A jamais…

Il sogno era ricorrente… mi trovavo al limitare di un costone roccioso a strapiombo sul mare in burrasca.

Il vento impetuoso mi schiaffeggiava i capelli… la giacca svolazzava intorno al mio corpo.

Con le mani infilate nelle tasche sembravo a mio agio in tanto impeto… osservavo, poco più in là la casa… era fatta di pietra con il tetto di torba. Una porta colorata in azzurro e finestre, piccole come occhi, sulla brughiera.

 

 

Intorno un paesaggio perso nella bruma d’autunno… il terreno stopposo e brullo, in lontananza piccole colline ed avvallamenti. Ancora più dietro, quasi al confine del sogno, un faro ad illuminare le luci indefinite del pomeriggio che sfumava nella sera.

Osservavo tutto questo con un senso d’attesa…

Mi svegliavo il più delle volte con il desiderio di continuare a sognare… quel senso d’attesa mi accompagnava per tutto il giorno.

Il paesaggio, la casa, mi facevano pensare alla terra d’Irlanda… solo in quel luogo dovevano esserci segni così evidenti di irrealtà, di staticità temporale… continuamente mi ritornavano alla memoria questi elementi come fissi in una foto ingiallita dal tempo e slabbrata lungo i bordi.

Partii per l’Irlanda in autunno.

Dovevo, per lavoro, raggiungere un gruppo di colleghi a Dublino. Per una serie di circostanze mi ritrovai solo per un giorno.

Tutta la città mi era sconosciuta ma l’idea di visitarla non mi attirava… mi era stata riservata un’auto con la quale avrei potuto viaggiare a mio piacimento. Decisi così di avviarmi lungo la costa del nord dove, così mi avevano indicato in albergo, avrei trovato alcuni villaggi interessanti da fotografare.

Il vento forte portava aria salmastra verso l’interno. Mi fermai a guardare il mare agitato… sentivo sulla pelle l’aria pungermi come piccoli aghi. Riconoscevo la sensazione di forza che traevo dal respirare quell’odore antico di alghe e vecchie corde marcite.

In un pub, dove mi fermai per una breve colazione, notai una serie di foto ingiallite dal tempo appese alla parete. Una in particolare attirò la mia attenzione. Nel guardarla mi sembrava di vivere il sogno… erano la casa e il faro che ricorrevano nelle mie notti… il paesaggio brumoso era riconoscibile.

Chiesi notizie alla donna che mi aveva servito al tavolo.

Mi disse che la foto risaliva a diverso tempo addietro… era un dagherrotipo degli inizi del Novecento.

Quando le domandai notizie del luogo mi rispose che sia la casa che il faro erano stati abbattuti perché abbandonati da tempo.

Deluso mi feci comunque indicare la località e mi accinsi ad uscire… la donna scosse la testa e aggiunse che sarebbe stato meglio non andare in quel posto, era solo una landa deserta e brulla…

– Niente di interessante da visitare… mi disse la donna, quasi mormorando, nel suo inglese stentato.

Il luogo era ancora più a nord rispetto al villaggio, quasi al limite estremo di quella terra così aspra. La strada si snodava tortuosa tra la colline di torba…ad un tratto una bruma fitta mi impedì di vedere… rallentai per trovarmi, poco dopo, immerso nel sogno.

 

 

La casa era lì, dove era sempre stata… scorgevo poco distante il faro.

La sua luce intermittente illuminava la nebbia dandole un colore alonato di giallo e arancio.

Sentivo l’ansia crescermi dentro…ero meravigliato e allo stesso tempo consapevole del fatto che avevo trovato finalmente il luogo della mia illusione.

Mi avvicinai lentamente alla casa e socchiusi la porta azzurra…la stanza era come l’avevo lasciata, immersa nella penombra del pomeriggio… la luce del caminetto rischiarava la zona dove Angel sedeva. Il suo volto era rivolto verso le fiamme e leggeva… si girò nel sentirmi arrivare e mi sorrise dolcemente.

La grande poltrona, consumata dall’uso, conteneva il suo corpo minuto fasciato di tessuto di lana azzurra, dello stesso colore della porta da cui ero entrato.

I lunghi capelli, un manto castano dorato sulle sue spalle, gli occhi verdi amorevoli fissi sulla mia persona.

 

– Mio amore…

Angel mi fece cenno di avvicinarmi tendendo la sua mano verso di me. Le parole erano state dette in celtico, una lingua che conoscevo da tempo immemorabile. Chiuse il libro appoggiandolo su un tavolino dove bruciava una candela… mi abbassai su di lei e le sfiorai lentamente gli occhi con le labbra…

– Mio amore… la salutai ripetendo il suo saluto.

Mi inginocchiai ai suoi piedi… Angel iniziò il suo racconto…

– Ti ho atteso così a lungo… sembravi uscito dal sogno.

La guardavo… era lei la mia ansia, la mia voglia di continuare a sognare…

– Molte volte ti ho cercato nella brughiera ma spesso la bruma mi impediva di vedere… vagavo in cerca di un segno, di un presagio che mi indicasse il tuo ritorno… adesso sei qui. Non andartene più ti prego…

– Angel… l’accarezzavo incapace di aggiungere altro, perso a guardare le lacrime che le offuscavano gli occhi…

Le abbracciai le gambe poggiandovi la testa… rimanemmo così a guardare il fuoco volteggiare in una danza ipnotica davanti a noi… fuori il vento sembrò placarsi.

