene ad esserlo: non si può essere obbligati dallo Stato ad uccidere, e questo è tanto più ignobile in quanto quelli costretti a farlo sono proprio coloro che hanno giurato di difendere la vita.

    Ovviamente i cucchiai d’oro, medici obiettori nelle strutture pubbliche e compiacenti nel privato, sono la peggiore feccia dell’umanità.

  2. charlie68gc 17 novembre 2013 / 10:21

    Visto che è un diritto sancito dalla legge, credo che i dottoroni obiettori di coscienza non dovrebbero potersi rifiutare di farlo.
    Secondo me se gli venissero defalcati anche solo 100 € dallo stipendio per ogni volta che si rifiutano di farlo, vedresti che sparirebbero tutti

    • Diemme 17 novembre 2013 / 10:54

      Ma che accidente di discorso è? Secondo te uno può essere obbligato ad uccidere? Un medico che ha come missione di salvaguardare la vita può fare a pezzi un bambino e buttarlo nell’inceneritore perché questo prescrive la legge? Allora avevano ragione quelli che hanno massacrato persone innocenti in base alle leggi razziali, “Obbedivano agli ordini”: semplice, no?

      • charlie68gc 17 novembre 2013 / 11:02

        è diverso, c’è una legge che autorizza l’aborto e va rispettata
        Non facendolo condanni la persona a rivolgersi a dottori improvvisati che spesso fanno più danni che altro.
        Oltretutto così facendo anche la persona che vuole abortire diventa fuorilegge
        Se a te questo sembra giusto…..

      • Diemme 17 novembre 2013 / 11:06

        Allora, il fatto che una donna sarebbe costretta a rivolgersi a “dottori improvvisati”, se fosse vero, significherebbe che i medici veri una pratica del genere la rifiutano: e questo non ti dice niente????

        La persona che vuole abortire, diventerebbe fuorilegge? E per evitare questo io medico, che dedico la mia vita alla salvaguardia della vita altrui, dovrei sporcarmi le mani di sangue innocente? Hai capito proprio male.

      • charlie68gc 17 novembre 2013 / 11:20

        Quindi il fatto che una donna rischi la vita se prova a portare a termine una gravidanza (citando l’esempio di Maggie May) non ha nessuna importanza e il medico può tranquillamente rifiutarsi di fare l’intervento per una sua etica?
        Ripeto, c’è una legge e come tale va rispettata, la scelta deve essere solo dei genitori e non del medico.

        Provo a ribaltarti la questione

        Se un medico è a favore dell’eutanasia, la può praticare indipendentemente dal fatto che la legge lo vieti?

      • Diemme 17 novembre 2013 / 13:34

        Ti rispondo subito alla prima domanda, tanto sono abituata a rispondere sempre alle solite argomentazioni degli abortisti: CHI HA PARLATO DI MADRE CHE RISCHIA LA VITA??? E’ chiaro che va salvata la vita della madre ma, per l’appunto, si tratta di salvare, si tratta di decidere per il male minore, se sacrificare la vita di una persona adulta, con una sua rete di affetti, o quella del nascituro: è una decisione dolorosa, come quella di amputare un arto, ma se una terza possibilità non esiste, chiaro che si salva la madre (e comunque ci sono madri che hanno deciso diversamente, e magari si sono pure salvati tutti e due).

        Rispondo anche alla questione ribaltata: ho detto che la legge non sempre è giusta, non che chiunque possa fare della vita altrui quello che gli passa per la testa!

