InVisibili

Molte volte ho parlato, e avete letto, dei miei giovani alunni. Ragazzi che come tutti vivono della condizione della diversità che rende specifica e unica ogni persona, tutti noi. Ognuno ha esigenze terrene, non apparteniamo al cielo. Anche i miei ragazzi. Molte volte vi ho detto di quanta fatica fanno ad adattarsi al loro corpo che cresce, come ogni adolescente ben sa. Rimangono straniti e affascinati, spesso, da questa esplosione di ormoni che li candida a vivere una condizione fatta di stupore iniziale e, in seguito, di fatica e complicazione. Pensateci davvero a quanto sia complicato per una persona non autonoma avere una vita sessuale felice e appagante – mi rendo conto che anche in questo sono proprio uguali ai più; chi può asserire, in tutta franchezza, di essere sessualmente felice? Ho partecipato spesso, come insegnante, ai seminari dove si parlava, si parlava e si parlava, ma senza che ci fossero indicazioni, strategie, possibili soluzioni. E poi, l’altra sera, mi capita di leggere questo bellissimo post: Il sesso dei disabili e l’abbraccio di una madre Mi sono divertita molto e allo stesso tempo mi sono rattristata. Lascio i miei ragazzi alle soglie della loro difficile adolescenza e non mi capita spesso di rivederli quando sono diventati adulti. Spesso dimentico, nel vivere il mio quotidiano, di dedicare loro un piccolo pensiero. Vivo da non vedente senza esserlo, da non udente senza esserlo, da disabile senza esserlo. Perché l’abilità vera non è la mia, la nostra, ma è quella che mettono in atto i miei ragazzi quando accettano anche l’inaccettabile perché sono costretti a farlo, perché noi normali li costringiamo ad essere così. Leggete tutto il post e leggete tutto il blog. E’ scritto da quei ragazzi diventati adulti. Si parla di vita, vita piena e gioiosa. Persone ( in )Visibili. E non è poco. 

 

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17 thoughts on “InVisibili

  1. Cle 14 novembre 2012 / 09:48

    Mi hai fatto venire la pelle d’oca! Mi ritaglio due minuti e mi vado a leggere qsa sono molto interessanti ed importanti questi spunti di riflessione. Baci e buona giornata!

    • mizaar 14 novembre 2012 / 19:26

      grazie cle, felice di averti aiutata a riflettere…

  2. Sergio Baldin 14 novembre 2012 / 10:01

    Io credo che la nostra società sia fatta di tanti compartimenti stagni, nei quali ognuno, se ci va per propria scelta, cerca di stare con chi meglio gli va, con chi la pensa come lui, con chi ha le stesse abitudini e così via.
    Ci sono compartimenti nei quali si entra per propria scelta, ma altri nei quali ci si ritrova, ma dove nemmeno chi ci va, se potesse, sceglierebbe di starci.
    Tante cose, da un compartimento all’altro, spesso sono ignoratee così facendo ci si trova sempre di più chiusi in questa bella o brutta gabbia che sia.

    • mizaar 14 novembre 2012 / 19:30

      come è vero quello che dici, sergio. ma quello che non depone a nostro favore è la mancanza della voglia di capire, di conoscere gli altri. non badiamo neppure a quelli che ci sono vicini, figuriamoci se dovessimo preoccuparci di tutte le altre persone che sono intorno a noi e vivono realtà differenti e complicate. abbiamo perso il senso della comunanza.del vivere insieme, probabilmente…

      • Sergio Baldin 15 novembre 2012 / 07:18

        è l’assurdo della globalizzazione: comunichiamo con chi all’altra estremità del mondo e non sappiamo come si chiami il vicino di casa!

  3. charlie68g 14 novembre 2012 / 10:35

    HO letto tutto
    quanto spesso sono ignorante in questo campo
    grazie

    • mizaar 14 novembre 2012 / 19:31

      sono felice che tu l’abbia fatto. la conoscenza è la migliore arma per aiutare chi ha difficoltà…

  4. in fondo al cuore 14 novembre 2012 / 10:36

    Questa è la realtà che per ipocrisia, bigottismo e quant’altro non si vuole nè vedere nè accettare…..prima bimbi e poi ragazzi e poi uomini, come donne, normali…..anzi, più che normali, perchè l’affetto e la tenerezza che sono capaci di dare in maniera ingenua e incondizionata è molto più di quello che i più, cosidetti normali, sanno dare. Non mi piace la parola Invisibili…..sono visibili eccome……che poi per ignoranza non si vogliano vedere questo è un altro discorso…..
    Un plauso alla mamma del post che ci hai indicato!
    Buona giornata.

