E vabbe’!

 
La storia vuole che io debba ricordare oggi 18 settembre 2010, i quarant’anni ( porca la pupazza, quanto tempo è passato! ) dalla morte di Jimi Hendrix.
A quei tempi avevo 14 anni e solo nel corso dell’anno successivo mi sarei rammaricata – diciamo così –  della grande perdita del nostro.
In quegli anni morivano coloro che del rock erano stati un vessillo " a cioffre a cioffre " – come direbbe l’amica mia molfettese ( a cioffre vuol dire a manciate, per chi non avesse dimistichezza con gli idiomi dei paesi a nord di Bari! )
Vi starete chiedendo, almeno credo, perchè il rammarico giunse postumo.
Perchè l’anno successivo ebbi a che fare – e la cosa si protrasse per circa quattro anni – con quello che gli annali riportano sotto la voce " primo amore ".
Il mio " primo amore " era un chitarrista – così credeva lui – e un chitarrista, disgraziatamente per me, della " scuola " di Jimi Hendrix.
Mi introdusse lui all’ascolto " ispirato " e quasi mistico della musica dell’afro americano di Seattle.
Passavamo interi pomeriggi a sentire " Purple haze " e quant’altro, non come fanno i normali cristiani dall’inizio alla fine, no no. bensì avvalendoci – nella fattispecie, avvalendosi lui – di una sorta di " coitus interruptus " applicato al registratore, perchè lui doveva " trovare i pezzi" – capire cioè, in una sorta di pervertita idea di copiatura, come si faceva quel particolare giro di blues oppure come si ricavava quella " svisata " con e senza wah wah.
Sicchè, se avessi voluto allora farmi una idea logica e sensata del signor Hendrix e della sua musica, avrei dovuto avere il cervello capace di convertire singoli frammenti di musica distorta in un pezzo tutto assieme. Difficile!
Stendo un velo pietoso sulla noia assoluta di quei pomeriggi di prove!
In segreto presi ad avere in somma antipatia quello che per definizione unamime era considerato il miglior chitarrista di ogni epoca.
Al " primo amore " facevo credere che la cosa mi garbava molto – che non si fa per amore! – ma in segreto consumavo solitarie passioni prima per i Beatles, poi per miss Baez e il suo fidanzato mister Dylan, e via via per la musica della West Coast, fino ad approdare alla mia vera rivoluzione, il jazz di Miles Davis e di Billie Holiday.
Abbandonato il " primo amore " alla sua sorte di chitarrista mancato, ho continuato ad ascoltare la musica di Hendrix.
C’erano dei brani, dei blues, che erano innovativi – per l’epoca – e allo stesso tempo struggenti, c’era la sua capacità di strumentista che rasentava l’assoluto. E’ stato un modello per i musicisti che gli sono sopravvissuti, ma un eroe negativo per le migliaia di ragazzi che hanno creduto nel mito dell”eroina. 
Non tolleravo le sue esagerazioni woodoo sui palchi dove si esibiva e anche adesso quando vedo i filmati dei concerti, alcune " trovate " mi fanno sorridere.
L’unica esibizione che non mi fa sorridere mai è quella di Woodstock. Si percepisce un presagio di chiusura, di quello che sarà il suo ultimo concerto.
 
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10 thoughts on “E vabbe’!

  1. fab 18 settembre 2010 / 20:32

    Non ricordo molto di quel periodo, avevo nove anni, successivamente, a casa quel tipo di musica era severamente proibita dalla generalessa..Quando mamma scoprì che ascoltavo il banco del mutuo soccorso mi diede una settimana di lavori extra…

  2. Drimer 18 settembre 2010 / 20:34

    Vabbè, come tutti credo che abbiamo ricordi legati alla musica di quando adolescenti cercavamo di crescere a suon di musica e idoli,Jimi Hendrix è stato il chitarrista assoluto sotto il profilo tecnico, molti altri musicisti devono la loro notorietà a lui,per quello che è riuscito a creare e a trasmettere con la chitarra, gli altri sono partiti Hendrix.

  3. Drimer 18 settembre 2010 / 20:34

    Vabbè ho detto gli altri, non tutti ci sono riusciti, vedi il "primo amore" ;-)In linea di massima sono d’accordo con te sui messaggi che molte volte lanciava con i propri testi, un esempio fra tanti Hey Joe,ma se ascolti solo la musica…..vabbè.Buona serata Virginia, da queste parti tuoni & fulmini.Un sorriso ;-))

  4. ariel 18 settembre 2010 / 20:54

    mi piace anche se non son mai stata una sfegatata..buona notte Virgy!

  5. Signora 18 settembre 2010 / 21:49

    ed io invece me ne sono beccata uno – di primo amore – patito di Battisti :-SSarà per questo che poi sono diventata la rockettara che sono? :Pps. rivedere le immagini di quegli anni fa sorridere anche me… non so se con nostalgia o con rabbia. C’era un messaggio che si è perso, una cosa iniziata e mai finita, o finita male. Mi guardo attorno e mi sento responsabile dell’oggi.

  6. micky 19 settembre 2010 / 09:11

    c’è un che di epico nel suo modo di suonare. qualcosa di inevitabile che arriva da lontano (ma non va lontano, quello è togliatti) e colpisce forte gli animi musicalmente sensibili. Ha dato tantissimo all’evoluzione del blues. Chissà cosa avrebbe potuto dare ancora…

  7. Virginia 19 settembre 2010 / 16:30

    caspita, fab che guaio!!!invece la mia – di mamma ( ciao ma’ dovunque tu sia ) – sopportava pazientemente tutto il sopportabile. non a caso conosceva a memoria il concerto della baez all’arena di milano, e four way street! e molto altro ancora… ma forse, sotto sotto, piacevano anche a lei!:-D

  8. Virginia 19 settembre 2010 / 16:34

    drimer, micky, lo so lo so, un geniaccio assoluto. però anche eric e compagnia non stanno messi male. se fosse vissuto, chissà…c’è un racconto di stephen king che si chiama " E suonano tutti da Dio " che dà credito alla voce, mai sopita, che non sia morto – che non siano morti neppure Janis, ed Otis, e Jim – da leggere!

  9. Virginia 19 settembre 2010 / 16:35

    ecco ariel, il giusto approccio!:-D

  10. Virginia 19 settembre 2010 / 16:36

    caspita ross, ma come l’hai trovato, col lanternino come me???:-)))d’accordo su quanto s’è perso, davvero la sensazione non è piacevole…

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