Ragione e sentimento

Fayum02Ieri l’altro pomeriggio, a scuola. L’esperto PON ci lascia internet libero per una mezz’ora e i ragazzi si fiondano su FB. Giro tra i banchi, qualcuno mi chiama perchè vuole mostrarmi le sue foto on line. D. insiste perché dia un parere su quei due in foto, uomo e donna, abbracciati. Non mi fanno una bellissima impressione, molto coatti, in canotta, lui con i capelli rasati. Chiedo a D. se sono per caso i suoi genitori e mi spiega: Lui è mio padre, lei è la zoccola della sua compagna – testuale. Gli dico, naturalmente, che non deve esternare giudizi sulle scelte degli adulti, e non con quei termini, ma mi rendo conto che gli sto dicendo quello che D. stesso non esiterebbe a definire, una grandissima e stupida cazzata. Si vede che D. è arrabbiato con suo padre e lo è ancora di più con quella che, a suo parere, lo ha allontanato da lui e dalla sua famiglia. Lo guardo, mentre borbotta, ma il suo sguardo è sfuggente. D. è sempre così, anche quando lo incontro di mattina per i corridoi. Non vuole stare in classe, si annoia. Finirà per essere bocciato, se fa così. Glielo dico sempre, gli dico di tornare a seguire le lezioni, ma cosa può interessargli la scuola se è contro il mondo intero? La mia ragione si scontra con il suo sentimento irrazionale e  irragionevole, ma con il senso compiuto dell’essere cresciuto storto nel corpo e negli occhi sfuggenti di un ragazzo di tredici anni; coltivato, quel sentimento, a rancore e rabbia e tristezza. Però a guardare in fondo agli occhi chiari di D. si finisce per trovarci dentro solo un bambino smarrito, in un mondo di adulti pieni di sé.

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19 thoughts on “Ragione e sentimento

  1. in fondo al cuore 3 marzo 2013 / 11:38

    Purtroppo spesso i grandi pensano solo a se stessi….e chi ci rimette sempre sono i figli… buona domenica!

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:52

      sono d’accordo con te, silvia. buon lunedì!

  2. liù 3 marzo 2013 / 11:40

    E’ solo un bambino che vorrebbe la sua famiglia composta da mamma e papà riunita!
    Gli adulti certe volte non pensano ai bambini e a come cresceranno senza la loro presenza e questo è solo grande egoismo da parte loro!

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:52

      è solo un bambino, hai ragione, con un problema più grande di lui.

  3. cordialdo 3 marzo 2013 / 12:42

    A parte le responsabilità del padre nei confronti del figlio, la situazione psicologica di quel ragazzino è certamente molto più grave di quanto possa sembrare in un primo momento sulla base della tua descrizione.
    Ma la vostra scuola non ha una consulenza costante e periodica da uno o più psicologi o con un Centro Medico Psico-Pedagogico?

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:50

      nel leggere il tuo commento, osvaldo, m’è venuto spontaneo un sorriso, ma un sorriso amaro, purtroppo. è tanto che ci siano i fondi per coprire le spese più urgenti, figurarsi uno psicologo. ce ne vorrebbero sì, di persone che abbiano la competenza giusta all’ascolto e alla risoluzione dei problemi. noi docenti abbiamo dalla nostra solo il buonsenso – quando c’è – e basta. quanto a risolvere i problemi psicologici dei ragazzi ce ne vuole, dovremmo prima di tutto risolvere i nostri!

  4. popof1955 3 marzo 2013 / 16:10

    Se vuoi aprire un negozio o guidare un taxi serve una licenza o un permesso, per diventare genitori no.
    Però questa frase si presterebbe anche ad interpretazioni meschine, tipo esami di maturità per diventare genitori o semplicemente …
    La vita mette alcuni figli di fronte a prove che sembrano insormontabili, li plasma, magari D diventerà da grande un intransigente, o troverà risposte che gli faranno assumere un comportamento non accettabile.
    Ma nessuno si sceglie i genitori, si resta anche orfani a volte. Tutto sta nelle rete sociale e parentale in cui si vive. Non c’è peggior povertà della povertà di principi.