    • mizaar 14 novembre 2012 / 19:34

      una mamma bella come tutte quelle che ogni anno conosco e che si preoccupano per i loro figli. il titolo non è casuale, ma mette in evidenza con quella V maiuscola la visibilità degli autori del blog, la visibilità delle loro vite di ogni giorno. buona serata a te, mia cara!

  5. Diemme 14 novembre 2012 / 10:40

    Conosco la situazione. Sono andata a leggere l’articolo, e mi ha colpito una frase, che pure si riferisce a fatti noti: “pochi disabili hanno il padre”.

    Una volta in una trasmissione, mi pare Forum, erano a confronto il padre e la madre di un disabile. Il padre se ne era andato da casa, abbandonandoli, e si giustificava dicendo “Mi faceva troppo male vederlo, non riuscivo ad accettarlo, mi faceva troppo soffrire”.

    Invece alla madre non faceva male, giusto? La madre non soffriva vedendo quel figlio in difficoltà, vero? Io quell’uomo l’avrei strozzato, l’avrei reso disabile a mazzate e poi gli avrei detto: “Spero che tutti t’abbandonino perché gli fa troppo male vederti soffrire.”.

    • mizaar 14 novembre 2012 / 19:41

      è una realtà, cara diemme, che fa davvero male, quella dei padri che abbandonano a causa dei problemi che vengono a crearsi con i figli disabili. però in tutti questi anni di insegnamento, i papà che ho conosciuto, pochi in verità, sono sempre stati molto presenti e interessati, a volte anche più ansiosi delle mamme, pensa!

      • Diemme 14 novembre 2012 / 19:45

        E infatti, mai pensato di categorizzare 😉

  6. micmonta 14 novembre 2012 / 23:02

    La nostra società considera tabù sessualità e disabilità, e nel frattempo si crogiuola contenta dell’aver creato espressioni come “diversamente abile” al posto di handicappato, e chissà come son contenti i disabili per questo.
    Per due anni ho fatto da accompagnatore ad un cieco che si rifiutava di esser chiamato “non vedente”. Diceva “Se dici così la gente si commuove, piange per te e poi ? s’asciuga i fazzoletti… Io voglio esser chiamato cieco, così la gente s’impressiona di più, magari s’incazza e combina qualcosa di buono… ”
    E’ una sintesi dell’ipocrisia che c’è ancora sul tema in generale, quanto al sesso poi… in quale paese viviamo scusa ?

    • mizaar 15 novembre 2012 / 20:53

      nel paese dove gli angeli e gli handicappati non hanno sesso. così ha detto eminens! 🙂

  7. Monique 16 novembre 2012 / 20:41

    Mi sono occupata per diversi anni di ragazzi disabili, andavo anche in vacanza con loro, conoscevo le loro famiglie e raccoglievo le confidenze dei genitori, per cui posso immaginare la difficoltà di crescere un figlio disabile e quanto possa essere pesante e sconfortante certe volte e mi è subito apparso evidente che questi ragazzi non sono angeli, ma come tutti hanno il loro carattere, le loro preferenze, il loro istinto, le loro emozioni.
    Ho letto l’articolo che segnali. Non riesco, però, ad avere un’opinione netta sulla questione, mi limito a dire che comprendo, ma non giustifico. Sinceramente, anche la “signorina” assunta allo scopo mi fa una gran pena, forse anche più del disabile e, ad essere sincera, non mi sembra che nei riguardi di lei si sia usato il rispetto dovuto a tutti…

    • mizaar 19 novembre 2012 / 20:09

      è chiaro, cara monique, che nell’analisi della vicenda e dei bisogni di ognuno c’è chi perde qualcosa e chi viene sconfitto totalmente dalla vita, sempre e comunque. ritengo che una persona disabile perda sempre, socialmente e umanamente. se noi abbiamo delle difficoltà loro le avranno moltiplicate per mille. finchè possono, fanno affidamento sulla famiglia e quando la famiglia non c’è più? molto spesso mi sono ritrovata a sentire i discorsi dei genitori che mi confessavano di aver avuto un altro figlio proprio perchè potesse, il secondo, prendersi cura del fratello o della sorella al momento della loro morte. è brutto, no, per quel fratello, ma è la durissima realtà. per quello che riguarda la ” signorina ” ho smesso di credere alle circostanze che fanno delle donne delle potenziali o convinte peripatetiche. poteva succedere nell’800, ma adesso lavorare in una ” casa ” è lavorare, con tutto quello che ne consegue. anche questa è una durissima realtà, ma penso che quella ” signorina ” abbia fatto del bene, a modo suo.

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