      • charlie68gc 17 novembre 2013 / 14:28

        quindi, secondo il tuo punto di vista, una madre non potrebbe abortire, occorre salvare una vita e farla partorire, salvo poi correre il rischio che la madre possa abbandonare il neonato nel cassonetto lasciando al caso il futuro

      • Diemme 17 novembre 2013 / 14:52

        Ma si, ammazziamoli tutti, così non rischiamo neanche che in futuro si ammalino! Lo facciamo per il loro bene, la vita è una valle di lacrime…

      • charlie68gc 17 novembre 2013 / 16:42

        Non intendevo quello
        vorrei solo una maggior tutela verso chi intraprende una decisione che di per se è già difficile, lo vorrei perchè è la legge che lo consente

  3. Maggie May...be 17 novembre 2013 / 11:00

    Quando nacqui la mia mamma ebbe difficoltà durante il parto. Il giorno stesso il ginecologo della maternità prese da parte il mio babbo e gli disse che non era il caso che avessero altri figli: la mia mamma non si sarebbe potuta salvare e per il bambino ci sarebbero state pochissimissime possibilità (e sicuramente non nei primi anni dopo la mia nascita). Immagino il dolore con cui i miei genitori possano essersi sentiti dire questa cosa (avevano 24 e 23 anni e avevano progettato di costruire una famiglia insieme). Dopo qualche mese la mia mamma rimase nuovamente incinta. Se non ci fosse stata una legge ad autorizzare l’interruzione di gravidanza quale scelta avrebbe avuto se non rivolgersi a un “macellaio” che lo facesse abusivamente? Lo stato deve garantire la possibilità di scegliere, perchè a volte le scelte sono obbligate. Credo che nessuna donna scelga a cuor leggero di interrompere una gravidanza, sono scelte sofferte e ragionate e credo che fare sentire un mostro chi con sofferenza compie questa scelta sia crudele.

    • Diemme 17 novembre 2013 / 18:20

      Quello di tua madre rientra nei casi di aborto terapeutico, anche se forse si potrebbe eccepire su eventuali precauzioni non prese. Per il resto, la storiella della scelta sofferta non me la bevo. Sono una che vive in mezzo alla gente, che ha centinaia e migliaia di contatti, e di storie non ne conosce una o due per caso.

      Proprio su mio blog, in una discussione proseguita poi in chat privata, qualcuno è stato capace di definire l’embrione “un ritardo mestruale” e “poco più di un pannolone sporco”.

      Io non dico “tutte” le donne, ma se devo fare una statistica su quelle che ho avuto modo di conoscere di persona – o al più tramite terzi – potrei tranquillamente che la quasi totalità rimane prima incinta per incoscienza e poi abortisce con una superficialità mostruosa. Di idee poi ognuno può avere quelle che vuole, ma i fatti, almeno qui nella realtà romana del 20esimo e 21esimo secolo, questi sono.

