ancora ” il cercatore di parole “

Era, dunque, un limpido pomeriggio di fine settembre e con calma passeggiavo tra i viali del giardino. Mi guardavo intorno a cercare, tra le numerose panchine, quella che potesse offrirmi un rifugio tranquillo privo del vociare di mamme ansiose o di schiamazzi di bambini invadenti. Trovai in un angolo, sotto un albero altissimo, un sedile diventato oramai un tutt’uno con le radici dell’enorme “ Ficus benjamina “ che lo sovrastava. La pietra era leggermente umida e coperta, lungo i margini, da uno strato scuro di piccoli licheni. Feci un gesto con la mano, a voler scostare qualcosa di sicuramente tenace. Un leggero soffio di vento mi sollevò piano i capelli, come se volesse punirmi per quello che avevo appena fatto. Mi accorsi che era realmente un posto isolato. Nessuno osava avventurarsi in quell’angolo remoto del giardino e il tempo sembrava immobile e sospeso tra i rami dell’albero. Tutto mi faceva pensare a quelle vecchie fotografie ingiallite che fermano per sempre un istante lontano per consegnarlo alla memoria delle cose. Mi sedetti, con la sensazione di aver già vissuto quell’attimo. Cominciai a sfogliare svogliato il giornale che avevo acquistato lì fuori. Non riuscivo, però, a rilassarmi; i miei sensi erano all’erta e sapevo che qualcosa sarebbe accaduto. Un uomo, all’apparenza non più giovane, passò guardandomi. Era vestito in modo curioso ed elegante. Camminava distinto, a suo agio nella giacca di lino chiaro dal taglio antiquato. Aveva in testa, un vecchio Panama dal quale spuntavano capelli di un bianco purissimo che incorniciavano il volto luminoso, quasi senza tempo. I suoi occhi profondi e scuri mi fissarono per un attimo. Incantato posai piano il giornale sulla panchina e ricambiai il suo sguardo. L’uomo passò oltre ed io fui preso dal desiderio di seguire i suoi passi. Mi accorsi che girava senza meta per i viali fermandosi ogni volta che vedeva un giornale o un quotidiano abbandonato su una panchina. Con fare delicato li prendeva infilandoli in una borsa che portava con sé, a tracolla. Questo mio curiosare mi tenne impegnato per qualche tempo. Solo più tardi mi accorsi che era già calata la sera e il giardino stava per essere chiuso al pubblico. Mi affrettai verso l’uscita anche perché avevo perso di vista il mio “ cercatore di parole “, così avevo battezzato, d’istinto, l’uomo, senza sapere il suo nome e senza sapere il motivo di quella strana caccia a cui avevo assistito nel pomeriggio.

4 risposte a "ancora ” il cercatore di parole “"

  1. marco 17 Maggio 2005 / 13:08

    Bello, molto bello…sono curioso di sapere come va a finire stà storia…molto intrigante! Tra l’altro musica e testo sono un sodalizio perfetto! Ciao R. , a presto!

  2. anna 17 Maggio 2005 / 19:16

    ciao,grazie per la visita.ti assicuro che leggendo tra le righe,dico molto di me stessa.e si sono una ragazza.t aspetto ancora.complimenti per il racconto.si potrebbe organizzare una scuola di scrittura.anche a me piace scrivere.a presto.

  3. »¤Ðévï£Mâñ¤« 18 Maggio 2005 / 15:45

    Ma che città è Terenum!!!!!!Sono giorni che faccio ricerche MI da un indizio :-D

  4. »¤Ðévï£Mâñ¤« 18 Maggio 2005 / 16:21

    Vediamo….Trani?????LA cattedrale romantica è li

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