Il pullover che mi hai dato tu

lanaPoco fa sono uscita; le strade lucide di pioggia, il traffico impazzito – la pioggia torrenziale del pomeriggio, mista a grandine, ha sconvolto gli animi. In queste circostanze siamo come formiche impazzite che, al minimo accenno d’acqua, cercano rifugio passandosi l’un l’altra le informazioni necessarie per non soccombere, formiche già nascoste nelle auto in fila, in difesa, informate e timorose dei lampi che illuminavano il già luminoso cielo della città. Sono passata accanto ad una vetrina dove faceva mostra di sé un maglione di lana grossa, lavorato a trecce irlandesi. Ad un tratto, nonostante il caldo di scirocco m’è venuta voglia di mettere addosso quel maglione, di percepire la morbidezza della lana, il suo calore. Un desiderio irragionevole. Ho pensato ad un maglione che mi fu regalato, lo indossava un ragazzo che avevo appena conosciuto, amico del fidanzatino d’allora. Parlavamo e ad un tratto, senza una premessa logica, gli dissi che quel maglione era bello e mi piaceva molto. Lui se lo sfilò e me lo diede, senza difficoltà, con la stessa irrazionale logica con cui gli avevo detto del mio piacere. Un desiderio irragionevole accontentato allora, ma stasera non sarebbe stato possibile indossare un pullover di lana, per smorzare una voglia.

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