Ferito a morte

ferito a morteMolte volte mi sono chiesta per quale ragione gli scrittori del Novecento italiano più capaci non sono riusciti ad avere quella risonanza, la fama, anche in patria, che meriterebbero. Non mi riferisco allo ” zoccolo duro ” della letteratura, Quasimodo, Montale e Ungaretti – la ” trimurti ” come li avevo battezzati ai tempi di scuola – che dopotutto, da poeti, sono riusciti a conquistare le antologie scolastiche e, forse, anche l’interesse dei lettori. Penso piuttosto a scrittori di prosa come Pratolini, Vitaliano Brancati, Raffaele La Capria, tanto per dire qualche nome – Calvino e Moravia mi sembra abbiano avuto vicende diverse e sono riusciti ad essere riconosciuti a livello più ampio e più ” popolare “. Il ” limite ” di un La Capria, ad esempio- se di limite si può parlare – è dato da una scrittura ” provinciale” che fa riferimento a fatti, cose e persone limitate a luoghi e situazioni ben definite.  Ma provate a leggere  Ferito a morte, il bellissimo romanzo, scritto e riscritto più volte da quel Dudù, che rimane il cantore più alto di un sentimento di napoletaneità, sentimento unico e ascrivibile ad una terra e ad un popolo e che allo stesso tempo sconfina in un sentimento più ampio, riconoscibile in ognuno di noi, quello che tocca la sfera delle emozioni e dell’introspezione. Il protagonista del libro, La Capria stesso, attraverso il flusso di coscienza – tecnica letteraria praticata da scrittori più noti universalmente, come Virginia Woolf – porta chi legge ad un coinvolgimento emotivo unico, le parole sono colore e pensiero, compongono un percorso mai lineare fatto di anfratti e nicchie, come sempre è il pensiero che vaga libero nella mente di chi è capace di pensare. Si fa fatica, all’inizio, a capire. La linea del tempo viene portata avanti e indietro continuamente – non si fa così quando si ricorda? – ma a partire da subito si viene abbacinati dai colori e dalla luce, dalle voci che Massimo De Luca ascolta in una giornata qualunque, dalla descrizione di una bella giornata. Al termine del libro viene voglia di rileggerlo subito perché il timore di aver perso qualcosa, di aver perso di vista coloro che hanno composto per una manciata di giorni – il tempo che ci vuole per leggere il romanzo, ma anche meno – un mondo fittizio e reale è un timore tangibile. Ci si distacca malvolentieri da Ferito a morte. Così poi viene da chiedersi come mai La Capria, a novantasei anni, sia conosciuto ai meno. Forse perché uno che ha scritto “La vita è ciò che ci accade mentre ci occupiamo d’altro ” non può ambire a molto credito, capaci di credere come crediamo che la vita è qui e adesso, fatta di banale concretezza, occupati come sempre a vivere altro, senza considerare quello che ci accade e senza volerne la consapevolezza.

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14 thoughts on “Ferito a morte

  1. Sergio Baldin 8 luglio 2013 / 22:32

    Se ti fidi, io sono uno che legge molto, che ho sempre letto da quando ho potuto avere libri per mano, ma La Capria non ricordo di averlo mai conosciuto come scrittore.
    Devo anche dire che non prediligo autori italiani, almeno da quando ho abbandonato gli autori conosciuti dai tempi della scuola, perchè i miei gusti hanno imboccato altre strade, generi improntati più sull’azione, che sulla riflessione, su un narrare veloce, più con dialogo che descrizioni.
    Credo che, particolarmente oggi gli autori vengono promossi dal sistema editoriale, quello stesso che compera un contenuto ancora da riempire, magari solo sull’idea del libro, dei vari Follett, Dan Brown, Tom Clancy, ieri anche Wilbur Smith e così via, anche se oggi un pò di eccessi di esterofilia sono diminuiti.
    Leggo un autore un pò particolare: Alan D.Altieri, va bene che ha abitato in California, però è nato a Milano e si chiama Sergio Altieri, come pure un altro esempio è quello di Stefano Di Marino, che pubblica una collana di volumi di spionaggio su Segretissimo Mondadori con lo pseudonimo di Stephen Gunn.
    Così è capitato, per farsi leggere si son dati pseudonimi esteri, immaginarsi chi scrive del proprio paese e della propria regione, quante difficoltà deve avere per farsi conoscere. Ho fatto alcuni esempi, così per avvalorare una mia tesi in merito, poi chissà cosa rarà in questo caso, sempre premettendo la scarsa propensione alla lettura degli italiani.
    Un abbraccio e buona serata carissima Virginia!

    • mizaar 9 luglio 2013 / 20:18

      ecco vedi, proprio come dicevo: la capria è davvero poco conosciuto. per contro sono io a non conoscere gli autori che preferisci tu, però mi informo e vedrò di leggere qualcosa a proposito, promesso! 😀

      • mizaar 26 luglio 2013 / 19:53

        bene, grazie mia cara. sei gentilissima a chiedermelo! 😀 e tu?

      • melodiestonate 27 luglio 2013 / 08:46

        io mi sono concessa una vacanza dopo un trasloco da incubo…..un abbraccio

      • mizaar 29 luglio 2013 / 19:55

        traslocare è comunque un incubo! 😦 hai fatto benissimo a concederti una vacanza, te la sei meritata. baci baci

  2. Diemme 10 luglio 2013 / 20:08

    Davvero splendida recensione! 🙂

    • mizaar 10 luglio 2013 / 20:15

      grazie, sei gentile! quando leggo qualcosa che mi entusiasma – cosa che oramai sta capitando di rado – scrivo volentieri le mie impressioni 😀

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