Un timido amore

All’inizio di un nuovo triennio a scuola, sono diversi i livelli di approccio da mettere in conto: ci sono ventitrè o ventiquattro ragazzini da memorizzare – i nomi, prima d’altro e i cognomi, ma per quelli ho più difficoltà. In un niente devi conoscerne i caratteri, le attitudini, improntare discorsi chiari di rispetto reciproco. Poi ci sono loro, i ragazzi che ti sono stati affidati perchè tu faccia di loro delle persone integrate in un gruppo di pari. Si stabilisce così un rapporto diverso, un legame forte e prezioso. La prima impressione è quella a pelle. Ti sono simpatico o simpatica? chiedono i loro occhi. Poi viene il momento della consapevolezza: sei qui per aiutarmi e dunque per questo ti voglio bene. E le testimonianze di affetto sono costanti, tutte belle, da tenere nel cuore. D. è il ” mio ” ragazzo Down. Inizialmente molto imido, come solo un ragazzo di undici anni sa esserlo, stamani ha detto al mondo classe quanto sono importante per lui. Sul foglio affisso al banco, che ognuno dei ragazzi ha scritto indicando il proprio nome e cognome, perchè i docenti possano memorizzarli meglio, lui ha tolto il suo cognome e ha messo il mio. Si è così ribattezzato D.C., come se appartenesse davvero a me. Mai nessuno piccolo uomo mi ha commossa tanto, mai nessuna dichiarazione d’amore mi ha resa più felice. Quanta maturità in un piccolo gesto… e c’è chi si ostina a chiamarli diversi. 

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16 thoughts on “Un timido amore

  1. giusymar 9 novembre 2011 / 20:19

    vorrei poter prendere il tuo post e metterlo sulla prima pagina di tutti i giornali
    vorrei che fosse pubblicato su tutti i nostri quotidiani, che tutti vedessero che cuore può avere un ragazzo di 11 anni.
    La sua delicatezza.
    D è il nostro tenero principe azzurro!

  2. in fondo al cuore 9 novembre 2011 / 20:46

    Un gesto dolcissimo e appropriato……splendido questo ragazzino, ha ragione Giusy, ci sarebbe bisogno di una bella pubblicità di queste cose. Buona serata un abbraccio!

  3. Diemme 9 novembre 2011 / 20:50

    Dolcissimo, e diverso sì, stavolta è stato veramente il più tenero di tutti!

    Anch’io riprenderò il tuo post, lo voglio proporre nel mio “Scelti per voi” 🙂

  4. arielisolabella 9 novembre 2011 / 21:27

    grande piccolo uomo e grandissimo affetto!! Fortunata e meritata !!! 🙂

  5. paperi si nasce 9 novembre 2011 / 22:32

    Sono le impagabili soddisfazioni di una professione altrimenti ingrata!

  6. Lilla ... 10 novembre 2011 / 14:24

    Se semini vento, raccogli tempesta … Se semini amore, raccogli Amore!!! 🙂 brava la nostra seminatrice!!!

  7. duhangst 10 novembre 2011 / 14:40

    Non ci sono soddisfazioni più belle. 🙂

  8. unpodimondo 10 novembre 2011 / 15:31

    Il tuo post mi ha scaldato il cuore: veramente toccante e commuovente, in tutta la sua semplicità… Un bello schiaffo a noi “normali” che ci complichiamo tanto la vita con un monte di fissazioni, problemi, pretese, etc…

    Secondo me questo post lo dovresti mandare ad Antonella: starebbe proprio bene nel suo blog insieme al post dei “Sette soli”…

  9. silykot 10 novembre 2011 / 15:32

    Non riesco a immaginare un gesto di affetto più esplicito…

  10. Maggie May...be 10 novembre 2011 / 18:54

    Come si fa a non amare una persona così umana come te?
    Certe soddisfazioni ci ripagano di tutto l’impegno che mettiamo nel lavoro. Ognuno ha le proprie ma una soddisfazione come questa è assolutamente impareggiabile!!

  11. mizaar 10 novembre 2011 / 19:26

    con il passare del tempo, mi accorgo sempre più di non riuscire a fare la prof come si deve dovrei avere il distacco professionale per mettermi seduta in cattedra e ” comandare “!, invece che emozionarmi, divertirmi, o anche indignarmi per qualche cavolata dei ” nanetti “. preferisco sempre più la seconda ipotesi. mi piace ridere con i ragazzi, portarmi a scuola un po’ di esperienza mammesca, per essere in grado di gioire con loro. mi illudo che questo abitui la classe non ad un rispetto dovuto ma ad un rispetto sentito, da persona a persona. il rischio è quello che i ragazzi possano esagerare in ” allegria “, ma preferisco così. quando vedo alcune colleghe sempre accigliate e agitate penso che si perdano una bella fetta di quanto c’è di bello nel nostro stare con gli alunni. accettare i ragazzi per quello che sono non è una nostra abiltà particolare, piuttosto è un’attitudine. noi adulti abbiamo l’esperienza che media e indirizza i rapporti; i ragazzi sono sprovvisti di strumenti adatti per rapporti di convenienza. sono esseri pieni di stupore verso il mondo, le esperienze, gli altri diversi da sè. il vero sforzo lo fanno loro, è loro la bravura nell’accettarci. per come siamo, cerchiamo di non deluderli 😀

  12. Neil Warren 6 dicembre 2011 / 22:54

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