Eleonora Duse

 
E’ ricreazione.
Sono fuori dall’aula per parlare con una collega. Vedo i ragazzi farmi segno e ritorno in fretta perchè temo sia successo qualcosa.
In effetti è successo qualcosa.
Contemporaneamente, in venti, mi spiegano ma non capisco – sfido chiunque a riuscirci!
Così dopo averli zittiti, faccio domande circostanziate a uno di loro e sento:
– Prof, S. ha iniziato ad urlare che voleva buttarsi dalla finestra!
Guardo S. in lacrime.
S. ha sempre dato qualche problema, ma adesso è, evidentemente, bisognosa di avere l’attenzione di tutti concentrata su di sè.
Vengono fuori tutta una seria di notizie sulla sua famiglia che S. ha pensato bene di divulgare tra i suoi compagni.
Storie tristi che S. ha fatto diventare tragedie.
S. dirama bollettini di guerra a suon di sms, creando lo sgomento tra i compagni che devono farsi contenitori per un contenente troppo gravoso per dei dodicenni.
Qualcuno ipotizza che S. sia abile come una attrice consumata, per " farsi credere ".
In due – con Arte sopraggiunta – ci mettiamo più di un’ora per calmare gli animi. Come è difficile!!!
Ma ci pagheranno la consulenza psicologica?
 
 
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13 thoughts on “Eleonora Duse

  1. Harielle 15 febbraio 2010 / 20:40

    Questo è il bello – nel brutto della sofferenza della ragazzina – del nostro lavoro. Dover affrontare ogni giorno le paure e le angosce di piccole donne e piccoli uomini, che spesso affiorano quando sono temporaneamente lontani dalle famiglie. A me capita di frequentare per motivi di lavoro gli adolescenti liceali, ma le reazioni sono spesso uguali ai loro "fratelli" delle medie. Capita di voler spiegare una lezione importante, e poi guardi "la classe" e ti rendi conto che vorrebbero dire qualcosa che non ha a che fare con la tua materia. Alla fine si riesce a fare entrambe le cose, ma esci dall’aula con la sensazione che abbiano fatto anche a te qualcosa che è lezione. Tra tristezze e ristrettezze dovute allo spazio di libertà e di iniziativa sempre più esiguo che ci lasciano, almeno questo, per ora, non ce lo possono toccare.Un abbraccio, Virginia

  2. Delilah 15 febbraio 2010 / 20:43

    ..se pensavi ai soldi, hai sbagliato mestiere!!! ;Dun abbraccio Psicovirgin,Lu :) :) :)

  3. Signora 15 febbraio 2010 / 20:54

    e se per sdrammatizzare li facessi recitare veramente? :-)ps. scordati il quibus… qui si lavora sempre e solo per la gloria :-S [di qualunque lavoro si tratti… ]pps. come sta Mr. Wolf? spero meglio!

  4. Lilla 15 febbraio 2010 / 22:20

    uhhmmmmmmmmmmmm … no, temo di no … nessun aumento di stipendio per le consulenze psicologiche … ma credo sia comunque una grande soddisfazione riuscire a calmare 20 ragazzini scalmanati ed un’attrice consumata! :)

  5. Kalispera 16 febbraio 2010 / 08:12

    E a me rimarrebbe pure il dubbio."E se non recitasse?""E se recitassero tutti per prendermi per il …naso?""E se avessero tramato per saltare l’interrogazione-compito-spiegazione?""E se fosse tutto stramaledettamente vero?"Se fai quel lavoro da molti anni non può essere che per passione.Solo quello ti fa andare tutti i giorni a scuola e non di certo uno stipendio che non ripaga i tuoi sforzi e la tua professionalità.Spero che stessero davvero tutti recitando e…complimenti per il tuo doppio (forse anche triplo) ruolo di insegnante-psicologa-consolatrice…

  6. Silykot 16 febbraio 2010 / 10:47

    Mandami l’indirizzo della scuola, chè mando un progetto per uno sportello di ascolto psicologico per adolescenti!

  7. Sonja 16 febbraio 2010 / 11:36

    Ho sempre pensato che per svolgere con amore la tua professione ci vogliono passione e vocazione oltre al saper fare e un sacco di pazienza.Sei l’esempio lampante che incarna perfettamente queste doti, e meriteresti molto di più di una retribuzione standardizzata.

  8. la carla fracci della 16 febbraio 2010 / 13:21

    Sai Virginia, a me verrebbero gli stessi dubbi che hanno attraversato la mente di Kalispera sotto: è se fosse vero qualcosadi quello che dice la ragazzina? certo il tuo è un compito difficile, farlo con amore e professionalità poi è impagabile, io non ppotrei farlo, ma ad ognuno il suo mestiere.Ciao cara buona giornata, ricomincio a girare per i blog degli amici, anche se ho ancora poca voglia di farlo

  9. Francesca 17 febbraio 2010 / 19:21

    sono in silenzio stampa e presto tornerò, ma non mi è passato inosservato questo tuo intevento, mi permetti?Io sono sgomenta nel leggere quanto scrivi e anche in alcuni commenti quì sotto. Che siano vere le cose che S. dice o che siano false, dietro questa storia c’è comunque un problema grave. Da un lato sarebbe una tragedia, dall’altro, se mente, è un problema comportamentale grave, voler attirare l’attenzione su di se in questo modo è comunque sintomo di un disturbo serio.Io fossi in te non la prenderei ala leggera, e chiederei l’aiuto di un esperto.p.s. quanto mi mancate e quanto mi manca scrivere, tornerò, e presto.

