On strike

I ” pallonisti ” scioperano. Come avrebbe detto la zia Caterina < Quando il grasso arriva al gargarozzo… >

” E se invece dei calciatori scioperassimo noi? Se decidessimo di colpo e tutti insieme di diventare adulti, smettendo di delegare il nostro umore a bande di mercenari con procuratori al seguito? Per me è più facile, ho la squadra del cuore in serie B. Ma è come smettere di fumare: con un po’ di sforzo possono farcela tutti. Il baraccone del calcio si regge su un incantesimo collettivo. Per rivivere le emozioni pure dell’infanzia, il tifoso finge di credere che quei ragazzotti con l’amata divisa indosso siano i suoi avatar. Trasferisce le sue rabbie e le sue speranze a giocatori che non le condividono: perché ignorano la storia del club e perché comunque non gliene importa niente. Sono lì per guadagnare. E per vincere. Ma vincere per se stessi e i propri compagni. Mica per noi. Credetemi, li ho conosciuti da vicino quando facevo il giornalista sportivo: nelle interviste ci incensano, ma in cuor loro ci considerano dei pirla. E hanno ragione.

I calciatori sono una casta che ci sfrutta, esattamente come quell’altra. Il parallelo è impressionante: anche in politica deleghiamo a professionisti prezzolati la realizzazione dei nostri desideri, imprestando loro ansie di cambiamento che essi fingono di sottoscrivere nei comizi, per poi irriderle e svilirle nel chiuso degli spogliatoi (pardon, delle aule parlamentari). Mentre noi con la bava alla bocca ci dividiamo fra destra e sinistra, Inter e Milan, i nostri avatar vanno a cena insieme, badando ai loro interessi comuni. Il rimedio? Una cura choc: stadi vuoti, urne vuote. E’ ora di ritirare le deleghe e di diventare tifosi di noi stessi. ” ( Massimo Gramellini )

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9 thoughts on “On strike

  1. silykot 27 agosto 2011 / 14:24

    Standing ovation per Gramellini, che è da applauso, come sempre.

    I “pallonisti” si comportano così perché orde di imbecilli li osannano come se fossero dei scesi dall’Olimpo. Se nessuno li seguisse e, soprattutto, se non ci fosse nessuno pronto a sborsare dei soldi per vederli, sono certa che abbasserebbero la cresta.
    Finché ci sarà gente disposta a vendersi la mamma per seguire la squadra……. Bleah!

  2. Alessandro 27 agosto 2011 / 14:54

    Io ho già smesso, 3 anni fa. semplicemente non ho più contatti con il calcio. Non so nemmeno chi ha vinto gli ultimi campionati o come si è piazzata la Roma, che è stata la mia squadra del cuore quando ero piccolo.
    La prima considerazione fu semplice quanto illuminante: ” Cosa c’è di più stupido di gente adulta che paga per vedere altri adulti che giocano?” La seconda è stata una questione di tempo. Il tempo libero scarseggia. Nei giorni di massima efficienza arrivo a fare forse il 70-80% delle cose che vorrei fare. Specie non lavorative. é veramente così importante perdere 2 ore nel pieno della domenica pomeriggio per vedere la partita o perderne 4 per andare allo stadio?

  3. paperi si nasce 27 agosto 2011 / 17:00

    E’ tutto vero, e se ai calciatori e al loro circo si desse meno importanza probabilmente sarebbe meglio. Tuttavia in questo caso non sono sicurissimo che sia proprio come i giornali stanno cercando di farcela vedere… Forse perché tanti giornali sono di proprietà dei presidenti delle squadre…

    • silykot 28 agosto 2011 / 18:55

      Ci avevo pensato a questa possibilità, ma sono dell’idea che, comunque, i calciatori dovrebbero essere pagati quanto gli atleti di altre discipline.
      Nel mondo del calcio girano troppi soldi e questo lo rende qualcosa di diverso da uno sport.

  4. Lilla 27 agosto 2011 / 20:14

    Clap, clap, clap!

  5. Sonja A. 28 agosto 2011 / 08:57

    In questi casi, mi vergogno di essere tifosa. O forse sarà che io sono ancora ferma a un ideale romantico di quel calcio vero che non esiste più, se non nei miei gloriosi ricordi di assidua frequentatrice di stadi e campi d’allenamento.

  6. mizaar 28 agosto 2011 / 17:02

    a me che tifosa non lo sono mai stata, risultano incomprensibili gli accanimenti, le aggressioni, la dabbenaggine di quelli che fanno del calcio un motivo per vivere. degli altri, i calciatori, non mi interessa, se non per un unico pensiero: mandarli a lavorare, ma seriamente. a spaccarsi la schiena sotto il sole, su un ponteggio oppure in un campo di pomodori. dimenticherebbero così, immediatamente, la loro imbecillitudine!

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