Come fiori nella notte

Passavamo per le strade di sera, e sapevamo della presenza di quelli come noi perchè infilati nelle pulsantiere, vicino alle targhette, c’erano dei bigliettini. Era il segno che avresti letto il nome di uno studente o di più ragazzi che abitavano lì. La telefonia mobile era ben lungi da venire, nelle case degli studenti non c’erano telefoni fissi – niente era stabile o immobile; ci si spostava da un posto all’altro, da una casa all’altra quasi ad ogni cambio di stagione, con le cassette della frutta piene di libri come contenitore ambivalente: comodo per gli spostamenti, libreria gratuita nella sistemazione del momento.   I bigliettini erano il nostro telefono: si avvertivano gli amici per un appuntamento, per segnalare uno spostamento, per salutare il passaggio di qualcuno. Nessuno toccava i fiori di carta. 

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36 thoughts on “Come fiori nella notte

  1. in fondo al cuore 17 marzo 2012 / 18:28

    sono convenzioni note…..e si rispettano…..buona serata un abbraccio!

    • mizaar 17 marzo 2012 / 18:37

      sai cosa pensavo silvia? chissà se adesso sarebbe la stessa cosa…

      • in fondo al cuore 17 marzo 2012 / 20:19

        mha…..non credo ne rimarrebbero molti di bigliettini

      • Sonja A. 18 marzo 2012 / 11:09

        Secondo me, no 😦

      • mizaar 19 marzo 2012 / 21:24

        anch’io sostengo la tesi dei bigliettini scomparsi! 😀

  2. fabio 17 marzo 2012 / 18:31

    quando studiavi all’università??!

    • mizaar 17 marzo 2012 / 18:36

      sì fabio, nei lontanissimi, orami, anni settanta! 😀

  3. popof1955 17 marzo 2012 / 22:07

    Una sera mi son trovato in uno sperduto paesino della bassa, Gorgonzola, suonavano glis Horchestra e gli Sparifancal, nessun biglietto buono per il rientro a casa, un biglietto e una chiave poi riposta nel posto indicato,. Anni 70 che vita la nostra 🙂 Capire il bisogno da uno sguardo, oggi diremmo solidarietà 😀

    • mizaar 19 marzo 2012 / 21:25

      che vita la nostra caro paolo! però non siamo stati bene? il fatto stesso che s’era ragazzi… 😀

      • mizaar 19 marzo 2012 / 21:26

        gli Horchestra e gli Sparifancal?! uggesù e chi sono???? 😦

      • popof1955 19 marzo 2012 / 21:49

        Degli Sparifankal ho trovato questo su youtube:

        degli horchestra ho un disco da qualche parte, erano gruppi tedeschi (era il periodo dei Tangerin Dream e dei Popul Vho) 😀

      • mizaar 20 marzo 2012 / 16:53

        quando andavamo a vedere i film di herzog, insomma! 😀

  4. Insenseofyou 18 marzo 2012 / 11:11

    Esserci era indispensabile e fruibile con maggior serenità. Buona domenica Virginia! (Sai che hai il nome di mia figlia? 🙂 )

    • mizaar 19 marzo 2012 / 21:30

      mia cara non ho il nome di tua figlia, ahimè! 😦 virginia è un nom de plume che mi sembrava logico attribuirmi, una volta intitolato il blog a virginia woolf! il nome mi piace tantissmo e una mia figlia avrebbe portato questo nome, se solo avessi avuto una figlia! mi chiamo rosalba, per la cronaca, ma è bello poter essere qui virginia, per tutti! 😀

      • Insenseofyou 19 marzo 2012 / 21:48

        Buona serata … Virginia 😀

      • mizaar 20 marzo 2012 / 16:54

        grazie, mamma di virginia! 😀

  5. Emilia 18 marzo 2012 / 18:03

    Meglio come si faceva negli anni 80 allora, ci si dava appuntamento fisso sui gradini della piazzetta.Chi c’era c’era…e da li si sviluppavano progetti di ogni tipo, fosse anche solo passare la serata li..per strada…a parlare di tutto e di più 🙂

    • mizaar 19 marzo 2012 / 21:23

      sai emilia, anche adesso i ragazzi si danno appuntamento, non di certo sui gradini della piazzetta, ma sicuramente davanti ai bar, sempre strapieni, almeno qui!
      e poi nei centri commerciali, che tristezza! ma previa consumazione di almeno ottomila sms che annunciano le varie tappe per coprire l’intero percorso! 😦

      • Emilia 20 marzo 2012 / 12:09

        Si…hai ragione, fortunatamente a quell’età ancora non ci sono arrivata e i miei “adolescenti” senza moto e senza auto si accontentano di ritrovarsi sugli spalti del campetto comunale a 11…dopo soli 5-6 sms. Speriamo si mantengano cosi!!
        Un abbraccio e una buona primavera…è alla porta ormai 😀

      • mizaar 20 marzo 2012 / 16:38

        meno male che i tuoi sono ” parchi ” nell’esprimersi!! anche i miei non esagerano per quanto abbiano già superato la fase ” pre ” e si trovano nella fase adolescenza conclamata! 😀
        buona primavera anche a te cara emilia, oggi è l’equinozio con un sole non ancora caldo. speriamo bene! 😀

  6. paperi si nasce 18 marzo 2012 / 19:49

    Com’è cambiato il modo di comunicare… Se ci pensi, è incredibile… Mia figlia strabuzza gli occhi, quando le parlo di queste cose, o di lunghe attese davanti alle cabine telefoniche, o di telefonate fatte su appuntamento presso il posto telefonico pubblico della SIP…

    • mizaar 19 marzo 2012 / 21:14

      le telefonate nelle cabine… e chi se le dimentica? molto spesso maleodoranti, con i gettoni che cadevano giù e tu non riuscivi comunque a telefonare! con la sip – ladra!!! – che per fare una interurbana ti faceva pagare quanto per un viaggio a londra con ryanair! e i posti telefonici pubblici dove – ho il fondato sospetto – il gestore intercettava le tue telefonate… davvero altri tempi! a casa si chiamava un volta alla settimana, ad andar bene, altrimenti ciccia! adesso i figli li chiamiamo ogni minuto… possiamo tornare alla sip? penso che una comunicazione spartana serva meglio la nostra tranquillità! 😀

      • paperi si nasce 19 marzo 2012 / 22:03

        non si può tornare indietro… E chissà se davvero ci piacerebbe!