Angel mi prese per mano e mi portò nella stanza dove molte volte ci eravamo amati alla luce della notte…il pomeriggio era declinato nella sera. La luna ancora una volta rischiarava il nostro letto ammantato di bianco.

Angel si spogliò… il suo corpo era nudo sotto la lana e fu scosso da un brivido… mi guardò adagiandosi sulla coperta… lentamente mi tolsi di dosso ogni fardello terreno e mi allungai al suo fianco.

Ancora una volta ci amammo… i nostri corpi conoscevano le malie, i legami, gli incantesimi dello stare insieme in una notte d’ottobre… Angel mi sussurrava parole antiche note a me solo… la sua voce mi suonava alle orecchie come una musica inventata per legarmi.

La notte ci vide insonni… la luce dell’alba faceva pensare ad un mattino di luce.

Uscimmo dalla casa a guardare il mare dall’alto della roccia… Angel mi sussurrò nel vento leggero

– Per sempre… per sempre… abbracciandomi a lungo.

 

– Pronto? Finalmente ti trovo! Hai saputo?

– Oh ciao! Del professore? Già, che brutta faccenda… sai dove hanno trovato l’auto? Giù da uno strapiombo sulla costa d’Irlanda… e pensare che ci teneva così tanto a visitare quei posti, ce ne parlava continuamente…

– Ma la cosa che tu probabilmente non sai, è che a casa sua hanno trovato una specie di museo fotografico… pareti intere tappezzate da vecchie foto tutte dello stesso posto… sembra quasi il luogo dove la sua auto è precipitata, ma con una casa e un faro in lontananza. E sotto ogni foto, vergate da una scrittura antica, alcune parole scritte in celtico “ Mio amore.. per sempre…”

 

( foto www.elangelcaido.org )

6 risposte a "A jamais…"

  1. M.G.F.gabrybabelle 21 ottobre 2005 / 22:05

    sempre bellissimi racconti cara virginia!!:) ed io che sono venuta a portarti un file audio registrato a bari anni fa!!!:( voglio tirarti su un pochino ,,fatti 2 risate ascoltando sto discorso fatto a bari nel 2000 da qualcuno di nostra conoscenza!!che accusava qualcuno di qualcosa!!!:(tanto per non dimenticare mia cara,ti lascio qui un bell’audio per ricordarCi cosa diceva qualcuno qualche anno fa,guarda caso OGGI questo discorso per l’opposizione NON è valido!!!La mia liberta’ finisce la dove comincia la tua ma qui’ c’è qualcuno che si crede al di sopra di tutto cio’!!!!http://www.dariofranceschini.it/audiovideo/berlusconi_bari_2000_09_14.mp3gabry /babelle ti saluta kisss

  2. anna 22 ottobre 2005 / 18:01

    bel racconto sorellina…riconosco la mano…non vedo l’ora di leggere la conclusione della vicenda della nostra jude! io veglio e te ti svegli presto la mattina…com’e’ che non riusciamo a riposare…il cambio di stagione e’ solo una bugia che ci diciamo per non pensare ai pensieri che un po’ tormentano…un abbraccio tenero, vanessa.

  3. alessandro 22 ottobre 2005 / 21:39

    La musica non scompare, non può svanire. Forse in certi giorni resta in sottofondo ma c’è sempre e muove le mie ore…ora che ci penso forse dovrei parlare del sottofondo di questi giorni.Ale

  4. M.G.F.gabrybabelle 23 ottobre 2005 / 20:10

    cia virgy oggi ho lavorato molto alla composizione delle pagine web per la comunita,ho fatto diverse bacheche con argomenti vari,sistemato le pagine di presentazione della comunita, musica poesie racconti immagini etc etc,se hai un’idea (visti i tuoilavori e quello che scrivi)dammi tu un nuovo argomento,fra le vari e pagine troverai anche ,la tua pagina web,quella porta in una pagina con i nomei di chi nella comunita’ ha un blog,ho messo i collegamenti,ancora non l’ho fatto con tutti (sono ore che CI LAVORO SUspero che hai salvato nei tuoi preferiti l’indirizzo per entrare nella comunita,comuque nquando entri dentro nella pagina di presentazione ci sono tutti i link di collegamento che sono anche nel lato sinistro entrando ,fatemi sapere se vi garba,un abbraccio gabry/babelle

  5. Glitterlady 24 ottobre 2005 / 12:55

    Ciao Virginia, grazie per l’avvertimento…sarà difficile convincere gli altri che il mio pulcino è immune da qualsiasi virus o malattia…sai, il mio è un pulcino magico….Un bacio e a presto!

  6. Giulia 24 ottobre 2005 / 22:29

    Virginia, questo tuo racconto mi ha fatto venire i brividi. Veramente da sogno…"Si sa che le parole sono limitate, ma la poesia non lo è, anche se è fatta di parole". Tu ne sei l’esempio.

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