      • mizaar 18 novembre 2013 / 19:14

        sono dell’idea che, a proposito dell’aborto e della necessità o meno di praticarlo, ognuno ha le proprie opinioni e apporta alla propria causa le esperienze di vita – le proprie e le altrui, e su questo non ci piove. che tu debba, però, non concedere il beneficio del dubbio riguardo la scelta di vita di due giovani genitori – quelli di maggie – mi sembra non corretto. penso che abbiano fatto una scelta determinata con dolore, perché no? non possiamo essere certi che il loro pensiero sia stato viziato nella forma e nella sostanza, sarebbe ingiusto. quanto a tutto quello che hai scritto ho rispetto per il tuo punto di vista, ma vedo la cosa in altro modo. per questa legge abbiamo fatto l’impossibile e alla fine ci è sembrata una conquista, davvero. come tutte le cose, però, ha avuto e ha ancora lati positivi – il fatto che ci sia, ancora, ad esempio – e negativi. uno dei negativi è senz’altro la poca incisività dell’azione di prevenzione che doveva essere fatta dai consultori – prevenire aborti e malattie sessualmente trasmissibili doveva essere un imperativo, invece… siamo nella condizione che ben conosciamo. il fatto che negli ospedali non ci siano medici abortisti è un’altra macroscopica pecca. nella provincia di bari un solo ospedale, allo stato attuale, fa servizio in questo senso e questo è realmente pazzesco! il cinismo che attribuisci a quelle che abortiscono senza pensarci su, se permetti, lo applico ai medici per i quali,dopo una serie innumerevole di anni trascorsi in un qualsiasi ospedale, più che come persona ti vedono come una rottura di scatole. detto dal mio ginecologo abortista, inizialmente, nessuno dei suoi colleghi voleva praticare all’occorrenza perché avrebbero passato il tempo – secondo loro – solo a far quello. ha smesso di farli anche lui perché il carico della pratica gravava su uno solo, e non per un mero scrupolo morale, ma solo per una questione di praticità. so per certo che tu sarai di un’altra opinione, ma un embrione non è un bambino e se solo negli ospedali fosse utilizzato il metodo karman, senza aspettare i tempi biblici della burocrazia, la questione sarebbe senz’altro meno traumatica per tutti. lo stesso vale per la pillola del giorno dopo: non concederla è assurdo, se può servire a non dover fare, dopo, scelte troppo laceranti, che ben venga. non ho mai abortito, ma l’hanno fatto persone a me vicinissime e molto care. ho assistito ad uno di questi – in casa di una ostetrica, senza che alla persona che accompagnavo fosse stato dato il ” conforto ” di una qualsiasi anestesia – ed è stata una esperienza devastante, per lei e per me. perché non in ospedale? prova ad immaginarlo. perché non è stata fatta la scelta di tenere il bambino? prova a pensarci. ognuno di noi sa quello che è giusto per sé, al di là di tutte le altre questioni. se avessi saputo, dopo l’amniocentesi del mio secondo figlio, di una sua eventuale disabilità avrei abortito. perché ogni giorno so quel che soffrono i genitori di una persona disabile e i loro figli. il mio alunno patatoso è un ragazzo down e la sua mamma è morta il giorno in cui l’ha dato alla luce. è stato il quarto di una famiglia con figlie già grandi e dato alla luce da una mamma già grande per partorire un figlio, ancora. poteva abortire e non l’ha fatto, un atto d’amore mancato, per la non presenza di un elemento indispensabile e necessario, la figura materna. so che avrai da controbattere con fermezza, ma è necessario che siano date delle possibilità a tutte le persone. con serenità bisogna concedere ad ognuna il diritto all’autodeterminazione, impedire che ciò avvenga non può che farci ritornare al medioevo di mammane dal quale siamo uscite negli anni 70.

      • Diemme 18 novembre 2013 / 20:22

        E infatti io sono per la 194 perché sono contro il ritorno alle mammane, sono per la tutela della vita e della salute della donna, ma sono fermamente convinta che nessuna donna abbia il diritto di abortire. Sull’aborto terapeutico poi non mi sono mai pronunciata – o meglio, mi sono pronunciata esclusivamente sul termine, visto che una “terapia” dovrebbe curare e possibilmente guarire, ma non è questo il problema.

        Infine, non credo di essermi pronunciata criticamente nei confronti dei genitori di Maggie. In questo momento sto nell’aria notifiche, appena posso passo da te e rileggo quello che ha scritto Maggie e che ho scritto io.

      • mizaar 18 novembre 2013 / 21:12

        sostegno il diritto all’autodeterminazione delle donne e questo diritto, non si può negare a nessun essere umano. “Per il resto, la storiella della scelta sofferta non me la bevo.” la frase che sicuramente mi ha indotta a pensare qualcos’altro è questa. cosa intendevi dire?

      • Diemme 18 novembre 2013 / 21:33

        Ammazzare un bambino non è autodeterminazione, non si ha nessun diritto su un corpo altrui, men che meno quello di eliminarlo.

        “Per il resto, la storiella della scelta sofferta non me la bevo.” non si riferiva neanche lontanamente alla storia di Maggie! Io intendevo dire che gli aborti vengono spesso – secondo me il più delle volte – fatti con superficialità, vissuti come una seccatura, un’appendicite, e dietro non c’è quasi mai una scelta sofferta: insomma, un discorso generale, assolutamente non legato alla storia dei genitori di Maggie.

