O Valentino vestito di nuovo…

 
Per le Palme, ci si vestiva di nuovo.
Tutto nuovo: il tailleur, le scarpe, la borsa – rigorosamente pendant con il colore delle scarpe.
Tutto nuovo.
Nuovi i colori delle gemme sugli alberi, nuovi i colori delle fresie e dei ranuncoli. Il rinnovamento della natura doveva trovare un riscontro nell’aspetto esteriore delle persone.
Mia madre mi faceva confezionare dalla sarta – le boutique sarebbero stare di là a venire – un abitino intero e un soprabito, leggero leggero, dopo il peso dei cappotti invernali. La sarta si chiamava Bice. Era una " signorina grande ", cugina di mio padre. Magra, pare fosse stata malata " di petto " – per questo non s’era sposata, diceva mia madre.
Le scarpe per me erano di vernice nera, lucidissime, che regolarmente scalcagnavo per l’abitudine a toglierle e a metterle dai piedi quando i miei piedi non sapevano che fare.
Era il nonno che si occupava di comprarmele, come regalo per le festività.
Il nonno mi comprava anche la " scarcella " con lo " sclepp ". Odiavo questo dolce, avrei voluto un uovo di Pasqua di cioccolato, ma non c’era versi, per le Palme arrivavano sempre le zuccherosissime scarcelle.
E poi alle Palme, con i ramoscelli d’ulivo benedetti, s’andava a casa dei parenti per gli auguri.
 
 
 
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19 thoughts on “O Valentino vestito di nuovo…

  1. micky 27 marzo 2010 / 21:10

    scarcella?

  2. Mauro 27 marzo 2010 / 21:21

    la mia nonna, per Pasqua, mi comprava dei deliziosi pupazzetti di zucchero!

  3. Federico 27 marzo 2010 / 22:04

    Con una mamma che si chiama Palma, la ricorrenza assumeva un ulteriore significato di festa, con il pranzo, le visite dei parenti, i dolcetti…In questi giorni, nel paese dove ho vissuto nella mia infanzia, si facevano i "panarielli", una specie di ciambelloni di pan di spagna ricoperti di glassa, il cosiddetto "naspro" (non so se è termine italiano o dialettale), decorati con confettini e cioccolattini… Se ne faceva una quantità industriale, e si regalavano a amici e parenti, e diventavano componente costante per la prima colazione delle settimane successive.

  4. Virginia 28 marzo 2010 / 07:24

    auguri alla tua mamma fede! naspro non è un termine italiano, si chiama glassa in termine " tecnico "!:-)))la scarcella. micky, è il nostro dolce tipico per le festività pasquali da regalare ai bambini. è una sorta di tarallo schiacciato, ricoperto di giulebbe – sclepp – glassa di zucchero e decorato con un uovo sodo e confettini colorati. una cosa che, solo a vederla, i denti ti cascano giù per la carie!:-((come vedi mauro, lo zucchero è una costante dei nostri dolci. ricordo che allora era una cosa preziosa in cucina, non andava sprecato. adesso penso che sia uno dei prodotti che costi meno!qualcuno di voi ha mai mangiato pane e zucchero, per merenda?:-DBUONE PALME a tutti! e ANDATE A VOTARE!:-DDD

  5. Sonja 28 marzo 2010 / 07:25

    Pure io avevo il vestitino nuovo fatto dalla sarta, le scarpe con la borsettina in tinta e il soprabitino, perchè a quei tempi ancora esistevano le mezze stagioni :DMi associo a Micky: ‘Scarcella’ non lo ‘sclepp’? Cos’è? :)))))

  6. Virginia 28 marzo 2010 / 07:27

    http://www.ciao.it/show_large_opinion_image.php?OpinionId=974915&Img=6742411scarcelle per micky!:-D

  7. Sonja 28 marzo 2010 / 07:28

    Ah ecco adesso lo so stavo scrivendo mentre postavi la risposta.Ogni tanto quand’ero piccola mia madre a merenda mi preparava pane burro e zucchero…quant’era buonooooo!!!!Buone Palme e….quest’anno sul voto mi astengo non sono tornata a casa.