      • mizaar 20 marzo 2012 / 16:51

        me lo ricordo come un periodo spensierato soprattutto perchè ero senza pensieri. adesso sai che scocciatura? se devi telefonare al pescivendolo per ordinargli il pranzo – o macellaio o al supermarket che ti mettano da parte il pane – e non hai il cell, chi ti soccorre, dove vai? alla cabina del telefono? allora il mio pranzo era alla mensa con i ferrovieri! 😀

      • paperi si nasce 20 marzo 2012 / 18:44

        Certo che fai degli esempi… Giusto per far morire noi cittadini di città del nord… Ordinare il pranzo al pescivendolo… O farsi mettere da parte il pane (pugliese) al supermercato… Roba da ricchi signori!

      • mizaar 20 marzo 2012 / 18:55

        normale amministrazione, al sud! specie se ti ” lavori ” un pochetto il pescivendolo, il macellaio, la signora del supermercato… tu chiamale se vuoi pubbliche relazioni! 😀 e poi puoi anche ritornare nella terra natia! 😀

  7. Sergio Baldin 19 marzo 2012 / 08:10

    Questo racconto, assieme ad altri, aggiungendo pure le esperienze memorabili di aver incontrato famosi personaggi della musica, mi fa capire che la tua vita è stata densa di esperienze.
    E’ bello ora ricordare episodi che allora non erano nulla di speciale, cose che i giovani nemmeno crederebbero, o ci riderebbero su, però per te conservano sempre ben altro sapore e significato.
    Questa dei biglietti io non l’avveo mai sentita, ma mi pare molto in linea con modalità analoghe, frutto della fantasia, che a quei tempi compensava la mancanza della tecnologia e di tante altre cose che oggi ci sembrano esistere da sempre.
    Un abbraccione cara Virginia, anche con l’augurio di un buon inizio di settimana!

    • mizaar 19 marzo 2012 / 21:08

      grazie sergio per il tuo commento davvero bello! hai proprio ragione, queste piccole cose di cui scrivo hanno per me ancora una valore affettivo molto grande. penso che immagini, parole, gesti vadano scritti per noi stessi, per non dimenticarli del tutto. ricambio il tuo abbraccio e ti auguro un altrettanto buon inizio di settimana! 🙂

  8. Chit 19 marzo 2012 / 15:54

    Eh già, la gran parte della ‘gioventù’ d’oggi sarebbe persa senza uno strumento per comunicare con il prossimo. Ai nostri tempi invece, se avevi fortuna, c’era il passaparola. Chi era un ritardatario restava tale, chi non lo era lo aspettava sempre ma almeno, il tutto, avveniva senza troppi messaggi-e-telefonate e l’etere era sicuramente più contento!?! 🙂

    • mizaar 19 marzo 2012 / 21:03

      era davvero diverso, non c’è che dire! e sicuramente meno tweet e trilli e tricche e tracche e pinzellacchere facevano l’aria sgombra di cose che, francamente, sembrano inutili. e poi si scrivevano le lettere!!! 😀

  9. fab 19 marzo 2012 / 17:11

    è passato poco tempo, ma sembra sia lontano anni luce

    • mizaar 19 marzo 2012 / 20:58

      è passato poco tempo?! magari!! 😦 ho lasciato firenze nel 1978, fai tu! 😀
      ma naturalmente è tutto relativo, a me sembra ieri…

    • paperi si nasce 19 marzo 2012 / 22:08

      Fab dice la stessa cosa che normalmente dico io, ma sempre più spesso – come fa Virginia – faccio due conti e concludo che il tempo passato proprio “poco” non è…
      Sembra ieri, ma gli anni passati da allora a oggi sono gli stessi che erano passati – per dire – dalla fine della guerra ad allora… Eppure nessuno, allora, pensava che fosse passato “poco tempo” dalla fine della guerra…
      Insomma, sempre più spesso mi rendo conto della relatività del tempo o, per dirla in maniera più sincera, del fatto che…mi so’ fatto vecchio!
      (e adesso ci dobbiamo pure sopportare l’intervento di Silykot che fa qualche battutina…)

      • mizaar 20 marzo 2012 / 16:48

        finora sily non s’è vista… speriamo bene! 😀

  10. salmastro 19 marzo 2012 / 18:24

    bei tempi, accendere una tv richiedeva anche 5 minuti e lo si faceva solo la sera…e si andava dai ragazzi più grandi per capire ed imparare la musica ed altri consigli, la vita, con le sue socializzazioni era un mistero affascinante da scoprire… adesso nn lo è più per i giovani illusi

    • mizaar 19 marzo 2012 / 20:56

      se è per la tivù tieni conto che in quei quattro anni fuori casa non l’abbiamo mai vista! 😀 la nostra tivù era la radio e i giornali… non c’era neppure internet! – o perlomeno c’era, ma solo per altri usi. ma sono stati anni belli lo stesso e come hai detto tu era ” la vita ” 🙂

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