  10. Mauro 17 febbraio 2010 / 21:24

    Mi lascia perplesso questo post ma soprattutto il commento,sarebbe quantomeno singolare che tu avessi dei dubbi sulla tua professione, al punto da rivolgerti a degli sprovveduti come noi, la prendo come una ironica riflessione sulle dinamiche dei rapporti con e tra i ragazzi di oggi.

  11. Kalispera 18 febbraio 2010 / 07:16

    Secondo me Virginia ha scritto questo post per renderci partecipi di un piccolo pezzetto di realtà scolastica, delle sue dinamiche e drammi.Sono sicura non abbia alcun dubbio sulla sua professionalità e non cerchi qui risposte.Sa cosa fare e a chi rivolgersi e, nel frangente, ha percepito la gravità della situazione, vera o presunta, ma comunque allarmante, come sottolineava Francesca qui sotto.Anch’io ho avuto a che fare con adolescenti, talvolta problematici. So che dietro ogni comportamento c’è una ragione, come so che, talvolta, sanno inscenare dei teatrini davvero degni di attori consumati. Magari non sarà questo il caso, ma non biasimo la scelta di sdrammatizzare un po’ soprattutto a…pericolo scampato!I blog servono anche a raccontare realtà di cui non tutti sono a conoscenza e, perché no, anche per scaricare un po’ di tensione .

  12. Oreste 18 febbraio 2010 / 10:02

    Non credo che il tuo sia un lavora che si possa fare seriamente senza metterci tutta l’anima. Sono sicuro che gestirai la cosa alla grande quanto sono sicuro che non ne guadagnerai un euro di più del solito stipendio. Mia figlia ha un’amica del cuore che è in affidamento ad una coppia che per età potrebbero essere i suoi nonni. E’ sempre qui da noi, perchè le piace la nostra famiglia. A volte mangia e dorme qui. Possiamo non aiutare chi ha bisogno del nostro aiuto ? Se non lo facesimo non potremmo più chiamarci uomini e donne. Ne ricavo una definizione. "Essere umano = Entità organica biologica e spirituale, capace di intuire i bisogni dei propri simili e di viverli con senso di solidarietà, fino a farsene carico come fossero i propri". Che ne pensi ?

  13. Virginia 22 febbraio 2010 / 17:21

    condivido il pensiero di tutti. la realtà scolastica è un marasma in cui ti devi barcamenare alla meno peggio, con i mezzi propri – e il buonsenso, se ce l’hai – che porti ogni giorno con te. niente ti viene dettto, all’inizio, e nessun mezzo ti viene dato. devi imparare a gestire da sola, alla bisogna. c’è chi è sensibile e chi invece se ne frega, ma alla fine impari a mediare, a volte anche con un certo disincanto – chè ci marciano gli adolescenti, altrochè! – le storie delle persone che hai di fronte. la domanda era una riflessione ironica mauro, è vero, soprattutto sul ruolo che da noi si pretende in ogni condizione. ricordo anni fa una psicologa che ci consigliava di rimanere imbalsamate in un ruolo da insegnanti un po’ asettici, di non lasciarci andare a coinvolgimenti troppo personali, soprattutto con i ragazzi disabili e con le loro famiglie. mica è facile! come facevo stamattina a stornare gli abbracci di a. – massima conquista se questi ti vengono da un ragazzo autistico! – mi mettevo a dettargli regole e imposizioni?comunque la ragazza in questione è presa in una situazione famigliare come ce ne sono tante, purtroppo – genitori separati, famiglie ricostituite altrove – ma è difficile crederle quando racconta a tutta la classe che quel metro e cinquanta, non proprio di pura bellezza, che è sua madre, pare sia una dissoluta di prima categoria, che l’ha generata con un uomo diverso dal padre e dopo una gravidanza difficile, l’ha odiata da subito, costringendo così la giovanissima chiacchierona a scegliere il padre come affidatario di se stessa e provocando nel contempo le ire funeste della mangiatrice di uomini, la quale pare che la prenda – alla cialtrona – a male parole – ha provato a riferirmele in classe, ma l’ho zittita per carità di popolo! – tutto questo ambaradan viene riferito regolarmente a quei poveri compagni che non sanno che pesci consigliarle!la stessa l’anno scorso inscenava tutta una serie di mal di pancia e vomito – con la classica soluzione dell’acqua in bocca – per non fare i compiti in classe. ora ha smesso e una santa compagna che le fa da tutor l’aiuta a gestire i compiti che comunque le vengono dati semplificati ,per aiutarla a superare le difficoltà di appprendimento che sembra avere – ma anche questo non sembra un dato certo. certo è che capisce molto, tanto, di quello che vuol capire. mi piacerebbe molto avere sily al mio fianco, sono certa che le gatte da pelare le verrebbero subito cedute da tutti!:-)))e sono d’accordo solo in parte con te oreste. farsi carico di ogni problema è impossibile e, soprattutto, non educa le persone ad assumersi le proprie responsabilità, non le fa crescere. secondo me, il nostro compito con i più giovani, è quello di insegnar loro come poter stare al mondo nel migliore dei modi. è da pazzi pensare di sostituirci a loro nelle cose che li riguardano:-)))mi rendo conto che è un punto di vista parziale, viziato da una condizione che può variare da persona a persona – io posso pensarla in un modo, la mia collega in un altro. e lì dovrebbe entrare in funzione il buonsenso di cui prima – però, credimi, si fa qualsiasi sforzo pur di riuscirci!:-))

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