Billie, Janis, Amy e ( malinconicamente ) le altre

Erano due anni che abitavo a Firenze. Frequentavo l’Accademia di Belle Arti; in centro incontrai A. una ragazza della mia città. Ci fermammo a parlare per un momento. Mi disse che s’era iscritta ad Architettura. Ci lasciammo con la promessa di rincontrarci per le strade della città che in quel momento accoglieva due ragazze molto giovani con tutta la vita davanti. A. tornò a casa dopo neppure un mese, una partita di eroina tagliata male pose termine alla sua vita e alle sue speranze. A. era una ragazza di buona famiglia, la classica brava ragazza. Mal si combinava l’aura maledetta della droga sparata in vena, tutta la liturgia delle spade, delle pere, dei giovani maledetti, degli artisti pazzi dalle anime nude e rabbiose in cerca di sballo. Niente di tutto questo, A. era una ragazza come tante. Anche Billie era una nera come tante. Nata da due genitori bambini, una vita di stenti, di prostituzione, di violenze. Ma Billie cantava come una dea e il cantare non la mise al riparo dalla tristezza, dai blues che sono venuti dopo, nella sua vita disperata fatta di lunghe ore da drogata, da ubriaca. Janis aveva bisogno del Southern Comfort perchè, diceva, la sua voce ne beneficiava, ma il whiskey le serviva per sballare come tutte le altre droghe. Janis aveva una voce da nera che la rendeva bella e grande, potente, lei che normalmente sarebbe stata una brutta e ordinaria ragazza bianca del Texas. Una come tante. Amy anche lei era, perchè adesso in una sala per le autopsie dovranno valutare quale strano miscuglio di droghe e alcol e solitudine, e gioventù bruciata in fretta e pericolosamente, l’ha traghettata da un un mondo di una realtà pesante a quello di un imperfetto era. Tutte donne che hanno fatto scelte radicali, dalle quali non si torna indietro. Sono troppo razionale per essere sicura di capire quelle scelte; per vivere devo essere presente, devo comprendere le cose senza aiuti. Sicuramente il mio è un limite, la mia vita è un limite, mentre Billie e le altre hanno vissuto fuori dall’ordinario, ma vite così brevi, concluse così rapidamente, mettono addosso tristezza.

 

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14 thoughts on “Billie, Janis, Amy e ( malinconicamente ) le altre

  1. Charlie68g 25 luglio 2011 / 21:22

    Io credo che siano state persone troppo sensibili, per resistere avevano bisogno di aiuto; hanno solo sbagliato metodo 😦

  2. mizaar 25 luglio 2011 / 21:25

    sicuramente è così charlie. sono scelte anche quelle, ma, come ho detto, troppo radicali 😦

  3. Lilla ... 25 luglio 2011 / 23:19

    “Sicuramente il mio è un limite, la mia vita è un limite” … lo ammetto, sono molto limitata anch’io … non giudico ma, sinceramente, non capisco …

    • mizaar 26 luglio 2011 / 09:44

      come ha detto flavia, ritengo che sia una prova generale per non avere più niente a che fare con la parte ordinaria della vita. per quanto me ne siano capitate di occasioni per trasgredire ho scelto consapevolmente di prendere a capocciate la vita. è un drograrsi anche quello, probabilmente! 😀

  4. Flavia 26 luglio 2011 / 08:22

    Ci vuole coraggio per vivere, come per morire. Forse quel miscuglio è stato meno doloroso di un colpo di pistola. Chi lo sa cosa le passava per la mente. Mi rattrista che sia morta da sola. La solitudine è una cattiva o buona compagna, dipende. Il nostro vivere fuori dall’ordinario fa la differenza, magari trasgrediamo raccogliendo i panni stesi poco prima di un temporale. Buongiorno!

  5. mizaar 26 luglio 2011 / 09:41

    che bel pensiero, flavia! raccogliere i panni stesi prima che piova è molto cool ( e fa bene ai panni! ) 😀 😀
    un buongiorno soleggiato e fresco anche a te 😀

  6. bottepiccola 26 luglio 2011 / 17:05

    Mi aggiungo anche io al club delle limitate allora..
    A me tutta questa storia mette addosso una rabbia che non vi dico..Porre fine alla propria vita così,in questo modo,quando fuori,in quella che è vita reale,un sacco di ragazzi soffrono per malattie incurabile e resterebbero attaccati a questo mondo con le unghie e con i denti..
    Tutto questo per me è uno sputare addosso alla vita stessa..

  7. Alessandro 26 luglio 2011 / 19:48

    Non me la sento di associarmi alla rabbia per chi ha fatto (volontariamente o inconsapevolmente) una scelta del genere. Sarà che anche io, come V., l’ho vista da vicino.

    • mizaar 26 luglio 2011 / 20:02

      andare vicini alla fine del proprio tempo aiuta ad apprezzare meglio quello che ti riprendi

  8. mizaar 26 luglio 2011 / 19:49

    si tratta di scelte. discutibilissime, che fanno rabbia, ma sono scelte terribili che fanno davvero tristezza il pensiero di queste persone che molto spesso vivono circondate da mille altri e allo stesso tempo soffrono una immensa solitudine, chè gli altri ti circondano per interessi propri, fa riflettere sugli affetti che ci circondano e danno senso alle nostre vite limitate

  9. fab 27 luglio 2011 / 15:17

    semplicemente, non capisco….mio figlio nel parlare della storia è stato molto categorico..deciso..
    io, mi stupisco ancora troppo…

    • mizaar 27 luglio 2011 / 21:38

      è difficile stupirsi quando la roba t’è passata sotto il naso! però fa sempre una tristezza grande…

  10. paperi si nasce 28 luglio 2011 / 23:16

    Non è facile. A volte ci si arriva per una fredda consapevolezza, a volte per incoscienza, a volte per incidente…
    Negli ultimi due giorni ho sentito di una mamma di due bambine piccole e di un ragazzino di quindici anni che hanno “deciso” di porre fine ai loro giorni.
    Giudicare non è giusto, capire è difficilissimo (forse impossibile).
    Rimane la tristezza. Perché ogni persona a suo modo è unica, e bruciare una vita è sempre una cosa che fa urlare di rabbia e di dolore

    • mizaar 29 luglio 2011 / 19:50

      è il mio stesso pensiero. sono persone che avrebbero potuto dare tantissimo a chiunque, come tutti, e invece…

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