Le perle di via Repetti

I ricordi trovano casa in angoli remoti e piccolissimi della nostra mente, tenuti a bada dalle cose che succedono. Le cose evolvono rapidamente, a loro volta, in ricordi e tutto può essere ricondotto ad una sorta di circolo vizioso. La vita accade oggi e dopo poco si trasforma in qualcosa da mettere in conto nella memoria. A volte capita che i ricordi vengano liberati da un odore oppure da un colore che attraversa il nostro campo visivo e ci fa pensare ad un tramonto che fu, o una parola detta per caso da una estranea… – Signora ha venti centesimi? Stamattina. – Che c’hai cento lire? Trent’anni fa. Ti ho dato i venti centesimi che ti servivano chissà per cosa, ma spesso quelle cento lire che mi chiedevi, tu della mia stessa età, non potevo dartele perchè il mio pranzo alla mensa costava poco più di cento lire e tutto era misurato, anche i soldi. E andando a lavoro ho fatto un pezzo di strada col ricordo di Via Repetti a Firenze. Stavamo lì in subaffitto da M. T. una matta di Bologna che ci aveva relegate nell’angolo più freddo e scalcinato della casa. Una stanza piccolissima con due letti e una stufa malmessa, la libreria di cassette in legno, un must di quegli anni. Il minuscolo bagno multiuso nel corridoio: si risciacquavano i panni, le pentole, le membra. Il cucinino ricavato nel sottotetto, solo tegole a dividerci dal cielo. D’inverno ci potevi conservare anche i surgelati senza problemi. Ad un certo punto subaffittammo, a nostra volta, ad un gatto bianco. A.C. la mia compagna, amica, sorella d’avventura lo chiamava Tobia, il gatto più scemo che ci sia. Dopo poco però, lo portammo in trasferta in montagna, sulle Apuane, dove abitava la famiglia di A.C. Trovò la morte a causa di un’auto; Tobia era sordo e non s’accorse che di lì a poco nulla sarebbe stato come prima. Neanche per noi sarebbe stata la stessa cosa in Via Repetti, chè una sera, dopo aver ascoltato M. T. litigare furiosamente con qualcuno al telefono, ci trovammo a doverla salvare. Aveva provato a togliere il disturbo nella maniera più spiccia, alcol e sonniferi. Vomitò anche la voglia che aveva di morire, quella notte, chè la riempimmo di caffè nero e di: Sveglia, stai sveglia! Gli amici, che amici!, si rifiutarono di aiutarla, di aiutare noi due che non avevamo il coraggio di chiamare una autoambulanza chè la padrona di casa, spocchiosa signora bene della Firenze con la puzza sotto al naso, abitava al piano nobile. Già ce l’aveva con i greci – vattelapesca perchè! – figuriamoci se avesse visto la Misericordia portarsi via la matta. Resistemmo tutta la notte e la mattina dopo M. era ancora la nostra sub/padrona di casa. Durante l’estate cercammo un’altra sistemazione. Perchè perle di Via Repetti? Adesso che ci penso siamo state davvero due perle, io e A.C. Ma più banalmente ci eravamo battezzate così per via di Sandokan e della perla di Labuan. Kabir Bedi era il nostro attore preferito e noi, be’ noi eravamo le perle di Via Repetti! 

22 risposte a "Le perle di via Repetti"

  1. Lilla ... 6 dicembre 2011 / 22:39

    due perle di ragazze italiane … indipendentemente dalla via! 🙂
    PS: stasera, per caso, mi sono ‘imbattuta’ in un profumo che mi ha riportato indietro di 30 anni … me lo sono regalata! 🙂

    • mizaar 7 dicembre 2011 / 17:56

      regalarsi qualcosa fa mooolto bene all’umore – e mi sa che ti ci vuole una mano santa di fru fru, cara amica mia! – per non crearmi il problema del ricordo il mio profumo è sempre quello da trent’anni: vetyver! 😉
      due temerarie e incoscienti ragazze italiane! 😀

  2. popof1955 6 dicembre 2011 / 22:41

    Certo che ne avete avuto di coraggio. Non vi è passato minimamente il pensiero che quella poteva non farcela?