  8. Virginia 28 marzo 2010 / 07:29

    ciao sonja, leggi tutta la risposta precedente!:-))))

  9. Federico 28 marzo 2010 / 08:26

    Praticamente la scarcella è un biscotto che ha lo stesso "condimento" del mio "panariello" (a parte l’uovo sodo…)

  10. Sonja 28 marzo 2010 / 08:52

    Virgy ho visto le immagini….le voglio anch’io!!! :))))

  11. Lilla 29 marzo 2010 / 11:50

    ricordo gli agnellini interamente di zucchero che facevano venire la carie al solo guardarli … ma non ho ricordi di dolci tipici … nè di vestiti nuovi per l’occasione … o ho poca memoria … o ho avuto un infanzia difficile … sarei più propensa alla prima opzione visto che, della seconda, non ho ricordi così "tremendi"!! ;)in compenso, ricordo benissimo le mezze stagioni (proprio quelle che "oggi non ci sono più"): se da bambina avevo il "soprabito" leggero, leggero da sfoggiare a primavera … da ragazzetta, avevo il "tailleurino" … che mi faceva tanto sentire "grande"!!! :)buone palme passate … :)

  12. Kalispera 29 marzo 2010 / 15:58

    Da queste parti non c’era alcuna tradizione per "Le Palme".Nessun abitino nuovo, ne giro di parenti e neppure dolcetti.Si prendeva l’ulivo benedetto in chiesa e stop.Al massimo si comprava un vassoio di paste (SLURP!).A Pasqua le uova sembravano di gallina, ma erano confettate e con sorpresa (erano belle, ma spiaceva mangiarle, inoltre mi sembrava strano "addentare" quell’uovo col guscio!). Poi c’era QUELLO (singolo, unico e solo) di cioccolato avvolto nel suo bel foulard VERO, pure quello.La pecorella di zucchero non l’amavo molto perché troppo dolce.ma…gasp!Mi sono ricordata che devo ritentare l’esperimento "coddura siciliana" tentato lo scorso anno!E’ una via di mezzo tra i dolci descritti da Te e da Federico: vi aggiornerò!BUONE PALME!

  13. Virginia 29 marzo 2010 / 17:28

    sonja, se vuoi posso provvedere all’invio!:-DDlilla, gli agnellini li confezionano anche qui. sono fatti di pasta di mandorla non cotta e ricoperti di uno strato di zucchero tipo glassa, ma più duro. insomma le carie ringraziano!:-)))kali, devi recuperare qualche tradizione. vieni in puglia, ti adotto!:-))

  14. Sonja 29 marzo 2010 / 17:46

    Ti prego non mi tentare che sto in Quaresima (di cosa però non lo so xD )!!!!

  15. gino 29 marzo 2010 / 18:27

    complimenti!!!!!!!!!semplice ed efficente!le novità che si ripetono sistematicamente!

  16. Virginia 30 marzo 2010 / 08:27

    grazie gino, per il commento!:-)))) benvenuto!

  17. Paola 30 marzo 2010 / 09:23

    In casa è rimasta la tradizione del rametto di ulivo…ormai confezionato…. Quest’anno ci ha pensato il mio papà… è andato a messa ed è tornato con un rametto in più, per me.Però è vero…. ci si vestiva a nuovo anche se non ricordo un dolce particolare….

  18. Virginia 31 marzo 2010 / 08:11

    paola, non so se è un bene o un male – propendo per la prima ipotesi – ma qui certe tradizioni resistono. ti danno un senso buono di continuità…

  19. Silykot 31 marzo 2010 / 09:20

    La scarcella (scarcedd’) me l’ha nominata più volte anche la mia mamma, ma non l’ho mai mangiata (non andavamo mai in Puglia per le ricorrenze… sempre fuori periodo)

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