      • mizaar 19 novembre 2013 / 19:22

        sull’essere fatti con superficialità non sono davvero d’accordo, diemme. è comunque un ” intervento ” sul tuo corpo e ci pensi, non fosse altro che per paura, se proprio non vogliamo considerare la questione dal punto di vista dell’affettività e della morale

      • Diemme 19 novembre 2013 / 19:28

        Sì, certo, ci pensi, è un po’ come andare dal dentista: una seccatura, forse sarà pure doloroso, se potessi risparmiarmelo lo farei ma… s’ha da fa’!

      • mizaar 19 novembre 2013 / 19:31

        insomma non proprio in questi termini, non proprio.

      • Diemme 19 novembre 2013 / 19:38

        Virginia, io più ci penso a questo argomento più mi carico: tra quelle che io ho conosciuto, le uniche persone che secondo me avrebbero avuto delle ragioni per fare un passo del genere sono proprio quelle che il figlio se lo sono tenute (una persino dandolo in adozione, tanto non lo voleva e non lo poteva tenere!).

        Ovviamente, sia chiaro che non condanno a occhi chiusi chi ricorre all’aborto, capisco la debolezza, lo smarrimento, la solitudine, la paura, i fantasmi del futuro, un contesto sociale che non aiuta, ma rimane l’errore di fondo dell’averci fatto credere che sia un diritto, e l’angoscia, quella che tu chiami una “decisione sofferta”, è una sofferenza che ci potremmo tranquillamente risparmiare, semplicemente perché non c’è nulla che abbiamo il diritto di decidere.

        Sicuramente avrai constatato, perché ogni adulto più o meno l’ha sperimentato, che le nostre paure spesso rimangono a livello di paure, e i fatti paventati non si verificano. Ecco, io penso che assumersi le proprie responsabilità, non ricorrere alla decisione “facile”, serva pure a darci coraggio, a farci crescere e, alla fine, farci un regalo enorme.

      • mizaar 19 novembre 2013 / 19:42

        tanto per replicare, ma siamo fermamente convinte, entrambe, di quello che abbiamo pensato e scritto. sicché va bene così, non ci ” scanneremo ” il giorno che avremo la fortuna di conoscerci di persona! 😀

      • Diemme 19 novembre 2013 / 19:53

        Sicuramente no… 😉

      • Diemme 18 novembre 2013 / 20:29

        Ecco, ho riletto il mio commento di risposta a Maggie: dov’è che non avrei concesso il beneficio del dubbio ai genitori di Maggie? Anzi, quello è uno di quei casi in cui non mi azzardo a pronunciarmi, mi pare uno di quei pochissimi casi in cui non ci fosse praticamente altra scelta.

  4. Monique 17 novembre 2013 / 12:52

    Sono sempre perplessa di fronte a queste questioni, più che altro mi sorprende la facilità con cui si cerchi di definirle secondo uno schema bianco-nero quando invece occorre considerare numerose sfumature. Io credo che ogni caso sia a sè e debba essere considerato nella sua unicità. Inutile, poi, far finta di non vedere che, nell’impossibilità di accedere legalmente ad una struttura ospedaliera, la gente pratica la stessa cosa esponendosi a rischi più gravi e questa non mi sembra una soluzione accettabile.

    • Diemme 17 novembre 2013 / 18:23

      Monique, una definizione di massima va data, poi si possono esaminare tutte le eccezioni e i distinguo.

      La Marini che abortisce perché deve andare in barca e le darebbero fastidio le nausee è diversa dalla ragazzina senza mezzi di un paese all’antica che se si presenta a casa incinta viene prima massacrata di botte e poi messa alla gogna della disapprovazione e dell’esclusione, spero che questo non ci sia bisogno di chiarirlo.

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