    • mizaar 7 dicembre 2011 / 18:00

      non c’è mai passato per la testa. doveva farcela per forza, sennò dove andavamo a stare? 😀
      ma ti ricordi, paolo? a vent’anni si è onnipotenti!

      • paperi si nasce 31 dicembre 2011 / 18:20

        “Perchè a vent’ anni è tutto ancora intero, perchè a vent’ anni è tutto chi lo sa,
        a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’ età,”…

        Ma che te lo dico a fare…

      • mizaar 4 gennaio 2012 / 18:30

        già, fede, che me lo dici a fare!

  3. Sergio Baldin 7 dicembre 2011 / 08:22

    Sono queste esperienze, che magari oggi non sarebbeno nemmeno immaginabili, che hanno contribuito a fortificarti ed a non aver paura nell’affrontare anche le più cupe evenienze della vita.
    Comunque è meglio ora poterle ricordare certe situazioni, che riviverle.
    Mi vien solo da fare una considerazione sull’incontrarci qui dentro, sapere solo un minimo del tanto che ci sta dietro quello che ci può essere rappresentato solo da un nome.
    Ci sarebbe tutta un’umanità da scoprire, e dalla quale anche imparare.
    Posso dirti che con questo racconto mi piaci già di più?
    Ciao cara Virginia, buona giornata per oggi e domani vacanza per tutti!

    • mizaar 7 dicembre 2011 / 18:11

      ti ringrazio sergio, felice di piacerti un po’ di più! in tutti i nostri blog c’è tanto altro da sapere e da scrivere. però sono sempre dell’idea che quella che è la nostra vita di ogni giorno – e quella che è stata – può essere interessante per noi, sicuramente, che l’abbiamo vissuta, ma quanto interesse può sollevare in un’altra persona? come sempre si ripresenta la chiave di scrittura dei blog – che tante volte ci siamo posti in questi anni. la scrittura deve essere una questione personale, a mo’ di diario, oppure tutto va ricondotto ad un ” pubblico ” anche se di numero limitato? va da sè che a questo punto il dilemma è risolto da un pezzo perchè scrivo, scriviamo, rivolgendoci ad un gruppo di persone che cordialmente ci seguono. ma se dovessi elencare ogni giorno la mia banale routine finirei per farvi scappare a gambe levate. un pensiero che mi solletica, un ricordo come in questo caso, mi sembra che possano far scaturire il dialogo! 😀

      • Sergio Baldin 9 dicembre 2011 / 08:00

        Io direi, cara Virginia, che quel che scriviamo qui non debba essere solo per ricordo proprio, ma di partire già dal presupposto di condividerlo, quindi di ritenerlo interessante per le persone con le quali interagiamo, che magari conosciamo bene o sono pure buone amicizie.
        Penso così forse perchè l’idea di un proprio diario a me non è mai minimamente balenata per la mente, se non un’agenda minima, giusto per segnarsi impegni ed orari.
        E’ indubbio poi che ognuno conserva ricordi di situazioni ed episodi che, a distanza di tempo, possono assumere significati molto differenti, del momento nel quale sono stati vissuti, e questi è piacevole riuscire a ricordarli, ancora meglio se insieme ad altri.
        Il dialogo poi sarà un fatto naturale, sempre che ci sia il piacere di “conversare”.
        Voelvo dirti che nel mio ultimo post ti avevo collocata in un limbo, non sapendo dove risiedi, però qualcuno ha provveduto a colmare questa lacuna!
        Ciao, un abbraccio e felice weekend, anche lungo e lo stai già trascorrendo!

