Il ragazzo di Barletta

pietro menneaNel momento della nascita nessuno ha sentore del luogo, del tempo, delle cose che circondano l’essere venuto al mondo. Sei nato ed è di per sé sufficiente, qualcosa che ha a che fare con i miracoli. Solo in seguito, pensandoci – se ci pensi, perché è più facile non pensarci – ti rendi conto della Storia che t’è passata vicina, ti fai capace che certe attitudini, il modo di comportarsi e quello di ragionare non sono solo frutti del caso o del carattere, ma conseguenze del tempo storico. Quelli della mia generazione sono nati a ridosso della fine di una guerra mondiale, la seconda. Sembra non pertinente con i nostri comportamenti, invece credo che molte delle scelte di vita compiute in seguito abbiano a che fare con quella vicinanza. La nostra infanzia, quella di persone del Sud, terroni, è stata segnata da condizioni di un minimalismo economico non concepibile in questo odierno, sia pure in crisi. Quel poco che si aveva sembrava anche tanto e siamo cresciuti con l’idea che  il dover ” darsi da fare “, senza che nessuno ti dicesse di farlo, è stato il nostro tratto distintivo, la forza nascosta e non detta, che ha motivato le nostre scelte e ha sorretto l’idea di una emancipazione sociale ed economica alla fine raggiunta. Così è stato per Pietro Mennea, ragazzo del ’52, nato a Barletta, a due passi da qui. Ricordo, con le sue prime vittorie, la voglia che venne a mio fratello e ai suoi compagni di andare a correre per imitazione. E non lo si faceva con discernimento e le accortezze e gli abiti adeguati e le bevande energetiche, si correva con i pantaloncini sintetici comprati al mercato, per le strade di campagna o sulla spiaggia come quel ragazzo magro magro, al quale non avresti dato cinque lire. Mennea mangiava i maccheroni al forno che sua madre gli preparava come energetico per le gare. L’infanzia e la giovinezza nel Sud ti segna e ti forma, ti dà carattere e ti fa vincere gare alle quali mai avresti pensato da vincitore. Barletta, come una matrigna, non ha mai molto amato quel ragazzo figlio di gente umile, ma ieri sera gli ha regalato una fiaccolata. Poca cosa per chi, dell’essere nato a Sud, se n’era fatta una bandiera.

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10 thoughts on “Il ragazzo di Barletta

  1. paperi si nasce 23 marzo 2013 / 22:57

    Un personaggio di grande intelligenza, di infinita umanità e umiltà. Ascoltare una sua intervista, i racconti delle sue avventure, era sempre un piacere. Un eterno ragazzo, che ha inseguito (e raggiunto) per tutta la vita il successo attraverso la costanza e la caparbietà negli allenamenti, e con il “doping” della pasta al forno e della cucina mediterranea. Tutto il contrario di tantissimi campioni artificiali dei nostri giorni, costruiti in laboratorio, e che scoppiano dopo pochissimo. E però i suoi mitici 19″72 sui duecento sono rimasti record mondiale per un tempo lunghissimo e sono tuttora, dopo più di trent’anni, primato europeo.

    • mizaar 25 marzo 2013 / 21:19

      persone così, che hanno fatto tanta fatica per emergere, sembrano adesso personaggi di una fiaba… il doping ” maccheroni al forno ” è molto carino! 🙂

  2. fabio cuzzola 24 marzo 2013 / 11:13

    devo confessarti che la cosa mi ha colpito molto; non sapevo della sua malattia, ne ho scritto anche sul mio blog perchè per me da ragazzo Mennea è stato un mito del riscatto dal Sud.

    • mizaar 25 marzo 2013 / 21:20

      è così fabio, è stato un grandissimo simbolo per noi sudisti!

  3. Sergio Baldin 25 marzo 2013 / 11:51

    Cara Virginia, ciò che hai scritto di quei tempi come motivazioni per i ragazzi del sud, credo valesse pure anche per quelli di altre latitudini, perché io mi riconosco, anche da coetaneo (del 1952) di Pietro Mennea, atleta che ho sempre ammirato e stimato.
    Forse sarà stato poi il risiedere via da Barletta a fargli perdere quel collegamento che solitamente si crea fra il proprio paese ed un personaggio che si fa onore nel mondo, non saprei spiegarmelo altrimenti, perché solitamente c’è orgoglio, si fanno le feste dopo i successi, certe volte si esagera pure.
    Ma forse qui parliamo di un personaggio che aveva raggiunto un livello nazionale, era diventato emblema, non solo di una città, ma di un’intera nazione, non solo per i suoi successi, ma pure per essere sempre rimasto autentico, una persona genuina, con tanta voglia di non fermarsi (basta pensare a tutte quelle lauree).
    Ora le sue grandi rimonte in curva rimarranno un ricordo indelebile per tutti e non solo per i barlettani!
    Ciao carissima e grazie per il tuo ricordo!

    • mizaar 25 marzo 2013 / 21:40

      siamo noi, forse, l’ultima generazione a non dare tutto per scontato, caro sergio! mennea è stato un simbolo in cui riconoscerci ed è un bene, dovrebbero imparare da lui i nuovi atleti, quelli che di tanto in tanto fanno parlare di sè per i doping. mi fa piacere condividere i miei pensieri e i ricordi più cari! 🙂

  4. Enripoppins 25 marzo 2013 / 19:19

    Grandissimo Mennea. Il Forrest Gump Italiano.
    Mi domando solo come mai si sia messo a bazzicare Forza Italia… 😦

    • mizaar 25 marzo 2013 / 21:11

      al di là delle scelte che una persona compie nella sua vita, rimane il forte senso simbolico, la rivalsa sportiva su tanti che hanno provato a superare i suoi record e ci sono riusciti solo dopo circa vent’anni, con tutta la tecnologia e i potenti mezzi a disposizione. hai ragione, un forrest gump prima di forrest gump…

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