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:45

      hai proprio ragione, paolo, sono i principi che mancano!

  5. plus1gmt 3 marzo 2013 / 16:30

    il tuo mestiere è uno dei più difficili di tutti

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:44

      ciao plus, benvenuto! non so se ci sia un grado di difficoltà – più o meno – applicabile all’essere docente. c’è sicuramente una difficoltà in senso lato nella comunicazione tra adulti e ragazzi, che si manifesta specialmente nella scuola. l’incomprensione sta nel fatto che da una parte noi adulti siamo cristallizzati in un ruolo che ci lascia poche libertà, legati come siamo allo stereotipo del giudizio e dell’insegnamento obbligato dei programmi, dall’altra parte c’è nei ragazzi un disinteresse diffuso e generalizzato, che rifiuta la comunicazione se non circoscritta alla banale interrogazione. quando vedi la necessità di rompere le consegne statiche del silenzio tra le parti, ti guardano come se fossi un marziano. insomma è dura!

  6. Lilla ... 3 marzo 2013 / 20:44

    Qualunque donna che volesse prendere il posto di una mamma che non c’è più finirebbe per essere considerata ‘zoccola’ … D. ha già i suoi ‘se’ da digerire … Non ha bisogno di adulti pieni di ‘sè’ intorno … Ma questo, non credo che il padre abbia gli ‘elementi’ per capirlo … 😦

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:32

      concordo, ste’. la rabbia di d. sta nel fatto di non essere considerato dal padre. il suo stare nei corridoi, la sua probabile bocciatura equivalgono, sicuramente, ad un richiamo di attenzione rivolto a quello che è andato via da casa

  7. duhangst 4 marzo 2013 / 11:52

    E’ veramente difficile riuscire a far capire che quella rabbia la pagherà lui in prima persona purtroppo.

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:27

      ed è difficile, anche, fargli capire che con la rabbia non ne viene fuori, anzi…

  8. unpodimondo 4 marzo 2013 / 12:54

    Posso dirtelo sinceramente? A me le tue “cronache scolastiche” mettono troppa tristezza. Sarà che i ragazzi e le ragazze sono in un’età critica, sarà che nei tuoi post ti concentri solo sui “casi difficili”, ma sembra che la tua scuola sia un incrocio tra l’Inferno di Dante e il Bronx (avete per caso appeso all’ingresso il cartello “Lasciate ogni speranza o voi che entrate?)
    Eppure, ci sarà qualche ragazzino/a sereno/a, bravo/a, per cui valga la pena alzarsi ed andare ad insegnare, …qualcuno da raccontare, che ci offra un barlume di speranza…

    • mizaar 4 marzo 2013 / 17:26

      quest’anno, marco, è davvero un anno ” difficile “, per noi che al mattino speriamo in un cambiamento anche perziale della giornata che viene, e per quei ragazzi e ragazze sereni che devono subire interruzioni continue delle lezioni, disorientamento, angherie piccole e grandi. vivono il disagio loro e lo viviamo anche noi. è triste, me ne rendo conto, ma è così. poi succede che i ragazzi mi vedono come una persona con la quale possono confidarsi – ben pochi adulti sono disponibili all’ascolto – e mi raccontano quello che ad altri non direbbero. e io racconto i loro racconti; sarà triste, ma è la loro vita.

  9. paperi si nasce 5 marzo 2013 / 19:48

    Vogliamo (tutti, tutti noi adulti) tutto, vogliamo correre, vogliamo superficliamente consumare, E quindi abbiamo troppo poco tempo e siamo troppo concentrati su noi stessi (come sottolinei tu) per capire che anche nella testa di un bambino o di un preadolescente passano sensazioni e emozioni che richiedono attenzione e ascolto.
    Che generazione orribile stiamo crescendo.

    • mizaar 11 marzo 2013 / 20:23

      sono d’accordo con te, è davvero una generazione allo sbando.

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