      • mizaar 9 dicembre 2011 / 21:34

        ho iniziato non sapendo bene a cosa o a chi rivolgermi – penso si sia trattato dell’imbarazzo della principiante! poi ho cominciato a conoscere un po’ di persone e quelle persone, in seguito, sono diventati cari amici! 😀
        ho visto l’opera della spia! mi ha fatto davvero piacere. tuttavia se vai a ritroso troverai molti post dedicati alla mia città! 🙂

  4. Sonja A. 7 dicembre 2011 / 08:57

    Due perle di inestimabile valore, aggiungo io.
    Pure a me basta un profumo, o un indizio apparentemente insignificante, e la mente torna ad evocare ricordi che albergano latenti nelle fitte pieghe della memoria.
    Che bello, il giocare a ricordare….
    E quant’era bello Kabir Bedi?
    Tempo fa io e Bab eravamo in auto, e le raccontavo delle gloriose serie tv dei nostri anni ’70, spaziando da Orzowei ed arrivando proprio a Sandokan.
    Ci eravamo fermate ad una stazione di rifornimento per fare gasolio, e mentre me ne stavo lì al posto di guida a descriverle la scena del duello con la tigre, il benzinaio si è sporto al finestrino ad ascoltare con i lucciconi agli occhi il mio racconto. E mi ha ringraziata per il momento amarcord, regalandomi bollini extra per la raccolta. Li ho accettati con piacere, peccato solo che non ne faccio collezione. :mrgreen:

    • Sergio Baldin 7 dicembre 2011 / 10:04

      Sonja, se poi raccontavi come sai scrivere, è già tanto che non si sia scordato di mettere il tappo al serbatoio!
      bei ricordi anche per me, sia Sandokan che Orzowei, ma ora di entrambi ricordo sopratutto le sigle musicali!

      • Sonja A. 7 dicembre 2011 / 10:18

        Sergio carissimo, penso di essere stata ancor più coinvolgente visto che gesticolavo pure per rendere l’immagine del balzo di Sandokan vs la tigre, e la bella asola che le fece 😀
        C’è una cosa di me che non sai: io quando faccio rifornimento c’ho l’occhiaccio alla Marty Feldman: con uno osservo l’interlocutore se c’è, e con l’altro i movimenti del gestore dal momento in cui seleziona l’importo, alla scelta della pistola, l’importo visualizzato sul display e….se non sento lo ‘scronc’ del tappo più botto dello sportellino, da lì non mi schiodo. Altro che Pattex millechiodi :mrgreen:

    • mizaar 7 dicembre 2011 / 18:13

      due incoscienti, sicuramente! ma a m.t. è andata benissimo! chissà che fine ha fatto, dopo tutti questi anni! 🙂
      sonja mi incanti pure il benzinaio!!! ma sei una maliarda! 😀 😀

  5. Emilia 7 dicembre 2011 / 09:18

    …ecco perché ho avuto la sensazione di vederti…brillare! 🙂

    • mizaar 7 dicembre 2011 / 18:14

      e non ho neppure messo le lucine di natale!!! emilia cara, è solo la neve finta che scende giù dal blog! 😀

  6. duhangst 12 dicembre 2011 / 11:16

    Due perle con un cuore più grande di loro..

  7. paperi si nasce 31 dicembre 2011 / 18:22

    I tuoi racconti dell’epoca universitaria sono sempre affascinanti…
    Hai due possibilità: o ci fai un libro, o la prossima volta che ci vediamo mi racconti tutto… 🙂

    • mizaar 4 gennaio 2012 / 18:34

      sono contenta che ti piacciano! penso sempre che le cose più mie non interessino nessuno, ma mi rendo conto che forse così non è. penso sia più indicato scriverci su un libro. se dovessi raccontarti tutto a voce non basterebbe una settimana! 😀

  8. Maggie May...be 3 gennaio 2012 / 22:13

    I ricordi sono il più grande tesoro che abbiamo.
    Grazie per aver condiviso il tuo tesoro con me.

    • mizaar 4 gennaio 2012 / 18:36

      sai qual è la cosa che mi dispiace di più, susy? il non aver prestato ascolto con la dovuta attenzione a quello che mi raccontavano i miei nonni. adesso potrei davvero essere ricca della loro vita, delle loro esperienze. i ricordi sono davvero tesori, condivido con te, in tutti i modi! 😀

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